Non c’è soltanto il classico «Ha figli o ha intenzione di farne?», principalmente rivolto alle donne, nell’elenco delle domande imbarazzanti, per non dire sgradevoli, nelle quali ci si può imbattere durante un colloquio di lavoro. Capita anche che alcuni recruiter – soprattutto quando non sono professionisti nell’ambito delle risorse umane – nel corso di una selezione arrivino a toccare aspetti, se possibile, ancora più privati: dai rapporti famigliari alle condizioni di salute, fino ad appartenenza politica e religione praticata. Questioni che nulla hanno a che vedere con requisiti e competenze richieste per ricoprire uno specifico ruolo ma che entrano, senza un’apparente correlazione, nella sfera personale del candidato. Sapere che alcuni di questi quesiti non sono solo fuori luogo ma persino fuori legge, dal momento che violano normative vigenti, come il Codice delle pari opportunità o lo Statuto dei lavoratori, aiuta a gestire meglio situazioni di questo genere. Ilaria Rossi, Branch Manager dell’agenzia internazionale In Job, ci ha aiutato a capire quali sono gli interrogativi illegittimi ai quali un candidato può rifiutarsi di rispondere. (continua…)