Yahoo sceglie Mediaset come partner italiano per la pubblicità


Yahoo ha annunciato oggi un accordo esclusivo di tre anni con Mediaset cheagirà come rivenditore di tutta l’offerta advertising – display, native, video e content marketing- di Yahoo in Italia, a partire dal secondo trimestre del 2016.

Grazie a questa partnership, Yahoo e Mediaset stanno creando il primo digital media network in Italia, offrendo agli investitori la possibilità di raggiungere oltre il 72% della popolazione italiana su base mensile (dati Audiweb). “Siamo entusiasti di questa partnership, Mediaset ha una profonda conoscenza del mercato dei mediadigitali in Italia e una grande esperienza nell’offrire agli investitori gli strumenti necessari per coinvolgere la propria audience con annunci rilevanti”, ha affermato Nick Hugh, Vice President EMEA di Yahoo. “Yahoo ha una storia di quasi 20 anni in Italia e non vediamo l’ora di rafforzare la nostra presenza sul mercato con modalità nuove e innovative”.

Grazie alla presenza estesa e consolidata di Mediaset sul mercato locale, Yahoo amplierà il proprio raggio d’azione entrando in contatto gli  investitori di tutte le regioni italiane. Allo stesso tempo, Mediaset potrà beneficiare della tecnologia di Yahoo, in particolare della Brightroll Demand Side Platform.
Secondo Stefano Sala, CEO di Publitalia, “Yahoo è rinomata per la forza del suo brand e l’efficacia della sua offerta di advertising desktop e mobile, insieme alla capacità di creare partnership di successo con i rivenditori europei. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme.”

Dichiarazione di Pier Silvio Berlusconi, Amministratore Delegato Mediaset:«Yahoo è un brand con straordinaria notorietà e autorevolezza nel mondo digitale. E nell’evoluzione delle nostre strategie, il digitale ricopre un ruolo di crescente rilevanza. Il web si nutre sempre più di contenuti televisivi e la televisione è sempre più connessa al web. Fermo restando che al centro del nostro sistema ci saranno sempre i grandi numeri delle platee televisive, i contenuti originali tv troveranno distribuzione su un numero sempre maggiore di touch point digitali».

Dichiarazione di Stefano Sala, Amministratore Delegato di Publitalia:«La partnership con Yahoo rappresenta una tappa importante nell’evoluzione strategica della nostra offerta di gruppo. In un mercato profondamente cambiato negli ultimi anni è necessario costruire un portafoglio crossmediale rilevante su ogni mezzo».

Dichiarazione di Davide Mondo, Amministratore Delegato di Mediamond:«Questa collaborazione si inserisce in modo naturale nel percorso già iniziato da Mediamond che vede nel programmatic la strada per valorizzare gli asset editoriali del nostro portfolio. Yahoo e Mediamond sono infatti partner totalmente complementari: Yahoo porta in dote la sua connotazione tecnologica insieme a una grande audience digitale, Mediamond la riconoscibilità editoriale dei suoi brand».

Le attività editoriali di Yahoo verranno curate dalla sede di Yahoo a Londra.

Yahoo Gemini: Honda UK usa Yahoo Gemini per espandere la sua strategia digitale


Quando Honda UK ha deciso di intraprendere nuove strade per la propria strategia digitale per la conosciutissima Honda Accord, ha scelto per il proprio “test drive” il formato native Yahoo Gemini.

La campagna aveva due obiettivi principali: testare nuovi formati per Honda UK e aumentare la copertura nei livelli superiori del funnel di conversione. Yahoo Gemini in entrambi casi ha risposto con ottimi risultati grazie a un approccio avanzato ai media digitali e, al contempo, ha permesso di testare il targeting dei potenziali clienti tramite i contenuti per creare awareness, il tutto con un metodo che si è rivelato più efficiente in termini economici rispetto alle parole chiave generiche.

La campagna

Honda UK ha utilizzato i native ad di Yahoo Gemini per ottenere il massimo dalla propria campagna grazie a una comunicazione con clienti prospect in vari punti del funnel di conversione. Con il targeting di Yahoo Gemini impostato per raggiungere le persone interessate a contenuti correlati alle auto, è stato possibile alternare due differenti messaggi creativi e call to action per testare sia la performance che la brand awareness.

  1. La creatività orientata alla performance metteva in risalto l’offerta economica e invitava l’utente a “Visualizzare le offerte”
  2. La creatività orientata alla brand awareness metteva l’accento sugli argomenti di vendita unici del modello di auto e invitava gli utenti a “Prenotare un test drive”

Risultati

Il test è stato inizialmente impostato per essere eseguito con un budget inferiore ed essere sempre live. Durante la seconda settimana di pianificazione però i risultati promettenti, in particolare rispetto alla concorrenza, hanno spinto Honda UK ad aumentare il budget iniziale.

