Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

venerdì 3 febbraio 2017

BREAKING NEWS, fuori un altro: dimissionato il Vescovo che ha approvato i Francescani dell'Immacolata 2.0?



Primo: ieri il vaticanista Tosatti ci ha informato (vedi QUI) del probabile ricomissariamento delle Francescane dell'Immacolata con un documento a firma del S. Padre per evitare un possibile ulteriore  ricorso alla Segnatura Apostolica, dove era in fase conclusiva un primo ricorso delle suore stesse contro le prime commissarie, ricorso che sembra avesse ottime probabilità di essere accolto.

Secondo: al fondatore dei Francescani dell'Immacolata padre Manelli è stato consegnato un durissimo documento in cui gli proibisce di parlare con chiunque, gli fa divieto di spostarsi e gli ingiunge di far restituire dei beni ora in gestione ad alcuni laici (ma non ci sono già le leggi sulla proprietà italiane? O si considera l'Italia uno stato suddito?).

MA TERZO: la SALA STAMPA VATICANA annuncia le dimissioni dell'arcivescovo metropolita  filippino di Lipa Mons. Ramon Arguelles (vedi QUI): stranamente il bollettino omette di dare le motivazioni delle  dimissioni e si scopre anche che il presule ha 73 anni (vedi QUI), almeno due in meno delle dimissioni usuali. Chi è il Vescovo? Colui che ha fondato i cosiddetti Francescani dell'Immacolata 2.0, cioè ha protetto fino  ad ora i  transfughi, ancora non ordinati, del FI fedeli al fondatore p. Manelli e perciò in scontro totale con la nuova dirigenza dell'Ordine. Non solo, ma nostre fonti riferiscono di un messaggio sul Vescovo stesso, che scrive: "Oggi [...] hanno parlato con il Vescovo e ha detto che lui non ha mai dato le dimissioni e ha scoperto questa notizia su internet, lui non sa niente, a lui non è stato comunicato neppure che è stato dimesso". MA  COSA STA SUCCEDENDO? Non c'è un Codice di Diritto Canonico e leggi ecclesiatiche da rispettare?

Se aggiungiamo le note recenti vicende sull'Ordine di Malta (vedi inter alia QUI) in cui sono stati  resi nulli atti di uno stato sovrano, e molti altri recenti episodi, alcuni di noi si possono chiedere se qualunque ordine religioso, vescovo o semplice fedele non deve sentirsi preoccupato dello stato delle cose e dall'appparente completo disprezzo di ogni regola ecclesiastica, canonica, ma anche di buon senso.
Attendiamo lumi.
L

PS: altre fonti arrivate ora parlano di una richiesta informale  di disponibilità alle dimissioni, senza che sia stata formalizzata alcuna rinuncia.

giovedì 2 febbraio 2017

Decimo anniversario del Summorum Pontificum

Sito uffiiale: summorumpontificum2017.org

Un altro appello al Papa. Con buone nuove (pare) dalla Colombia.


Riprendiamo con piacere dal sito di Marco Tosatti.





NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.

Marco Tosatti

Mille sacerdoti del mondo anglofono – le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda – hanno espresso il loro appoggio ufficiale alla richiesta di chiarifcazione sull’Amoris Laetita formalizzata nei cinque “Dubia” da quattro cardinali. E appoggiata in maniera esplicita o meno palese da molti altri cardinali, vescovi, preti e laici.
Ne da’ la notizia il Catholic Herald.
In un comunicato i sacerdoti affermano che una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale “È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica per minare la tradizione sacra”.
La dichiarazione afferma che i firmatari, membri delle confraternite, grazie alla loro esperienza pastorale hanno familiarità con le situazioni complesse che nascono dai matrimoni infranti e con le difficoltà che i pastori fronteggiano mentre si occupano delle coppie coinvolte in queste situazioni. E affermano che “Questo compito è reso più facile quando la Chiesa espone il suo insegnamento chiaramente e francamente”.
Le confraternite ammoniscono che “L’unità della Chiesa” e “La salvezza delle anime” sono minacciate dalle interpretazioni ampiamente divergenti dell’esortazione apostolica. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.
Gli ultimi esempi di questa inedita confusione seguita a un documento vaticano li abbiamo sotto gli occhi. Riportiamo qui alcuni passaggi centrali dell’Intervista che il cardinale Gerhard Mūller, Prefetto della Congregazione della Fede, e quindi altissima autorità dottrinale della Santa Sede, ha concesso a Il Timone:
– Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?
– No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.
– È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.
– La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]
– L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?
– Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. […] Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.
In contemporanea, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicava le sue linee guida, approvate il 23 gennaio dal Consiglio permanente (non dall’Assemblea dei vescovi, dove sono presenti voci dissenzienti) in cui per quanto riguarda i divorziati risposati senza dare “una regola generale o un automatismo”, prevede, in singoli casi e al termine di un processo di discernimento, l’ammissione all’eucaristia caso per caso. Che però è in aperto contrasto con quanto spiegato dal card. Mūller poco sopra.
In questo quadro registriamo degli sviluppi positivi nel caso di Luis Carlos Uribe, il sacerdote colombiano di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. Secondo notizie che provenivano dalla Colombia, il sacerdote sarebbe stato sospeso dal vescovo perché si sarebbe rifiutato, pubblicamente e in privato, di applicare l’interpretazione aperturista di Amoris Laetitia.
One Peter Five da notizia di un documento firmato da Uribe, in cui si dice che “Luis Carlos Uribe Medina…dopo un dialogo fraterno con il mio vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermudez, liberamente e volontariamente dichiaro di voler restare sotto l’obbedienza e il rispetto verso il Santo Padre Francesco e il mio vescovo diocesano, all’interno della Dottrina e della Tradizione Apostolica della Chiesa”. E con l’autorizzazione del vescovo riprende il suo ministero sacerdotale.
Il sito web spagnolo Secretum Meum Mihi ha riporta una notizia, diffusa da Radio Rosa Mistica Colombia, secondo cui il vescovo non solo a corretto la situazione di Uribe, ma “Ora sembra aver respinto l’interpretazione del card. Schōnbor di Amoris Laetitia a favore della visione ortodossa sul Matrimonio e l’Eucarestia”.
La confusione, ci sembra, aumenta invece di diminuire.

