Yahoo ha annunciato oggi un accordo esclusivo di tre anni con Mediaset cheagirà come rivenditore di tutta l’offerta advertising – display, native, video e content marketing- di Yahoo in Italia, a partire dal secondo trimestre del 2016.
Grazie a questa partnership, Yahoo e Mediaset stanno creando il primo digital media network in Italia, offrendo agli investitori la possibilità di raggiungere oltre il 72% della popolazione italiana su base mensile (dati Audiweb). “Siamo entusiasti di questa partnership, Mediaset ha una profonda conoscenza del mercato dei mediadigitali in Italia e una grande esperienza nell’offrire agli investitori gli strumenti necessari per coinvolgere la propria audience con annunci rilevanti”, ha affermato Nick Hugh, Vice President EMEA di Yahoo. “Yahoo ha una storia di quasi 20 anni in Italia e non vediamo l’ora di rafforzare la nostra presenza sul mercato con modalità nuove e innovative”.
Grazie alla presenza estesa e consolidata di Mediaset sul mercato locale, Yahoo amplierà il proprio raggio d’azione entrando in contatto gli investitori di tutte le regioni italiane. Allo stesso tempo, Mediaset potrà beneficiare della tecnologia di Yahoo, in particolare della Brightroll Demand Side Platform. Secondo Stefano Sala, CEO di Publitalia, “Yahoo è rinomata per la forza del suo brand e l’efficacia della sua offerta di advertising desktop e mobile, insieme alla capacità di creare partnership di successo con i rivenditori europei. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme.”
Dichiarazione di Pier Silvio Berlusconi, Amministratore Delegato Mediaset:«Yahoo è un brand con straordinaria notorietà e autorevolezza nel mondo digitale. E nell’evoluzione delle nostre strategie, il digitale ricopre un ruolo di crescente rilevanza. Il web si nutre sempre più di contenuti televisivi e la televisione è sempre più connessa al web. Fermo restando che al centro del nostro sistema ci saranno sempre i grandi numeri delle platee televisive, i contenuti originali tv troveranno distribuzione su un numero sempre maggiore di touch point digitali».
Dichiarazione di Stefano Sala, Amministratore Delegato di Publitalia:«La partnership con Yahoo rappresenta una tappa importante nell’evoluzione strategica della nostra offerta di gruppo. In un mercato profondamente cambiato negli ultimi anni è necessario costruire un portafoglio crossmediale rilevante su ogni mezzo».
Dichiarazione di Davide Mondo, Amministratore Delegato di Mediamond:«Questa collaborazione si inserisce in modo naturale nel percorso già iniziato da Mediamond che vede nel programmatic la strada per valorizzare gli asset editoriali del nostro portfolio. Yahoo e Mediamond sono infatti partner totalmente complementari: Yahoo porta in dote la sua connotazione tecnologica insieme a una grande audience digitale, Mediamond la riconoscibilità editoriale dei suoi brand».
Le attività editoriali di Yahoo verranno curate dalla sede di Yahoo a Londra.
Quando Honda UK ha deciso di intraprendere nuove
strade per la propria strategia digitale per la conosciutissima Honda Accord,
ha scelto per il proprio “test drive” il formato native Yahoo Gemini.
La campagna aveva due obiettivi
principali: testare nuovi formati
per Honda UK e aumentare la copertura nei livelli superiori del funnel di
conversione. Yahoo Gemini in entrambi casi ha risposto con ottimi risultati
grazie a un approccio avanzato ai media digitali e, al contempo, ha permesso di
testare il targeting dei potenziali clienti tramite i contenuti per creare
awareness, il tutto con un metodo che si è rivelato più efficiente in termini
economici rispetto alle parole chiave generiche.
La campagna
Honda UK ha utilizzato i native ad
di Yahoo Gemini per ottenere il massimo dalla propria campagna grazie a una
comunicazione con clienti prospect in vari punti del funnel di conversione. Con
il targeting di Yahoo Gemini impostato per raggiungere le persone interessate a
contenuti correlati alle auto, è stato possibile alternare due differenti
messaggi creativi e call to action per testare sia la performance che la brand
awareness.
La creatività orientata alla performance metteva in risalto l’offerta
economica e invitava l’utente a “Visualizzare le offerte”
La creatività orientata alla brand awareness metteva l’accento sugli
argomenti di vendita unici del modello di auto e invitava gli utenti a
“Prenotare un test drive”
Risultati
Il test è stato inizialmente
impostato per essere eseguito con un budget inferiore ed essere sempre live. Durante
la seconda settimana di pianificazione però i risultati promettenti, in
particolare rispetto alla concorrenza, hanno spinto Honda UK ad aumentare il
budget iniziale.
I native ad di Yahoo Gemini si sono
rivelati più efficienti in termini di costi rispetto alle parole chiave
generiche e hanno generato oltre un milione di impression e 5.857 clic, con un
CPC medio pari a 0,15 € che è inferiore dell’84% rispetto ai CPC generici
ottenuti durante lo stesso periodo. Il test ha inoltre prodotto 85 lead a un costo di 10,59 €, il 73% in meno rispetto
a quello prodotto da annunci generici durante lo stesso periodo.
Paul Kasamias, Search Director di
Honda ha dichiarato, “I vantaggi sono duplici, in primo luogo il formato native
di Yahoo si integra perfettamente nei contenuti del sito offrendo un’esperienza
positiva e coinvolgente, in secondo luogo tale formato ha prodotto risultati in
termini di requisiti di business con un CPC medio di -52% e un CPC medio di -81%
rispetto alle alternative della concorrenza”.
Sei pronto per iniziare?
Per avere maggiori informazioni contatta il tuo account
di riferimento o invia un’email all’indirizzo[email protected]
In queste brevi clip video trovi maggiori informazioni
sui video native e suggerimenti per creare una campagna di successo che abbia
un forte impatto sul tuo brand.
Le persone usano Yahoo come una guida per scoprire
cose nuove e, grazie agli annunci video native incorporati nei contenuti Yahoo,
tali scoperte rappresentano un potente strumento con cui i brand possono
coinvolgere i consumatori. Abbiamo riscontrato che gli annunci video native
consentono agli inserzionisti di raggiungere sia gli obiettivi relative al
brand che quelli relativi alla performance, con tassi di completamento dei
video superiori dell’89% e CTR doppi rispetto alla media del settore per i
video native.* Tuttavia, per ottenere risultati positivi, i contenuti creativi
degli annunci devono essere impostati correttamente ed è importante che
raccontino una storia che faccia presa.
Scopri come approfittare di questo potente formato pubblicitario
guardando queste quattro brevi clip tratte dal nostro recente webinar “Winning the Digital Multitasker”:
Metriche che misurano il successo degli
inserzionisti
In seguito a una recente campagna pubblicitaria, Jeep ha registrato una
percentuale di visualizzazioni complete superiore del 50% rispetto alla media
del settore, nonché altri ottimi risultati.
