L’Unione Europea ha stabilito con una sentenza della sua Corte di Giustizia che le assicurazioni che fanno pagare in modo ineguale categorie di persone diverse debbano rivedere le loro politiche. La decisione della corte riguarda il concetto di discriminazione in base al sesso di appartenenza, illegale in Unione Europea. Quindi ora le compagnie dovranno cambiare la loro politica di assicurazione: in futuro le donne dovranno pagare lo stesso tanto degli uomini, rispetto ad oggi circa il 25% in più e gli uomini pagheranno il 10% in meno.
Alla BBC la notizia era accompagnata da una intervista con due gemelli: la ragazza pagava due terzi in meno rispetto a suo fratello gemello. L’unica differenza tra i due era la presenza di un cromosoma Y nel maschio. Un’altra ragazza intervistata si lamentava dell’esito della sentenza: “It’s not fair!” Non è giusto, disse.
La ragazza ovviamente giustifica il suo giudizio con il fatto che secondo le statistiche le donne fanno meno incidenti perché sono meno sconsiderate, corrono meno ecc. Le statistiche parlano chiaro: le donne fanno meno incidenti quindi le compagnie di assicurazione si basano su queste statistiche per dare i preventivi delle proprie assicurazioni. E’ una sorta di scommessa sul futuro quella delle compagnie assicuratrici: non so chi farà l’incidente ma sui grandi numeri posso dire che chi ha il cromosoma Y ha più possibilità di vedersi con la macchina distrutta in un incidente.
Su questo argomento sono stato molto diviso negli ultimi giorni: sono ovviamente felice che il concetto di uguaglianza dei sessi sia finalmente stato difeso anche per il maschio, cosa ormai rara e inusuale tanto che una ragazza può tranquillamente dire che “non è giusto che i due sessi siano trattati in modo eguale” senza che questo crei scandalo. Neppure io mi sono scandalizzato quando ho sentito quel “non è giusto” in un primo momento. Poi ci ho ripensato e mi sono detto: che cosa avrebbe pensato la mia coscienza medioborghese se un bianco avesse proferito quel “non è giusto” perché una legge adesso lo obbliga a pagare tanto quanto i neri per un servizio? Insomma mi ha dato un po’ fastidio questa pretesa di superiorità di genere.
Allo stesso tempo però credo che i governi non debbano interferire sulle politiche assicurative delle compagnie private in modo così pesante.
Questa sentenza mi pare l’equivalente delle quote rosa in politica o sul lavoro. Però forse è troppo semplicistico associarla alle quote rosa: queste ultime impongono pubblico e privato ad assumere le persone di un genere a discapito di meritocrazia e competenza. Le assicurazioni non impongono, offrono un servizio che si basa sulla previsione del futuro. E questa previsione si basa sulle statistiche dei grandi numeri. Il problema nasce in prima istanza in questa divisione dei generi tagliata con l’accetta. Un problema culturale prima di tutto alimentato anche da concetti moderni e pericolosi come quello delle quote destinate a certe categorie. Siamo persone di fronte alla legge, non uomini e donne.
Insomma la cosa non è ancora chiara e ben definita nella mia mente. Aspetto input da voi lettori.
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