La crisi della Chiesa e il senso sovrannaturale di Monsignor Fellay. L'intervista rilasciata domenica 28 gennaio 2017 all'emittente francese TVLibertés

  Chiesa e Postconcilio 1-2-17
Trascrizione dell'intervista rilasciata domenica 28 gennaio 2017 all'emittente francese TVLibertés (TVL), da mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, che fa il punto sulla situazione attuale della Chiesa e sui rapporti tra la FSSPX e la Santa Sede. Proponiamo qui di seguito ai nostri lettori la traduzione italiana dell’intervista in versione integrale.

TVL: Lei è, dal 1994, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 da mons. Lefebvre a Friburgo, in Svizzera, paese del quale Lei è originario. La Fraternità conta oggi 613 sacerdoti, 117 frati, 80 oblate, 215 seminaristi. Nella Chiesa, come è noto, ogni società religiosa ha una sua propria vocazione, legata ai carismi della sua fondazione (ad esempio la povertà per i francescani, lo zelo missionario per i domenicani, ecc.). Qual è, secondo Lei, la spiritualità propria della Fraternità San Pio X?

Mons. Fellay: La spiritualità propria della Fraternità San Pio X… è di non averne una sua particolare! Bisogna precisare in che senso, ovviamente. Ne abbiamo una, è chiaro, ma non è a noi propria, bensì la Fraternità ha fatto propria la spiritualità della Chiesa. Dunque è molto più universale. E in che cosa consiste? Nella salvezza che ci viene dalla Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, e dunque: nel sacerdozio, perché Nostro Signore ci salva attraverso il suo sacerdozio, e nell’atto sacerdotale, che è la croce, vale a dire la Messa. In questo consiste la spiritualità della Fraternità: ci occupiamo insomma dei sacerdoti, di formare sacerdoti, di santificarli, sperando che poi compiano il loro dovere, per tutta la Chiesa.

TVL: Una spiritualità fondata, dunque, sul sacerdozio e sulla santa Messa.

Mons. Fellay: Esatto.

TVL: Il 21 novembre scorso, con la lettera apostolica Misercordia et misera, papa Francesco ha rinnovato, per i sacerdoti della Fraternità San Pio X, la facoltà di dare validamente e lecitamente le assoluzioni sacramentali. Al tempo stesso, la dichiarazione postsinodale Amoris lætitia, che concede ai divorziati risposati, a certe condizioni, la possibilità di accedere alla comunione, non è certo un testo che vi soddisfa. Come interpreta questi due atti in via di principio così contraddittori?

Mons. Fellay: Potrei sbagliarmi, ma penso che scaturiscano da uno stesso impulso, e questo impulso è l’interesse del Santo Padre per i “reietti” di ogni tendenza.

TVL: Per le “periferie”?

Mons. Fellay: Esatto, per le periferie. Certo, noi non siamo una periferia nel senso stretto del termine (non siamo dei carcerati, per esempio), ma siamo comunque dei reietti, diciamo, dell’apparato ecclesiastico. E, in questo senso, siamo degli emarginati. Perciò credo – ripeto, mi posso sbagliare – che questa ne sia l’origine: la volontà di occuparsi di questo tipo di persone che, mi sembra, il Papa rimprovera, se si può dire così, alla Chiesa nel suo complesso di aver dimenticato o messo da parte.