Best practice 1:
utilizza contenuti di qualità
Per avere il massimo impatto sui consumatori, usa contenuti video coinvolgenti
e brevi.
Best practice 2:
testa il tuo messaggio
Per coinvolgere i consumatori, crea, prova e ottimizza il testo degli annunci.
Best practice 3:
consenti l’interazione
Una call to action efficace e un’esperienza post-clic a misura di utente possono
decretare il successo o il fallimento di una campagna.
Ora che disponi di maggiori
informazioni su come i video native possono far decollare le tue campagne
digitali, contatta il team Yahoo resposabile del tuo account o accedi al tuo
account Yahoo Gemini per iniziare.
*Fonte: Analisi interna di
Yahoo del 2016 relativa alle campagne video native sulla piattaforma Yahoo
Gemini. I risultati sono stati confrontati con le medie di settore relative ai
i video native riportate da terze parti
Man
mano che il settore si evolve, il native advertising diventa sempre di più una
componente fondamentale della pubblicità digitale.
I
publisher si servono di questo formato perché si adatta alla forma e alla
funzione di un’esperienza editoriale e del prodotto.
Per
i consumatori, gli annunci native rappresentano un tipo di pubblicità meno
invadente e più coinvolgente.
Per
gli inserzionisti, costituiscono un modo nuovo per comunicare i messaggi di
marketing con maggiore naturalezza.
Le
opportunità per il native advertising seguono di pari passo le tendenze in
termini di consumo dei contenuti digitali, che continua ad aumentare e ad
evolversi.
La
prossima generazione di esperienze digitali sarà molto più visiva, basata su
feed e personalizzata e possiamo aspettarci di vedere una simile tendenza
nell’evoluzione degli annunci in formato native.
È
dunque importante che l’intero settore dell’advertising si impegni a coltivare
questa opportunità e non a soffocarne la crescita cercando di definire spazio
in maniera troppo restrittiva.
Il
native si presenta sotto diverse forme: dal search advertising (il formato
native che si è sviluppato per primo), agli annunci in-stream, ai formati native
in-game e altri ancora.
Il
content marketing e il native advertising vengono spesso associati in quanto i
professionisti del marketing si affidano frequentemente al native per la
distribuzione di contenuti. Tuttavia, il native advertising, sebbene strettamente
correlato, non è solo un’opportunità per distribuire contenuti, ma un modo
tramite il quale chi opera nel marketing può rivolgersi in un modo nuovo al
proprio pubblico target di consumatori.
Un
valido esempio è rappresentato dalla grande diversità di native advertising che
incontriamo tutti i giorni tramite annunci in-stream, ovvero i messaggi di
marketing che appaiono nello stream di contenuti quando visitiamo le
piattaforme social o i nostri siti di contenuti preferiti.
L’in-stream
offre un buon compromesso tra messaggi provenienti dai marketers (offerte di
vendita, download di app o contenuti video) e messaggi di content marketing.
I
consumatori si aspettano che questi stream forniscano contenuti e informazioni
di qualità elevata e, pertanto, i messaggi pubblicitari devono essere
personalizzati e pertinenti. La trasparenza è fondamentale per preservare la
fiducia dei consumatori ed è importante che un annuncio venga segnalato come
pubblicità per differenziarlo dai contenuti.
Se
da un lato molti dei nostri partner di content marketing utilizzano il native
advertising per distribuire contenuti, dall’altro tale formato viene ampiamente
adottato anche da molti dei nostri partner di search e display per trasmettere
i loro messaggi in un contesto native.
Man
mano che il settore si evolve e professionisti del marketing, publisher e
consumatori adottano sempre di più soluzioni di native advertising, la popolarità
di questo formato non può che aumentare.
È
importante sostenere questo interesse da parte del mercato per consentire una
maggiore innovazione nel settore della pubblicità e garantire risorse continue
in grado di offrire a noi tutti esperienze digitali di alto livello.
Dora Michail - Senior Director, Audience Solutions, Yahoo EMEA- racconta ai brand, su Nativeimperative, come utilizzare al meglio gli analytics: misurare il
valore effettivo, andando oltre l’ultimo clic
Il marketing digitale ha messo a disposizione dei professionisti del settore
una gran mole di dati per capire le relazioni tra campagne pubblicitarie e conversioni.
Tuttavia, nel panorama attuale caratterizzato da una molteplicità di canali, il
percorso che porta il cliente all’acquisto sta diventando sempre più complesso.
Dora Michail, Senior Director for Audience Solutions di Yahoo, ci mostra come
misurare il vero valore dei modelli di attribuzione.
Anche se l’ultimo clic (il cosiddetto “last click”) è stato a lungo il
modello indiscusso per misurare il percorso che porta i clienti all’acquisto,
non fornisce più oggi un quadro complessivo: infatti, il percorso di
conversione non è mai lineare, ma passa per più canali e dispositivi.
I consumatori entrano in contatto con il brand in modo multicanale, sia online
che offline, per cui è impossibile individuare un unico punto scatenante che
genera un acquisto da parte dell’utente. Eppure questo è il modo in cui, a
tutti gli effetti, funziona il modello basato sull’ultimo clic. Una realtà così
complessa richiede una soluzione più sofisticata per misurare i dati.
Migliorare l’attribuzione è un processo continuo e vi sono dei limiti,
dovuti principalmente al fatto che ogni inserzionista è unico e persegue
obiettivi differenti che non possono essere racchiusi in un modello di
attribuzione onnicomprensivo.
Per un’attribuzione più efficace, i professionisti del marketing possono e
devono mirare ad avere un quadro più unitario dei loro clienti e comprendere
meglio il percorso dei consumatori.
In tal senso, quando si dispone di un’elevata percentuale di utenti connessi si
può raggiungere una maggiore competenza e visione dell’analisi cross-screen e
di come gli utenti utilizzano i diversi dispositivi.
Un problema fondamentale del modello di attribuzione “ultimo clic” è dovuto
al fatto che sottovaluta il display advertising e di conseguenza anche la
ricerca di clienti. Chiaramente, il retargeting porta a una migliore
percentuale di clic per annuncio: ciò significa che fin quando l’ultimo clic
sarà il metodo di valutazione e i media planner lo utilizzeranno per
pianificare gli investimenti, ci sarà uno squilibrio continuo a favore delle
campagne che hanno un’elevata percentuale di clic generati dal retargeting.
Secondo i nostri studi, l’uso del modello “ultimo clic” sottovaluta le
potenzialità del display per una percentuale che può arrivare al 150%.