TVL: A proposito del testo Amoris lætitia: un gruppo di cardinali (Burke, Brandmüller, Caffarra, Meisner) ha inviato al Papa quelli che secondo la terminologia tecnica si definiscono dei dubia, cioè hanno posto delle domande, richiedendo dei chiarimenti su questo testo. Era da parecchio tempo che una cosa del genere non si verificava nella Chiesa (cioè il fatto che dei vescovi interpellino pubblicamente il Papa relativamente ad un atto del suo magistero). Nel 1969 anche la riforma liturgica segnò una rottura con la tradizione precedente, e all’epoca due cardinali (Ottaviani e Bacci) hanno levato la loro voce, ma poi, dopo aver reso note al Pontefice le loro perplessità, si sono «rimessi in riga». Non sembra che ci sia stata, da cinquant’anni a questa parte, una resistenza organizzata di cardinali e vescovi contro le derive dottrinali (come ad esempio quella dei nuovi catechismi). Secondo Lei i tempi sono cambiati?

Mons. Fellay: C’è qualcosa che sta cambiando, è vero. Credo che ciò dipenda dal fatto che la situazione si è aggravata. Non tanto sul piano dei princìpi; però questi princìpi portano adesso i loro frutti, se ne vedono le conseguenze. Non penso che siamo giunti già alle conseguenze ultime, ma la situazione diventa davvero grave, molto grave… Talmente grave che un certo numero di vescovi e di cardinali ritiene, in coscienza, di dover dire: «Adesso basta». Non sono molto numerosi quelli che si manifestano in pubblico, mentre quelli che lo fanno privatamente sono molti di più. Questo movimento crescerà? È ancora troppo presto per dirlo. Penso che si debba sperare, anzi io spero e mi arrischio a credere che continuerà in questa direzione, perché le cose vanno davvero male. E il fatto che si cominci finalmente a dirlo sarà l’occasione per iniziare a riflettere, una buona volta, sulle cause di tutto questo e dunque sui veri rimedi.

TVL: Nella sua conferenza in occasione delle Journées de la Tradition dell’8 ottobre scorso a Port-Marly, Lei ha accennato ad un afflusso continuo di contatti tra la Fraternità San Pio X e un certo numero di sacerdoti e di vescovi. Nonostante questo non si può dire, perlomeno per quanto riguarda la Francia, che i vescovi si mostrino molto aperti alle richieste di celebrazioni secondo la forma straordinaria del Rito romano in applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum. Secondo Lei, che attraverso i suoi viaggi ha potuto esperire la situazione del mondo cattolico nel suo insieme, è questa una situazione propria solo alla Francia?

Mons. Fellay: Sinceramente no. C’è qualcosa di vero, senz’altro: i francesi restano francesi, sono un po’, come dire… inclini al diverbio, ma penso che per quel che riguarda la crisi nella Chiesa sia un fenomeno piuttosto generale. E anche guardando le reazioni, onestamente, bisogna dire che questo movimento è ancora, nel contesto generale della Chiesa, minoritario. Ma esiste ed è generalizzato. Certo non sono moltissimi i vescovi che ci hanno contattato o che ci hanno detto: «Siamo con voi», ma la cosa prende piede. Un po’ alla volta prende piede.

TVL: Nel contesto di queste riflessioni sulle vostre relazioni con la Santa Sede papa Francesco vi ha fatto la proposta di una prelatura personale per la Fraternità San Pio X. Questa situazione canonica vi garantirebbe un’indipendenza totale dai vescovi. Mons. Athanasius Schneider, che abbiamo intervistato qualche mese fa e che ha effettuato delle visite ai vostri seminari per conto della Santa Sede, vi esorta ad accettare questa proposta nonostante, anzi appunto perché è consapevole che la situazione della Chiesa non è ancora soddisfacente al 100%. Non c’è, a lungo termine, il rischio di creare una Chiesa sostanzialmente autonoma, autocefala, nel caso in cui dovesse perdurare questa situazione di, diciamo così, separazione continua da Roma, dal Papa, dalla curia romana, dai vescovi? Per firmare una proposta da parte di Roma aspettate forse l’elezione al soglio di Pietro di un “Pio XIII” – cosa che senz’altro ci auguriamo, ma che resta pur sempre solo un’ipotesi di scuola?