La conseguenza principale di questa misurazione sfalsata è che si finisce
per concentrarsi sui clienti esistenti rispetto alla ricerca di nuove audience.
Sappiamo bene che lo scopo della pubblicità non si limita solo a ricordare
ai consumatori che hanno visitato un negozio, ad esempio, di ritornarci; ma fin
quando brand e inserzionisti si concentreranno sull’ultimo clic, non staranno
facendo altro che questo, limitando così il bacino dei potenziali clienti.
Il tema della visibilità è l’elemento chiave di ogni potenziale modello di
attribuzione. Se i brand desiderano davvero misurare il valore dei media che
hanno acquistato, devono avere la certezza che un determinato annuncio venga visto
dall’utente.
Fortunatamente, la pubblicità online sta diventando sempre più sofisticata e
permette agli inserzionisti di evitare i problemi legati a pratiche quali il
cookie-bombing. Ad esempio, la pubblicità native di Yahoo mostra i contenuti
solo quando l’utente scorre la pagina, evitando così che appaiano vari annunci
below the fold.
Il native è decisamente la strada che gli inserzionisti dovrebbero seguire. le
nostre recenti ricerche sulla pubblicità native per dispositivi mobili, evidenziano
che gli utenti di smartphone sono due volte più propensi degli altri utenti ad
affermare che non importa se il contenuto che stanno leggendo è un annuncio,
l’importante è che sia interessante.
Ciò si traduce in una maggiore e più efficace interazione con i brand sui
dispositivi mobili, in particolare in un momento in cui i native ad per
dispositivi mobili ottengono il 72% di risposta emotiva in più rispetto ad
altri tipi di pubblicità “in-stream”.
La soluzione definitiva per l’attribuzione consiste nello sviluppare una
visione olistica che tenga conto dell’attività online quanto di quella offline:
sarà questa la vera sfida dei prossimi anni.
Lo smartphone avrà un ruolo chiave in questo processo perché prende in considerazione
aspetti quali le interazioni dell’utente in una data posizione in relazione a
un cartellone pubblicitario offline nelle vicinanze.
Nel frattempo, il tema dell’attribuzione rimane difficile e complesso e non vi
sono ancora standard condivisi al riguardo.
Tuttavia, poiché i brand continuano a porre interrogativi e i proprietari di
dati e media continuano a spingere perché si trovi una soluzione migliore, c’è
da aspettarsi che presto vedremo quel progresso tecnologico e quei casi di
successo che indicheranno il cammino da seguire.
Mentre da una parte i professionisti
di marketing acquisiscono sempre più consapevolezza della potenza ed efficienza
del programmatic advertising, dall’altra esso è in continua evoluzione per
permettere l’acquisto di un numero sempre maggiore di media. Il programmatic
adv ha fatto molta strada dai tempi dell’open market con il real time bidding
(RTB), ma progressi tanto rapidi hanno creato anche un pò di confusione sulle
best practice e sui reali benefici del programmatic. Nello specifico, ci sono 5
punti da chiarire affinché i professionisti del marketing possano beneficiare
completamente dei tool oggi disponibili.
1. La scelta
Il Programmatic non è più soltanto open market e
RTB. Ci sono diverse tipologie di ads e diversi modi di completare il processo
di acquisto. I marketer possono acquistare in modalità programmatic display ads,
video e native per dispositivi diversi. Questa vasta gamma di formati può ora
essere acquistata attraverso mercati open o privati, che offrono accesso più
preciso all’inventory degli adv, tra siti e app. Chi opera nell’adv può
acquistare in modalità programmatica attraverso servizi completamente gestiti
disponibili da piattaforme demand-side, desk di trading e altri media buyer,
sia in-house che attraverso piattaforme self-service. E se ogni vendor è
diverso, gli esperti di marketing possono anche scegliere quali dati integrare:
il giusto mix di dati - proveniente dagli studi di marketing, dall’editore e da
terze parti - può fare la differenza nel
processo di targettizzazione e di personalizzazione delle campagne in modalità
programmatica
2. La tecnologia non serve a essere dappertutto.
A causa della paura di perdere reach e
opportunità di fare adv, alcuni professionisti del marketing utilizzano fino a
40 vendor e piattaforme diverse. Ma se le campagne vengono frammentate su
troppe piattaforme, si finirà con non ottenere la visibilità di cui si ha
bisogno. A un certo punto, è possibile che si finisca ad agire a proprio
svantaggio, facendo lievitare i costi, complicando le cose e compromettendo la
precisione delle misurazioni rispetto agli obiettivi. Tante aziende non sono in
grado di gestire tutte le diverse opzioni e devono focalizzarsi su un’unica
soluzione che sia facile da implementare e gestire . In generale, può aver
senso scegliere un piccolo numero di vendor che ha la reach più grande, i dati
migliori e le migliori capacità di ottimizzazione, nonché le misurazioni più
utili e gli insight più significativi.
3. Iniziamo a misurare da subito
Molti marketer aspettano fino a quando una
campagna è finita per capire come ha performato e il suo ritorno
sull’investimento. Ma il programmatic non funziona nella modalità “imposta e
dimentica”. E’ un processo vivo che deve essere continuamente aggiustato a seconda
delle performance.E’ importante
analizzare le performance della campagna online e offline mentre essa è attiva,
in modo da poter intervenire proattivamente
e massimizzare il ROI. Oggi ci sono così tanti dati a disposizione che
l’ottimizzazione automatizzata è quasi necessaria per massimizzare le
performance. In molti casi, i professionisti dl marketing capiranno che è bene
che le macchine facciano ciò che loro non riescono a fare.
4. ABC = Always be connecting
I consumatori si trovano in punti diversi del
ciclo di vita della relazione azienda-cliente e le piattaforme di programmatic
permettono agli addetti marketing di identificare e targettizzare gli utenti a
ogni step di questo ciclo con messaggi appropriati ed efficaci, rivolgendosi
sempre alla giusta audience. Questo rappresenta
un prezioso aiuto per i buyer a evitare il classico approccio “un messaggio per
tutte le esigenze” e differenziare invece in base ai diversi interessi di
clienti e prospect. Con l’accesso in tempo reale ai dati degli utenti permesso
dal programmatic, i professionisti del marketing potranno gestire il budget
lungo tutto l’anno, basandosi su ciò che sanno degli utenti per capire il
momento migliore in cui approcciarli.