Mons. Fellay: Non credo che sia necessario aspettare che sia tutto a posto, che tutti i problemi siano risolti nella Chiesa. Ci sono tuttavia un certo numero di condizioni che sono necessarie e, per noi, la condizione essenziale è quella di poter sopravvivere. Perciò ho reso noto alla Santa Sede, senza nessuna ambiguità, che – proprio come aveva detto a suo tempo mons. Lefebvre – c’è una condizione sine qua non, cioè una condizione che, se non è accettata, noi non faremo questo passo: questa condizione è che restiamo così come siamo, il che significa che vogliamo conservare tutti i princìpi che ci hanno tenuto in vita finora, che ci hanno fatto restare cattolici.

Noi abbiamo, in effetti, delle gravi rimostranze e muoviamo delle obiezioni riguardo a ciò che è avvenuto nella Chiesa a partire dall’ultimo Concilio. Si tratta del famoso problema del modo in cui si è praticato l’ecumenismo, ad esempio, e di quello della cosiddetta libertà religiosa, espressione un po’ complessa con cui ci si riferisce, da un lato, alla dottrina che regolamenta i rapporti tra la Chiesa e lo Stato, e dall’altro se e a che titolo si debba concedere a ciascuno il diritto di esercitare la propria religione. Un tempo, in effetti, la Chiesa insegnava che in certi casi questo va tollerato, e si può anche dire che oggi, vista la situazione attuale e la grande mescolanza di religioni, questa tolleranza deve essere molto ampia. Ma resta pur sempre una tolleranza, e quando si tollera, si tollera un male, non si può dire che sia un bene ciò che viene tollerato… E oggi vediamo bene cosa succede, quando certe religioni pullulano (penso di non aver neppure bisogno di specificare quale in particolare): diventano motivo di terrore. C’è qualcosa che non va. Bisogna restare molto lucidi su questo. E penso che, da questo punto di vista, si stiano facendo dei progressi. Penso che si stia avanzando nella buona direzione, nel senso che Roma sta mettendo un freno a questo corso. È un fenomeno abbastanza recente: è da circa due anni che ci viene detto che ci sono delle questioni, anzi delle proposizioni che sono state enunciate dal Concilio che non sono dei «criteri di cattolicità». Il che significa che si ha il diritto non di non essere d’accordo e, al tempo stesso, di essere considerati cattolici. E queste proposizioni sono appunto le questioni sulle quali noi disputiamo.

Per rispondere, invece, alla seconda parte della sua domanda: c’è un rischio di scisma, dello stabilirsi di una Chiesa parallela? Noi lottiamo contro questo pericolo. Ho discusso di questo problema con il Papa stesso e siamo entrambi d’accordo sul fatto che ci sono già attualmente un certo numero di disposizioni pratiche che rendono lo scisma praticamente impossibile. Cioè nella pratica, negli atti di tutti i giorni, noi esprimiamo e mostriamo a Roma la nostra sottomissione, il fatto che riconosciamo queste autorità, e ciò non soltanto alla Messa, non soltanto nominando il Papa e il Vescovo locale nel canone della Messa, bensì anche in altre cose. C’è l’esempio del Papa stesso che ci ha dato il potere di confessare. Ci sono anche degli atti giuridici: è un po’ complicato da spiegare, ma può succedere che un sacerdote commetta dei delitti canonici, e in questi casi noi facciamo riferimento a Roma, che ci accorda la facoltà e a volte anzi ci richiede di emettere un giudizio su tali casi. Si tratta, quindi, veramente di relazioni normali. Non si tratta soltanto della giurisdizione per le confessioni, c’è tutto un insieme di cose. Quest’estate è stato confermato che il Superiore generale può davvero ordinare liberamente i sacerdoti della Fraternità senza dover domandare il permesso al Vescovo locale. È un testo che viene da Roma; certo non viene proclamato sopra i tetti, ma dice realmente che le ordinazioni della Fraternità sono lecite (dice, infatti, che il Superiore può ordinare «liberamente»). Ecco, dunque, qualche esempio di atti giuridici, e dunque canonici, che sono già instaurati e che, a mio avviso, escludono la possibilità di uno scisma. Anche se, naturalmente, bisogna comunque fare sempre attenzione a questo pericolo, su questo non c’è dubbio.

TVL: Allora oggi, concretamente, che cosa manca?

Mons. Fellay: Manca il timbro! E, appunto, l’affermazione (stavolta chiara e senza equivoci) che queste garanzie saranno rispettate.

TVL: E questo timbro e questa garanzia può darli solo il Papa.

Mons. Fellay: Sì, è il Papa che deve farlo.

TVL: Per concludere quest’intervista e per dare un segno di speranza: celebreremo quest’anno il centenario delle apparizioni di Fatima. Qual è, secondo Lei, l’attualità di questi avvenimenti per la Chiesa e per la Fraternità San Pio X?

Mons. Fellay: Più che per la Fraternità… per la Fraternità, direi, è solo in via consequenziale. Di Fatima si sa che c’è un segreto, un messaggio che annuncia delle cose difficili, forse terribili (una parte di esso è conosciuta, un’altra non è molto conosciuta), ma, in ogni caso, «alla fine», dice la Vergine Maria, «il mio cuore Immacolato trionferà». Vi è dunque l’annuncio di una vittoria del Cielo, del Cuore Immacolato di Maria, che andrà di pari passo con una consacrazione della Russia, vedrà la Russia convertirsi (che quindi tornerà cattolica, sarà reintegrata nella Chiesa cattolica), ci sarà un tempo di pace che sarà concesso alla Chiesa. Se ne può dunque trarre la conclusione che lo stato di crisi nel quale ci troviamo oggi sarà finito; certo i dettagli non li conosciamo, ma, evidentemente, se noi diciamo – e non siamo i soli a dirlo – che c’è una crisi nella Chiesa, speriamo anche che in questo momento di trionfo questa fase della Chiesa sia superata. Fino a che a che punto si arriverà in questa crisi, questo non lo so. Ma abbiamo questa sicurezza che alla fine ci sarà un trionfo. E noi lo aspettiamo, anzi lo affrettiamo con le nostre preghiere. Certo, sappiamo che questo in ultima analisi dipende dal Signore…

TVL: Lei ha lanciato, in particolare, una «crociata del rosario» in quest’occasione.

Mons. Fellay: Sì, esatto, domandando ai fedeli di pregare usando la preghiera che la Vergine Maria ci ha raccomandato, per domandarle che per l’appunto ciò che Lei ha domandato si compia, cioè che arrivi questo trionfo, che sia fatta questa consacrazione (ma come Lei lo ha domandato, in quanto ce n’è già stata qualcuna e ha anche già sortito qualche effetto). Ciò che soprattutto si può notare è che gli avvenimenti storici – dunque non solo quelli della Chiesa, ma anche quelli del mondo, come ad esempio i grandi avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale – sono legati a dalle date della Vergine Maria. E Maria stessa ha detto che la pace delle nazioni è stata messa dal Signore «nelle sue mani». C’è un intervento del governo di Dio sugli uomini che è reale. Perciò domandare al Signore che nella sua bontà lo eserciti in modo tale che gli uomini la smettano di demolire tutto e si sottomettano al suo giogo, può essere solo una cosa buona.

mercoledì 1 febbraio 2017

Trump sceglie Gorsuch alla Corte Suprema, giudice contro eutanasia e suicidio assistito

 
Buone news dagli USA. Un buon episcopaliano è meglio del solito pseudo cattolico progressista.
Speriamo almeno che i nostri cattolici modernisti non rimpiangano l'abortista Hillary, ricordiamolo al direttore di Avvenire
L
 | 01 Febbraio 2017 L'Occidentale

In “prime time” nella East Room, la sala delle grandi occasioni della Casa Bianca, alle due di notte ora italiana, si respirava, con un certa suspense, aria di occasione solenne. Per i maligni l’ennesima prova di un presidente incapace di smettere i panni del conduttore dello show televisivo “The Apprentice”, per noi, semplicemente, la dimostrazione che il Don non prende sotto gamba nessuna circostanza. E così, alla presenza della vedova Scalia, Maureen, con una conferenza stampa in diretta anche online dalla Casa Bianca, Trump ha annunciato la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema che va a prendere il posto del defunto Scalia.
E’ Neil M. Gorsuch l’uomo di Trump. E se dovesse essere confermato, il 49enne del 10/mo circuito d'appello federale di Denver, sarebbe il più giovane giudice della Corte Suprema dell’ultimo quarto di secolo. Visibilmente commosso, nel prendere la parola, Gorsuch ha voluto ricordare l’uomo di cui, con ogni probabilità, diventerà l’erede, “Antonin Scalia mi manca”.

Müller striglia i vescovi che interpretano il Papa: «Niente comunione ai divorziati risposati»

La cover di Muller Qualche buona notizia....
Il Timone sempre si distingue per la fedeltà alla dottrina di sempre.
Da leggere anche QUI Magister  e QUI Tosatti.

Riccardo Cascioli, La Nuova Bussola Quotidiana, 1-2-17
«La Amoris Laetitia va interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa…. Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando Amoris Laetitia secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del Papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica». Sono le chiare affermazioni del cardinale Gerard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una lunga intervista rilasciata al mensile Il Timone.

Nell’intervista, che appare nel numero di febbraio da oggi acquistabile e immediatamente disponibile sul sito della rivista (un numero 3 euro, abbonamento annuale 28 euro), il cardinale Müller esclude la possibilità della comunione per i divorziati risposati: «Non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce peccato mortale».