5. Transparency doesn’t mean self-service
Uno dei più grandi vantaggi del programmatic adv è la trasparenza
nell’allocazione della spesa e delle performance. Ci sono molte piattaforme che
permettono di gestire in piena autonomia la propria campagna e, per le aziende
che hanno le risorse necessarie per la pianificazione e l’esecuzione di una
campagna, questa è una valida opzione che offre loro pieno controllo e
visibilità. Tuttavia, portare in-house le attività di programmatic advertising
non significa necessariamente guadagnare in trasparenza. Molti vendor di
programmaticoffrono soluzioni gestite
in cui chi fa pubblicità può intervenire e prendere decisioni riguardo ai dati,
al target e avere visibilità su spesa e performance Non esiste un solo modo di
“fare programmatic “ E’ importante che chi si occupa di marketing faccia i
conti con quello che pensa di sapere sul programmatic, esplori le possibilità e
trovi i partner giusti che li aiuti a fare le giuste scelte e prendere le
giuste decisioni.
Sono ormai alcuni anni il team di Yahoo Gemini lavora al
perfezionamento del marketplace della pubblicità native. Oggi, Jose
Octavio Singer, VP of Product Management, ci parla degli aspetti su cui
si sta concentrando il team.
Quando abbiamo iniziato a
definire le nostre priorità, il team di Yahoo Gemini si è prefissato di
risolvere alcune delle maggiori sfide che gli esperti del settore sono chiamati
ad affrontare oggi. Abbiamo parlato con centinaia di inserzionisti, prestando particolare
attenzione a quelle tematiche legate a tendenze di consumo o sfide del mercato
che regolarmente vengono citate come problematiche dai marketer. La nostra
strategia si concentra sulla creazione di soluzioni innovative che
semplificheranno la vita dei nostri inserzionisti, contribuendo allo stesso
tempo a migliorare il ROI.
Ed è proprio da qui che
siamo partiti per identificare le priorità chiave:
Migliorare l’efficacia
degli annunci per dispositivi mobili. Segmenti demografici chiave, come le mamme
tra i 18 e i 34 anni, oggi passano la maggior tempo in cui interagiscono con
contenuti digitali su dispositivi mobili, una tendenza che possiamo aspettarci
in futuro per tutti gli altri segmenti demografici. Lo scopo è aiutare gli
inserzionisti a sfruttare l’evoluzione del comportamento dei consumatori con
native ad che consentano loro di raggiungere o superare gli obiettivi
strategici che si sono posti. Proprio per questo stiamo rivedendo i formati
pubblicitari, ripensandoli appositamente per un consumo “mobile” e ci stiamo
concentrando su quei segnali che rappresentano le modalità di interazione degli
utenti con i loro smartphone e con le applicazioni.
Creare soluzioni
pubblicitarie che facciano leva sulla pertinenza dei search ad e sulla copertura
dei native ad. Oggi, il tempo e l’attenzione degli utenti è multi-device e
multi-app: ad esempio, durante la fascia oraria di prima serata abbiamo
constatato che un utente passa da un device all’altro in media 9 volte!
Vogliamo dunque ampliare la nostra offerta di prodotti pubblicitari intent-driven, fornendo soluzioni
innovative che aiutino gli inserzionisti a raggiungere e coinvolgere gli utenti
in maniera più coesa. Utilizziamo i formati e le opzioni disponibili per i
native ad e li applichiamo ai search ad (e viceversa), con l’intento di creare
modalità più efficaci per arrivare agli utenti, ovunque essi siano.
Individuare metodi più
efficaci per collegare la spesa pubblicitaria al ROI. Gli inserzionisti hanno
il compito di dimostrare e aumentare il valore della loro spesa pubblicitaria,
ma i consumatori di oggi rendono tale compito più che mai complesso. Per poter quantificare
il ritorno generato dall’investimento in pubblicità, non basta assicurarsi che
i propri annunci vengano visualizzati dall’audience giusta, ma bisogna anche
mettere in relazione tale visibilità con le vendite offline e altre impression
degli annunci online. Per questo motivo, stiamo collaborando con terze parti e
con altri team di Yahoo per fornire impression visualizzabili, su più
piattaforme e verificate dall’audience, nonché rendere più semplice e precisa la
misurazione dell’impatto offline e online.
Il 2016 sarà un anno
importante per Yahoo Gemini e ci auguriamo che lo sia anche per la tua azienda!
Ci stiamo impegnando con entusiasmo per fornire soluzioni innovative per
gli annunci native che ti permettano di raggiungere più facilmente i tuoi
obiettivi.
Vuoi rimanere sempre
aggiornato sulle ultime novità in tema di prodotti e approfondimenti su Yahoo
Gemini? Contatta il tuo account di riferimento oppure scrivi a: [email protected]
Durante il Super Bowl 50 l’attività di app su
smartphone schizza alle stelle
Di Chris Klotzbach, Responsabile Product Marketing, Flurry
Il Super Bowl 50, ovvero la cinquantesima edizione dell’attesa
finale del campionato di football americano, nonché uno degli eventi sportivi
(e televisivi) più visti del paese
quest’anno si è giocato nel cuore della Silicon Valley a Santa Clara in California
e si è rilevato il Super Bowl più “mobile” di sempre. Gli spettatori lo hanno guardato
in TV, ma più che mai con lo smartphone, sia rispetto alle altre partite di
campionato* che alle edizioni precedenti del Super Bowl.
Sebbene i Denver Broncos alla fine si siano aggiudicati il
Vince Lombardi Trophy, il vero vincitore del Super Bowl 50 è stato l’ospite dell’half-time show (il concerto
di metà partita): Beyoncé. La sua performance canora di due minuti, infatti, è
stata in assoluto il momento più seguito dagli spettatori nel corso di tutte e
quattro le ore di gioco.
Anche quest’anno, Flurry di Yahoo ha esaminato l’attività
di utilizzo delle app durante la partita. In questo report analizziamo il
rapporto tra quello che è avvenuto sul grande schermo e il livello di coinvolgimento
degli spettatori con i propri smartphone.
Beyoncé domina il
mondo (del mobile)
Prima dell’inizio della performance dei Coldplay nell’half-time,
durante l’analisi dei primi due quarti della partita fatta dal telecronista della
NFL, abbiamo registrato un picco di attività generata dalle app, segno che i
telespettatori erano intenti ad usare il piccolo schermo più che a seguire la
telecronaca in TV. Tuttavia, con l’entrata in scena del gruppo inglese (e,
successivamente, anche di Bruno Mars), l’attività di utilizzo degli smartphone
si è abbassata, in linea con la media del Super Bowl 50. Ma è solo quando Beyoncé
ha fatto ingresso in campo che gli spettatori hanno posato lo smartphone,
facendo scendere l’indice relativo alle sessioni ai valori più bassi di tutta
la partita. Il pubblico ha subito ripreso l’interazione con i propri
dispositivi alle 17:39, quando i Coldplay sono tornati a cantare da soli sul
palco. Non è difficile ipotizzare che a trainare un tale picco di interesse
degli spettatori per la performance di Beyoncé siano state da un lato le grandi
aspettative, legate alla sua esibizione dello scorso Super Bowl, e dall’altro la
fervente attesa dopo l’uscita il giorno precedente del suo nuovo singolo,
Formation.