Una bussola nella babele di "Amoris laetitia"


 Settimo Cielo 24-1-17
Un "Vademecum" come questo proprio ci voleva, per indicare la strada nella babele delle opposte interpretazioni di "Amoris laetitia" e soprattutto del suo controverso capitolo ottavo, quello sulla comunione ai divorziati risposati:
> J. Granados, St. Kampowski, J.J. Pérez-Soba, "Amoris laetitia. Accompagnare, discernere, integrare. Vademecum per una nuova pastorale familiare", Cantagalli, Siena, 2016, pp. 176, euro 13.
Chiaro, argomentato, autorevole, questo "Vademecum" è stato pensato e scritto proprio in quell'istituto pontificio che Giovanni Paolo II ha voluto creare a sostegno della pastorale della famiglia, con sede centrale a Roma nella Pontificia Università Lateranense, con sedi periferiche in tutto il mondo e con primo suo animatore e preside Carlo Caffarra, poi arcivescovo di Bologna e cardinale.

martedì 31 gennaio 2017

ULTIM'ORA: tragica scomparsa della maestra di P. Spadaro

di Mons. Benigno Umberti


Abbiamo finalmente risolto il mistero del 2+2 = 5: ma come avrà potuto cinguettare, il famoso figlio di S.Ignazio una simile genialata?

Ebbene, la sua anziana maestra delle elementari morì il giorno precendente a quello da lei stessa stabilito per spiegare ai suoi alunni l'addizione. 

Poi la supplente, sopraggiunta in fretta e furia dal sud, nel cercare di riagganciarsi al programma svolto, sfortunatamente diede per fatto ciò che fatto non era.

E quando mancano le basi, prima o poi se ne pagano le conseguenze.

Partecipiamo sentitamente al dolore dei famigliari della maestra e invitiamo i lettori ad assistere alla Messa di suffragio - rigorosamente in latino - che verrà celebrata con l'assistenza pontificale di Mons. Eleuterio Favella, che fu tra i primi ad accorrere, tanti anni fa, al capezzale della compianta insegnante.
Comunicheremo quanto prima la data, l'ora e il luogo della celebrazione.


Benedetto XVI: chi disprezza la liturgia antica disprezza l’intero passato della Chiesa

 
«C’è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria.
La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della liturgia e la consapevolezza della sua non manipolabilità. Reimparare a riconoscerla nel suo essere una creatura vivente che cresce e che ci è stata donata, per il cui tramite noi prendiamo parte alla liturgia celeste.
Questa, credo, è la prima cosa: sconfiggere la tentazione di un fare dispotico, che concepisce la liturgia come oggetto di proprietà dell’uomo, e risvegliare il senso interiore del sacro. Tutto ciò deve essere preceduto da un processo educativo che argini la tendenza a mortificare la liturgia con invenzioni personali.


Per una retta presa di coscienza in materia liturgica è importante che venga meno l’atteggiamento di sufficienza per la forma liturgica in vigore fino al 1970. Chi oggi sostiene la continuità con questa liturgia viene messo all’indice; ogni tolleranza viene meno a questo riguardo. Nella storia non è mai accaduto niente di questo genere; così è l’intero passato della Chiesa a essere disprezzato. Come si può confidare nel suo presente, se le cose stanno così? Non capisco nemmeno, a essere franco, perchè tanta soggezione, da parte di molti confratelli Vescovi, nei confronti di questa intolleranza, che pare essere un tributo obbligato allo spirito dei tempi, e che pare contrastare, senza un motivo comprensibile, il processo di necessaria riconciliazione all’interno della Chiesa.
Oggi il latino nella Messa ci pare quasi un peccato. Ma così ci si preclude anche la possibilità di comunicare tra parlanti di lingue diverse, che è così preziosa in territori misti. Se nessuno sa più nemmeno cosa significhi “Kyrie” o “Gloria”, allora si è verificato un depauperamento culturale e il venire meno di elementi comuni. Ci dovrebbe anche essere una parte recitata in latino che garantisca la possibilità di ritrovarci in qualcosa che ci unisce.» (Benedetto XVI, Teologia della Liturgia)

500 anni di Lutero: a San Remo si discute col prof. de Mattei e il Vescovo mons. Suetta

Riceviamo dagli amici di San Remo. 

lunedì 30 gennaio 2017

Ferrara. Dopo il furto sacrilego del Santissimo Sacramento Clero e Fedeli prostrati ai piedi del Signore per supplicare il perdono divino (foto)

Ferrara Cattolica si è prostrata contrita ai piedi del Signore

AVE MARIA! 

Per riparare all’abominevole, spregevole ed esecrabile sacrilego furto della Pisside contenente le Sacre Ostie Consacrate, a Ferrara durante tutta la settimana, per decreto dell’Arcivescovo S.E. Mons. L. Negri in ogni parrocchia sono state celebrate S. Messe di riparazione (come da decreto arcivescovile pubblicato QUI). 

Nella  chiesa di S. Chiara, dove è avvenuto il furto sacrilego, nessuna S. Messa è stata più officiata fino al pomeriggio di sabato 28 gennaio , quando l’Arcivescovo stesso ha celebrato il Santo Sacrificio di Riparazione. (v.foto a sinistra)

La reazione dei cattolici ferraresi, profondamente turbati e feriti per l'atto sacrilego, è stata fermamente compatta : la Ferrara cattolica si è prostrata ai piedi della Croce per chiedere il perdono e  la santa riparazione.

Nella Basilica Parrocchiale di S. Maria in Vado , Santuario Eucaristico Cittadino del Miracolo del Sangue Prodigioso, retta dalla Fraternità Sacerdotale della Familia Christi,   la S.Messa in rito antico "pro remissione peccatorum" del Mezzogiorno di sabato 28 gennaio ha veduto una nutrita e soprattutto devota  partecipazione dei fedeli. 
Alla S.Messa è seguito  il solenne rito di riparazione, in ginocchio davanti la Reliquia del Preziosissimo Sangue (v.foto) . 

Il Dottor Stranamore in Vaticano

 
Mala tempora currunt. Sul personaggio agghiacciante leggere anche QUI,
L

Avete presente il prototipo dello scienziato pazzo, tipo il Dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick «Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba?». Ebbene, a volte la realtà si incarica di andare ben oltre la fantasia.
È il caso del professor Paul R. Ehrlich, entomologo americano della Stanford University, diventato celebre dopo aver pubblicato un libro, intitolato «La bomba della popolazione», nel quale, sulla base di accurati calcoli, faceva una previsione catastrofista: nel decennio dal 1973 al 1983 ben un quarto del genere umano sarebbe morto per fame.
Onde evitare una simile strage, Ehrlich scrisse che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti draconiani, a partire dall’imposizione per legge, senza guardare ai diritti individuali, del controllo delle nascite obbligatorio e indiscriminato. E come somministrare le sostanza necessarie a impedire le nascite? Semplice: introducendo sterilizzatori nell’acqua potabile e nei cibi più comuni.

Ordine di Malta: "Una brutta, strana storia. Avremmo preferito non assistervi, e che non avesse per protagonista il Papa"

Ritorniamo sull'inquietante vicenda del Sovrano Militare Ordine di Malta ( SMOM ). 
Dopo lo shock iniziale  tantissimi cattolici si ritrovamo pienamente uniti nel comune sentimento di cristiana solidarietà verso le Dame e i Cavalieri: espressioni del nobile congiunto volontariato di Religiosi e di Laici a soccorso dei Signori Malati.
Viene legittimamente da porsi questa domanda: i vertici vaticani sarebbero  così prontamente intervenuti a "difesa" di un semplice e povero volontario dell'Ordine (così come di un fedele "impegnato" in una qualsivoglia struttura ecclesiale) nell'ipotetico caso egli avesse ricevuto un torto dai suoi Superiori?
Aspettiamo, vigilanti, la nomina del Delegato Pontificio che dovrebbe occuparsi del “rinnovamento spirituale dell’Ordine” concretamente e caritatevolmente iniziato, nel rispetto dell'autentica tradizione melitense, dall'attuale Patrono dell'Ordine amato e rispettato da tutti. 
AC


ORDINE DI MALTA. TROPPE DOMANDE SENZA UNA RISPOSTA. UNA STRANA, BRUTTA STORIA. 

Marco Tosatti 

Che brutta strana storia quella a cui stiamo assistendo all’Ordine di Malta in questi giorni. Una storia in cui assistiamo a episodi drammatici che emergono; con l’impressione però che ci sfuggano molti altri elementi, i più importanti, forse. 

Quello che vediamo è lo scontro interno, ufficialmente per ragioni di preservativi e contraccettivi anche abortivi, fra l’ex Gran Maestro, britannico, e il Gran Cancelliere, tedesco. 

Quest’ultimo sostenuto con una violenza impressionante dal Pontefice. 

domenica 29 gennaio 2017

Prossima tappa: preti sposati ?