Sia nel 2015 che quest’anno, lo show dell’intervallo del
Super Bowl ha tenuto incollati gli spettatori, ma l’anno scorso l’attenzione
degli spettatori si è concentrata soprattutto all’entrata in scena di Katy
Perry, che ne ha fatto prontamente distogliere l’attenzione dai loro smartphone,
ma che è poi scemata con il proseguire della sua performance. Quest’anno
invece, anche se i Coldplay, ospiti principali del Super Bowl 2016, hanno coinvolto
il pubblico piuttosto lentamente, è stata poi la guest star Beyoncé che nei
suoi due minuti scarsi di show ha fatto diminuire di un terzo (del 33,8%)
l’utilizzo di dispositivi mobili.
Super Bowl 50: una
vera e propria esperienza a doppio schermo
Facendo un confronto tra i dati del Super Bowl 49 e quelli
del 2016, abbiamo riscontrato un aumento anno-su-anno del 21% dell’attività da
smartphone durante la partita. Inoltre, le sessioni nel corso del match hanno
fatto registrare quest’anno indici superiori dell’11% rispetto a una normale
domenica (l’anno precedente la percentuale si attestava al 4%). Nel 2015, il
coinvolgimento relativo all’uso di smartphone in 77 occasioni è sceso sotto l’attività
generata dalle app di una domenica media. Invece, durante la partita di quest’anno,
abbiamo riscontrato solo otto istanze in cui l’utilizzo di dispositivi mobili è
stato più basso della media domenicale, una delle quali si è verificata prima
dell’inizio del match, durante l’inno nazionale cantato da Lady Gaga. Con uno
user engagement con le app che è rimasto quasi costantemente superiore alla
media durante la partita, possiamo senza dubbio definire il match di quest’anno
una vera e propria esperienza a doppio
schermo.
I picchi e i crolli di ascolto nel corso di tutti e
quattro i tempi coincidono in larga parte con i vari falli, fumble e touchdown,
più che alle normali fasi di gioco. Un esempio? Il momento in cui Aqib Talib cerca
di placcare un avversario afferrandone la maschera protettiva del casco nel
secondo tempo (alle 16:30) e del rigore che ne segue: questi sono stati i
momenti televisivi più coinvolgenti del secondo tempo. Invece, il notevole field
goal segnato dai Broncos durante lo stesso tempo, alle 16:52, coincide con un
momento di intensa attività generata dalle app e un conseguente picco negativo
del coinvolgimento con la TV, che a quell’ora ha toccato il minimo.
Per quanto riguarda la reazione degli spettatori alle
pubblicità, nel complesso si è rivelata abbastanza varia, ma sono stati due gli
elementi che si sono rivelati vincenti nel catturare l’attenzione del pubblico:
il fattore sorpresa e la carica emotiva. Gli spettatori sono subito tornati ai
propri smartphone solo dopo aver visto la pubblicità
della Toyota Prius, con la rapina in banca e l’inseguimento, e lo spot dello
Xifaxan con la mascotte nelle vesti di un intestino irritabile. Lo stesso si è verificato dopo il teaser e la versione completa
di “Super Bowl Babies”, e del
primo spot al Super Bowl della banca
americana Suntrust. Inoltre, anche le pubblicità a sfondo sociale sono riuscite
a far presa sul pubblico, ad esempio lo spot “Listen” di NOMORE.org che alle 17:46 ha spostato l’attenzione
degli spettatori al grande schermo durante una fase (tra l’half-time show e
l’inizio del terzo tempo) altrimenti segnata da un’elevata attività generata
dalle app.
Dove possono essere
competitivi gli inserzionisti? Risposta: mai, se c’è Beyoncé
Il Super Bowl offre ai marketer il doppio delle
opportunità di comunicare con i propri consumatori, in quanto gli spettatori
interagiscono sia con la TV che con lo smartphone.
Abbiamo determinato che durante il primo e il secondo tempo
la TV ha il numero più alto di spettatori, per cui gli investimenti fatti in
annunci televisivi in quel momento, producono la resa migliore. Invece, uno
spot in TV durante il terzo tempo ha meno probabilità di lasciare il segno, ma
può rappresentare un ottimo modo per diffondere un messaggio di marketing
tramite notifiche push su dispositivi mobili. L’attenzione degli spettatori si
sposta di nuovo in parte sul match nell’ultimo tempo, restando comunque per lo
più un’esperienza a doppio schermo fino alla fine della partita.
*Informazioni su
questo studio
Flurry di Yahoo ha indicizzato minuto per minuto gli avvii
delle sessioni di app (ossia quando un utente lancia un’app o la porta in primo
piano) dalle 15:15 alle 19:30 (fuso orario del Pacifico) durante il Super Bowl
50. L’indice si basa sulla media di avvii di sessioni di app delle tre
precedenti domeniche di gennaio, al fine di controllare le fluttuazioni
nell’utilizzo normale delle app. In questo caso, un valore di 100 indica che
l’attività generata dalle app durante il Super Bowl era uguale all’attività media
generata dalle app delle tre domeniche precedenti. Flurry Analytics monitora
800.000 app e registra una media di 10 miliardi di sessioni al giorno in tutto
il mondo.
Alongside a multitude of new tech launches at Mobile World Congress in Barcelona, there have been several fascinating debates about hot topics that shape our industry. On Tuesday, leaders from Yahoo, Google, AOL, Shine and Nestlé took part in a lively discussion about the future of mobile advertising and the rise of ad blocking.
The industry is still evolving to deliver the optimal mobile user experience for users, both from a content and an advertising perspective. This has created an opportunity for ad blocking companies to step in and remove advertising experiences (good and bad, intrusive or not) in their attempt to improve that experience. In turn, this is creating a need for some publishers to work harder at being more consumer centric by shaping experiences to meet their customer’s needs.
Future mobile advertising has to be more engaging and relevant for users, by matching the right ad placements with high quality content and personalisation. The need for publishers to adopt a more additive approach to advertising will bring native advertising to the forefront.
Clients need advertising that will help drive their marketing objectives, which is where native advertising can help meet the need. Native advertising ticks all the boxes when it comes to improved ad-recall, higher purchase intent and increased brand favorability. The rise in ad blocking will drive even more innovation with this type of advertising, delivering yet higher audience engagement and ROI.
On native, Yahoo and Enders Analysis have just released a new European study that forecasts native is set to increase by 156% over the next five years and will reach €13.2 billion by 2020. For more on this, see the full release here.
As Native advertising is not the complete solution to the ad blocking debate, it is important that the industry takes a stand. Digital needs to be clear in communicating the value exchange of advertising, and explicitly point out the value of ‘free to air’ content. From Yahoo existing research we know that 62% of internet users would rather choose ad funded content as opposed to paid for content.