La rivoluzione va avanti a gradini...
L

 La Nuova Bussola Quotidiana 3-1-16  di Guido Villa
Amazzonia
Dato il ruolo che il portale Vatican Insider riveste nel farsi interprete e portavoce degli umori e delle intenzioni che muovono i Sacri Palazzi, non può passare inosservato l’articolo “Amazzonia, dove i preti sono un lusso” (vedi qui), pubblicato il 21 dicembre a firma di Rafael Marcoccia, nel quale viene rivelato un importante progetto prossimo venturo: l’ordinazione sacerdotale in Amazzonia di “probati viri”, anche sposati. Conseguenza di tale iniziativa sarebbe, prima o poi, l’abolizione dell’obbligo del celibato sacerdotale nella Chiesa cattolica di rito latino.
Come sempre accade quando si vogliono introdurre novità eclatanti, ciò viene passato gradualmente: è la nota tecnica della “rana bollita”, che se fosse subito gettata nell’acqua bollente, reagirebbe, quindi si cerca di bollirla a fuoco lento, affinché non se ne accorga.

sabato 28 gennaio 2017

Il “pastoralismo”, malattia infantile del catto-pietismo di Stefano Fontana


Stefano Fontana, La Nuova Bussola Quotidiana,  13-1-2017
Le incertezze e le paralisi che la Chiesa italiana ha reso evidenti nella confusione sulla linea da prendere a proposito del disegno di legge Cirinnà hanno un nome: pastoralismo. Una Chiesa che si è così a lungo macerata e lacerata su una cosa in vero molto semplice da fare, come opporsi ad una legge disumana da tutti i punti di vista, richiede una ragione culturale: il pastoralismo. Il pastoralismo ha fatto dire a tanti vescovi e sacerdoti che le manifestazioni di piazza rompono il dialogo e non costruiscono. 
Il pastoralismo ha fatto pensare a molti che non bisogna più intervenire sulle leggi, ma solo sulle coscienze delle persone.

Romualdica: Fons Amoris - I monaci di Fontgombault

Dagli amici di Romualdica. Per il trailer andare QUI.
L
 
«Mistero di tutte queste vite nascoste nel corso dei secoli, consumate dietro le mura. Mistero insondabile e che tuttavia, attraverso gli interrogativi che pone al cuore degli uomini del mondo, può condurre ciascuno, secondo vie diverse, alle porte di un Mistero ancora più grande, davanti al quale solo il Silenzio è eloquente...».
Queste parole introducono il documentario dedicato allAbbazia Notre-Dame di Fontgombault, monastero benedettino francese della Congregazione di Solesmes.

venerdì 27 gennaio 2017

Le opinioni di P. Bernhard Häring sulla pastorale dei divorziati risposati: modernisti di ieri che hanno ispirato modernisti di oggi



In L’'Osservatore Romano, del 6 marzo 1991, è comparsa, “su autorevole richiesta”, una traduzione di un articolo del professor William E. May, docente di teologia morale alla Catholic University of America, di Washington, e unico membro laico della Commissione Teologica Internazionale, già pubblicato nel periodico Fellowship of Catholic Scholars Newsletter, vol. 14, n. 1, dicembre 1990. La trascrizione del testo comparso sul quotidiano vaticano è integrale, titolo compreso; l’'occhiello è redazionale.


Nel 1989 P. Bernhard Häring, CSSR, ha pubblicato il libro Ausweglos? Zur Pastoral bei Scheidung und Wiederverheiratung: Ein Plädoyer, Freiburg, Herder 1989 (trad. it.: Pastorale dei divorziati. Una strada senza uscita?, Bologna, Ed. Dehoniane 1990). (I riferimenti delle citazioni saranno fatti seguendo l’edizione italiana). Häring, che evidentemente considera la pratica delle Chiese Ortodosse Orientali, fondata sulla loro spiritualità della oikonomia, come superiore alla pratica della Chiesa Cattolica Romana, sostiene alcune posizioni che non sono compatibili con l’insegnamento cattolico. La nostra attenzione si concentrerà qui sugli aspetti più pericolosi della sua opera.

Sacra Liturgia Milano 2017: aperte le registrazioni

Siamo lieti di annunciare che le registrazioni al Convegno "SACRA LITURGIA - MILANO 2017" (6-9 Giugno 2017) sono ufficialmente aperte.

Raccomandiamo tutti coloro che sono interessati a partecipare all'intero ciclo di conferenze di affrettarsi ad effettuare le propria registrazione al link indicato più sotto:

We are glad to announce that registrations to "SACRA LITURGIA - MILANO 2017" (6th-9th June 2017) are officially open.

We suggest all people interested in a full time subscription to register as soon as possible at the link below:

http://www.milan-sacraliturgia.com/registration--iscrizione.html

Cavalieri di Malta: lettera bomba di mons. Parolin.

S. Sede e Cavalieri di Malta. Il contenuto della lettera, trasmessa a MiL e confermata da persone di fiducia, è davvero sconvolgente: dichiarati nulli tutti gli atti del Gran Maestro dal dicembre 2016. È previsto un Delegato pontificio "commissario". 
Chissà quali pressioni hanno inflitto al
Gran Maestro per "convincerlo" a dimettersi. Eora questo! A quando un provvedimento contro il Card. Burke? 

Roberto