Stay tuned for Day Three, tomorrow.
Ecco la seconda giornata del MBW! Leggi tutte le curiosità.
Day one - Some exciting things to do in Barcelona-
Mobile World Congress started in Barcelona, besides getting to know the latest Smartphone releases and listening to Keynotes, there are many interesting things you can participate in yourself.
If you have about 30 to 45 minutes spare, it is definitely worth queuing up for the Samsung Gear VR Theater with 4D seats, powered by Oculus to experience a full 4D virtual reality demo including chair movements. Samsung showcased its theater at CES as well and people have the chance to dive down for example into a Horror Haze and totally forget that they are in front of a big crowd at MWC for some minutes.
Watch out for the LG Ball-Shaped Robot, which can amuse not only cats with an integrated Laser. The Rolling Bot can be controlled by phones in your home network Wi-Fi and is also including a camera so you can see what the robot sees as you control it with your smartphone. A nice gadget if you want to control if you forgot to switch off lights in another room. Read more around this here.
Try out the fastest Smartphone cameras from the latest Sony Xperia X series. It seems like they actually shoot objects faster than they occur. The three new phones (the Xperia X Performance, X and XA) focussing on a longer battery life and great cameras. The new hybrid autofocus camera technology locks onto moving objects and takes pictures quickly to reduce motion blur. Read more about the next generation of Sony Xperia X series here.
Create your own Virtual reality video by using Samsungs New Gear 360 Camera. Mark Zuckerberg stated in his Keynote at MWC, that in future you will keep records of your kids’ first steps not with a picture or a usual video, you will actually document this in 360. We think he is right, so shoot your own 360-degree video which you can easily watch on your smartphone afterwards.
Or just do a thermie, to see how excited you are on the latest innovations at MWC: CAT is showcasing their heat profile technology.
After you may have eaten some unhealthy things at the congress, it might be worth stepping by the Oral-B presentation of their connected toothbrush. You are able to test the latest technology and find out how good you actually brushing your teeth.
Shop virtual. You can try the virtual shelf promoted by Etisalad, which is already used in Dubai. Consumers are able to shop on their way home, decide the time and date they want to get the things delivered.
Stay tuned for Day Two, tomorrow.
Ecco i primi insight dal MWC che si tiene in questi giorni a Barcellona. Scopri le novità che ci aspettano nel 2016!
La spesa per il native advertising è destinata a crescere del 156% nei
prossimi 5 anni e raggiungere i 13.2 miliardi
di euro entro il 2020, secondo una nuova ricerca di Yahoo e Enders Analysis
Il native advertising è
destinato a crescere del 156% nei prossimi 5 anni, conquistando entro il 2020
il 52% della quota di mercato di tutto il display advertising in Europa, secondo
uno studio ‘Native Advertising in Europe to 2020’ di Yahoo e Enders
Analysis.
I risultati della
ricerca attribuiscono la crescita esplosiva del native advertising a un
cambiamento del comportamento dei consumatori e, in particolare, al sempre più
pervasivo utilizzo di smartphone e tablet
per la ricerca e la fruizione di contenuto.
Come risultato, la
maggior parte degli investimenti in native advertising sarà su mobile con una
previsione di spesa pari a 8,8 milioni
di euro in Europa entro il 2020 – quasi sei volte gli 1,5 milioni spesi nel
corso del 2015.
L’aumento della
fruizione di contenuto via social media sarà uno dei principali driver di
questa crescita, con un incremento pari al 300% nel native social network
advertising entro il 2020, passando cioè dagli attuali 2 miliardi a 6,3. Inoltre,
la fruizione sempre più forte dei video vedrà raddoppiare gli investimenti in formati
video in-stream, passando dai 2,4 miliardi del 2015 ai 5,1 del 2020.
Lo studio sottolinea i
benefici del native advertising sia per gli editori - che vedono la creazione
di formati esclusivi come un mezzo per differenziare le loro offerte – sia per
i professionisti dell’advertising e delle agenzie, che lo vedono come un modo per
migliorare performance ed efficienza.
La ricerca evidenzia
inoltre il grande potenziale del native advertising nel diminuire l’impatto
dell’ad-blocking, data la sua più bassa propensione a essere rilevato da questo tipo di software. Sebbene
non sia del tutto immune, il native advertising rappresenta un’opportunità
concreta per il mercato per stabilire nuovi standard per un formato basato
sulle preferenze degli utenti, dando loro meno motivi per bloccare gli annunci.
“Gli utenti mobili
stanno influenzando rapidamente il modo di fruizione dei contenuti e questo
rappresenta una grande opportunità per chi fa adv”, dice Nick Hugh,
VP EMEA di Yahoo. “Il native è un format estremamente efficace sui piccoli
schermi e crea un’esperienza più capace di generare interazione e più
contestuale. E’ una soluzione scalabile per gli editori e un’opportunità
creativa e misurabile per i professionisti dell’adv che offre una soluzione ottimale da entrambe
le parti”.
Joseph Evans, digital media analyst presso Enders
Analysis, aggiunge: “Il Native advertising sembra
essere una di quelle rare situazioni win-win per il mercato: più efficacia per i
professionisti dell’adv, più valore per gli editori e maggiore gradimento da
parte degli utenti. Essendo perfetto per i contesti mobile, social e video
mobile, significa che la crescita nel native contribuirà a spingere gli
investimenti nella pubblicità digitale display.”
Nick Hugh, VP area
EMEA di Yahoo.
Pubblicato
su Marketing digitale il 9 febbraio 2016
Nel
corso degli ultimi due anni, programmatic, native advertising e content marketing
sono passati rapidamente dall’ambito delle possibilità a quello della realtà di
tutti i giorni, diventando strumenti indispensabili nei piani di investimento
per il digitale della maggior parte dei marketer, insieme alla spesa per la
pubblicità associata a search e display. Che cosa ci riserva dunque il futuro della
pubblicità digitale?
L’anno
scorso ha visto la crescita di due aree: ad blocking e video. In prospettiva,
possiamo prevedere un maggior interesse in queste due aree e che entrambe
guideranno l’innovazione in modi molto distinti. Ci saranno inoltre sviluppi
significativi nel modo in cui vengono usati i dati e nell’attribuzione
cross-device per migliorare la performance delle campagne pubblicitarie.
Ad
blocking: la battaglia continua
Se
da un lato l’ad blocking non rappresenterà la fine
di un mondo, come molti catastrofisti predicono, è pur vero che il settore si
renderà conto di avere una responsabilità collettiva ad intervenire. Nel
novembre dell’anno scorso, lo IAB ha riportato
che il 18% degli adulti del Regno Unito usavano programmi di blocco degli
annunci, un dato in aumento rispetto al 15% di meno di sei mesi prima.
Quest’anno si prevede che gli editori useranno un approccio alla pubblicità più
centrato sull’utente e additivo, che porterà il native advertising in una
posizione di rilievo e il lato compratore si adatterà di conseguenza.
Il
native advertising risponde a tutte le esigenze, in termini di miglioramento del
ricordo pubblicitario (ad recall), aumento dell’intenzione d’acquisto (purchase
intent) e una predisposizione più favorevole nei confronti del brand (brand
favorability). La diffusione del ad blocking porterà ancora più
innovazione in questo formato di annunci, che offre un maggior coinvolgimento
dell’audience e un ROI più elevato. Le aziende che offrono soluzioni per il
blocco degli annunci cercheranno di vendere pubblicità ai loro target ma
faticheranno a essere accettate dal mondo dell’advertising.
Video:
crescita su più fronti
La
crescita in ambito video sarà triplice. Per prima cosa, inizieremo a vedere un
cambio di formato. Storicamente, i video orizzontali sono quelli più diffusi
semplicemente perché questo formato è un retaggio di piattaforme come la TV e
il cinema. Tuttavia, sul mobile, che oggi rappresenta la piattaforma dominante,
il video verticale garantisce sicuramente un’esperienza utente migliore e
possiamo dunque aspettarci di vedere un maggior numero di campagne video in
modalità ritratto in futuro.
In
secondo luogo, i video sui dispositivi mobili saranno completamente in modalità
programmatic e si inizierà a colmare il divario con il tempo dedicato a
guardare i video su desktop. Già quest’anno, lo IAB ha riportato che il 50% dei
marketer attualmente usa il programmatic per comprare inventario per smartphone.
Nel 2016 questa percentuale crescerà ulteriormente, mentre gli inserzionisti
inizieranno a vedere un targeting in-app decisamente migliore, ottenendo più
valore e migliori performance dai loro acquisti.
Ultimo
ma non meno importante, assisteremo a una crescita enorme dei social video.
Secondo i dati di comScore, nel 2015 abbiamo assistito ad una crescita di un
fattore 2-6 in termini di azioni su social video sulle varie piattaforme. I
millennial continueranno a guidare questa crescita e si prevede che per la fine
dell’anno i social network rappresenteranno la loro destinazione principale per
guardare i video. Inoltre, i social video costituiranno un’opportunità per i
marketer di usare un formato familiare in modi nuovi e intriganti, come
nell’uso delle GIF. Basti pensare a Tumblr, spesso considerato come il tempio
delle GIF, sui cui viene postata l’impressionante cifra di 23 milioni di GIF
ogni giorno. Proprio le GIF sono destinate a diventare una tattica di base dei
brand alla ricerca di un migliore coinvolgimento sui social media.
Dati:
l’alba di una nuova era
Sappiamo
tutti che i dati sono fondamentali quando si tratta di mostrare annunci
all’audience giusta, ma nell’anno a venire inizieremo a riscontrare un uso dei dati
volto a ridefinire il design dei contenuti creativi e dei messaggi
pubblicitari, per favorire l’acquisizione di nuovi utenti, invece di contenuti
creativi dinamici limitati a clienti conosciuti o esistenti. Per questo sarà
fondamentale che le agenzie creative e media interagiscano tra loro ancora di più
per utilizzare dati dei centri media disponibili pubblicamente. A Yahoo,
abbiamo una piattaforma dati aperta che permette agli inserzionisti di usare sia
i loro dati che quelli di terze parti, ma anche di accedere a tutti i dati di
Yahoo, compresi quelli di Search, Mail, Flurry o Tumblr, per creare profili di audience
sia su Gemini che su BrightRoll, le nostre soluzioni per il native e il programmatic,
rispettivamente. Un approccio collaborativo e aperto ai dati darà inizio ad una
nuova era, che permetterà alle agenzie creative di sviluppare messaggi
basandosi su informazioni relative agli utenti fornite dai media owner.
Attribuzione
cross-device: continuerà a progredire
La
capacità di comprendere e riconoscere gli utenti sui diversi dispositivi
diventerà una componente essenziale del marketing digitale. Infatti, le aziende
non potranno più permettersi di non riconoscere la maggior parte dei propri
utenti sui diversi dispositivi e lo storytelling sequenziale rappresenterà la
norma, non un obiettivo a cui ambire. Inoltre, la rilevazione dei dati continuerà
ad essere fondamentale, l’attribuzione cross-device migliorerà notevolmente e gli
strumenti di misurazione dell’impatto sulle vendite offline assumeranno un
ruolo sempre più importante.
Il
filo conduttore che unisce tutti questi aspetti è l’esigenza continua di
assicurarsi che il contenuto giusto arrivi all’audience giusta, nel momento
giusto. Dal lato del consumatore, una pubblicità più mirata ha maggiori
probabilità di favorire il coinvolgimento, mentre per i marketer significa una
distribuzione più efficiente delle spese e una migliore allocazione delle risorse.
Il marketing internazionale di Yahoo, fa un’analisi
del mese di gennaio e ne scaturisce una riflessione sull’importanza di
alcuni elementi fondamentali: passione, comunicazione e flessibilità
nella creazione di contenuti digitali pertinenti, coinvolgenti e personalizzati
in grado di soddisfare la domanda e promuovere la crescita dell’azienda.
L’aspetto
che più affascina nel lavorare in un’azienda come Yahoo, con siti web
visitati ogni mese da più di un miliardo di persone, è il fatto che sia un
brand che abbraccia tutte le passioni dei consumatori.
Inoltre, elaboriamo
una quantità enorme di informazioni, ossia più di 165 miliardi di punti dati al
giorno.
Sport
e musica sono due dei principali pilastri della nostra strategia di marketing per
attirare il pubblico più giovane dei Millennial. In particolare, nella seconda
metà dello scorso anno, ha riscontrato un notevole successo lo streaming in
diretta su Yahoo di grandi eventi, ad esempio una partita di football della NFL
che ha raggiunto più di 33,6 milioni di visualizzazioni, con il 33% di traffico
proveniente da fuori dagli Stati Uniti; o ancora, il party per il lancio
dell’album della band inglese Little Mix.
Quest’anno
promette di essere particolarmente entusiasmante proprio per l’ambito sportivo,
con una serie di eventi da no perdere: la coppa del mondo T20 in India, la
moderna patria del cricket; il campionato europeo di calcio 2016 della UEFA in
Francia, con quattro delle cinque squadre britanniche e irlandesi ad essersi
qualificate; le Olimpiadi a Rio de Janeiro (la città sarà pronta?) e, infine,
la Ryder Cup di golf, che vede al centro della scena il nuovo talento americano
Jordan Spieth, alla ricerca di una definitiva consacrazione. Oltre a supportare
questi eventi a livello editoriale su Yahoo Sport, focalizzeremo su di essi
anche le nostre attività di marketing.
In
costante evoluzione (e in viaggio)
L’interazione
tra attività editoriale, ingegneristica e sui prodotti rappresenta una parte
affascinante del nostro lavoro. Qualche settimana si è tenuto un incontro a
New York in cui abbiamo esaminato i dati relativi al recente lancio dei siti di
Yahoo Notizie. Nel 2016 continueremo il lavoro di implementazione (iniziato
negli ultimi sei mesi) di nuovi siti Yahoo, realizzati su una piattaforma
basata su Tumblr che ci aiuterà a raggiungere una crescita esponenziale dei
referral organic e social da dispositivi mobili.
L’evoluzione
del settore e, in particolare, il passaggio ai dispositivi mobili e la
condivisione sui social network dei contenuti avvengono così rapidamente che è
cruciale procedere di pari passo con i nostri ingegneri e aggiornare costantemente
l’interfaccia utente e gli algoritmi dei prodotti.
Sono pochi i social network ad avere un senso di identità sviluppato come
quello di Tumblr. Per molti brand Tumblr rappresenta un enigma, perché la
natura della piattaforma è artistica, visiva e anche un po’ stravagante. Cresce
grazie a un'attività virale. I post più comuni sono GIF divertenti o contenuti
artistici di ispirazione, tutti con una spiccata tendenza alla cultura pop o
geek.
Per la maggior parte delle aziende non è esattamente pane quotidiano, ma
diversi brand sono diventati fenomeni su Tumblr buttandosi a capofitto proprio
in quegli elementi che rendono il network così unico. Le quattro aziende che
vedremo ora, pur facendo parte di settori diversi e attuando strategie
differenti, dimostrano che un adeguato livello di preparazione, Tumblr può diventare
un eccellente strumento di social media.
A dispetto della sua reputazione di marchio serioso, IBM si è dimostrato
perfettamente in linea con il mood giovane di Tumblr. Il suo Innovation Culture
blog, simpaticamente soprannominato IBMblr, combina la comprensione della
natura visiva di Tumblr con un approccio esperto al content marketing.
IBM ha scelto di utilizzare Tumblr nel modo più adatto e coerente alla
propria natura. Invece di utilizzare il network come blog aziendale fitto di
contenuti testuali, ha creato una strategia di content marketing incentrata su
elementi visivi colorati e su un tono brioso. Molti post presentano GIF o altri
contenuti animati che sembrano chiedere all'utente di essere condivisi, senza
bisogno di tante parole. Nei contenuti ci sono link ad altre proprietà di IBM,
ma costituiscono comunque un modo intelligente per cambiare l'idea che le
persone hanno dell'azienda. Gli argomenti trattati sono le iniziative più
particolari su cui lavora IBM, come il grande progetto sui dati realizzato in
collaborazione con James Murphy degli LCD Soundsystem che ha portato alla
creazione di musiche ispirate agli U.S. Open. Il concetto fondamentale è quello
di ampliare gli orizzonti della tecnologia e dare visibilità ai progetti meno
noti dell'azienda.
La catena di fast food Denny’s ha fatto colpo su Tumblr con il suo approccio
assolutamente eccentrico. L'azienda non ha cercato affatto di evitare proprietà
incentrata sul marchio, anzi il logo e il nome Denny’s appaiono regolarmente nei post. A volte ha persino condiviso le
schermate di frammenti di Tweet prese dal loro account ufficiale su Twitter.
Abbiamo visto in passato che l'umorismo è uno strumento potente sui social
media e Denny’s ne è la dimostrazione, con le sue battute e vignette spassose
in grado di intrattenere chi visita la pagina. L'azienda pubblica regolarmente
GIF e animazioni con le specialità del proprio menu per la colazione presentate
in modi stravaganti. Potresti vedere una lampada lava piena di sciroppo
d'acero, una sirena con una coda di bacon o elenchi puntati con giochi di
parole a tema colazione.
In parte, il successo dei contenuti è dovuto proprio all'impegno
dell'azienda a mantenere questo tono eccentrico. Pur con la pubblicazione di
molti elementi con il marchio, il materiale visivo è comunque tanto divertente
da ottenere numerose condivisioni, anche da persone che non sono ancora
follower sui social.
La chiave di qualsiasi presenza di successo sui social è la comprensione
degli elementi che determinano la migliore risposta da parte della gente. Come
dimostrato dal caso di Denny’s, su Tumblr le foto dei cibi in chiave divertente
riscuotono successo e l’ha capito bene anche Electrolux, che ha saggiamente
sfruttato questa passione per gli alimenti, la cucina e la buona tavola con il
suo blog “Now You’re Cooking”. I contenuti visivi sono presentati secondo uno
splendido stile compositivo, con un utilizzo straordinario di fuoco e colori.
Un elemento particolarmente degno di nota è il fatto che Electrolux non abbia
paura di sperimentare con contenuti visivi animati: un post per esempio potrebbe
mostrare uno chef che spreme la frutta oppure dita impazienti in procinto di
tuffarsi in un impasto invitante.
Questo approccio mostra che non è necessario condividere esclusivamente
immagini del prodotto. I contenuti visivi sono estremamente efficaci per
trasmettere uno stile di vita e questa è l'opportunità che ha colto Electrolux.
Escludendo l'intestazione all'interno del blog, nei normali post appaiono
pochissimi segni delle apparecchiature aziendali. Se ti fai conoscere come una
fonte di bellissime immagini condivisibili, il pubblico inizierà a sviluppare
una migliore comprensione delle caratteristiche del marchio.
Il blog ufficiale di Disney Pixar sfrutta Tumblr in modo eccellente grazie
all'affinità con una delle popolazioni più numerose sul social network: gli
artisti. I film Pixar sono noti per le loro splendide illustrazioni, così il
marchio ha deciso di offrire ai fan una sbirciatina dietro le quinte del
processo creativo di questi capolavori. I post generalmente includono bozzetti
preparatori, studi sul personaggio o rappresentazioni dell'ambiente creati
dagli artisti degli studi Pixar. A volte le immagini sono accompagnate da un
aneddoto sul disegno o da una citazione significativa tratta dal film.
Tumblr ha riscosso popolarità tra gli artisti diventando un canale
attraverso il quale possono condividere i propri lavori. Molti tra i temi
disponibili sono appositamente pensati per mettere in evidenza i contenuti
visivi e Pixar ha scelto proprio uno di questi. Il blog è semplice, con
pochissimo testo. Lo stile fa la differenza. Pixar è un perfetto esempio del
perché i marchi dovrebbero capire sia qual è il contenuto che funziona meglio
su un network sia come presentarlo per ottenere il massimo effetto.