I native ad di Yahoo Gemini si sono rivelati più efficienti in termini di costi rispetto alle parole chiave generiche e hanno generato oltre un milione di impression e 5.857 clic, con un CPC medio pari a 0,15 € che è inferiore dell’84% rispetto ai CPC generici ottenuti durante lo stesso periodo. Il test ha inoltre prodotto 85 lead  a un costo di 10,59 €, il 73% in meno rispetto a quello prodotto da annunci generici durante lo stesso periodo.

Paul Kasamias, Search Director di Honda ha dichiarato, “I vantaggi sono duplici, in primo luogo il formato native di Yahoo si integra perfettamente nei contenuti del sito offrendo un’esperienza positiva e coinvolgente, in secondo luogo tale formato ha prodotto risultati in termini di requisiti di business con un CPC medio di -52% e un CPC medio di -81% rispetto alle alternative della concorrenza”.

Sei pronto per iniziare?

Per avere maggiori informazioni contatta il tuo account di riferimento o invia un’email all’indirizzo [email protected]

Video native in Yahoo Gemini: quattro cose che devi sapere


In queste brevi clip video trovi maggiori informazioni sui video native e suggerimenti per creare una campagna di successo che abbia un forte impatto sul tuo brand.

Le persone usano Yahoo come una guida per scoprire cose nuove e, grazie agli annunci video native incorporati nei contenuti Yahoo, tali scoperte rappresentano un potente strumento con cui i brand possono coinvolgere i consumatori. Abbiamo riscontrato che gli annunci video native consentono agli inserzionisti di raggiungere sia gli obiettivi relative al brand che quelli relativi alla performance, con tassi di completamento dei video superiori dell’89% e CTR doppi rispetto alla media del settore per i video native.* Tuttavia, per ottenere risultati positivi, i contenuti creativi degli annunci devono essere impostati correttamente ed è importante che raccontino una storia che faccia presa.

Scopri come approfittare di questo potente formato pubblicitario guardando queste quattro brevi clip tratte dal nostro recente webinar “Winning the Digital Multitasker”:

Metriche che misurano il successo degli inserzionisti
In seguito a una recente campagna pubblicitaria, Jeep ha registrato una percentuale di visualizzazioni complete superiore del 50% rispetto alla media del settore, nonché altri ottimi risultati.

Best practice 1: utilizza contenuti di qualità
Per avere il massimo impatto sui consumatori, usa contenuti video coinvolgenti e brevi.

Best practice 2: testa il tuo messaggio
Per coinvolgere i consumatori, crea, prova e ottimizza il testo degli annunci.

Best practice 3: consenti l’interazione
Una call to action efficace e un’esperienza post-clic a misura di utente possono decretare il successo o il fallimento di una campagna.

Ora che disponi di maggiori informazioni su come i video native possono far decollare le tue campagne digitali, contatta il team Yahoo resposabile del tuo account o accedi al tuo account Yahoo Gemini per iniziare.

*Fonte: Analisi interna di Yahoo del 2016 relativa alle campagne video native sulla piattaforma Yahoo Gemini. I risultati sono stati confrontati con le medie di settore relative ai i video native riportate da terze parti

Il native advertising rappresenta l’evoluzione naturale dell’esperienza digitale


Nick Hugh, VP di EMEA, Yahoo

Man mano che il settore si evolve, il native advertising diventa sempre di più una componente fondamentale della pubblicità digitale.

I publisher si servono di questo formato perché si adatta alla forma e alla funzione di un’esperienza editoriale e del prodotto.

Per i consumatori, gli annunci native rappresentano un tipo di pubblicità meno invadente e più coinvolgente.

Per gli inserzionisti, costituiscono un modo nuovo per comunicare i messaggi di marketing con maggiore naturalezza.

Le opportunità per il native advertising seguono di pari passo le tendenze in termini di consumo dei contenuti digitali, che continua ad aumentare e ad evolversi.

La prossima generazione di esperienze digitali sarà molto più visiva, basata su feed e personalizzata e possiamo aspettarci di vedere una simile tendenza nell’evoluzione degli annunci in formato native.

È dunque importante che l’intero settore dell’advertising si impegni a coltivare questa opportunità e non a soffocarne la crescita cercando di definire spazio in maniera troppo restrittiva.

Il native si presenta sotto diverse forme: dal search advertising (il formato native che si è sviluppato per primo), agli annunci in-stream, ai formati native in-game e altri ancora.

Il content marketing e il native advertising vengono spesso associati in quanto i professionisti del marketing si affidano frequentemente al native per la distribuzione di contenuti. Tuttavia, il native advertising, sebbene strettamente correlato, non è solo un’opportunità per distribuire contenuti, ma un modo tramite il quale chi opera nel marketing può rivolgersi in un modo nuovo al proprio pubblico target di consumatori.

Un valido esempio è rappresentato dalla grande diversità di native advertising che incontriamo tutti i giorni tramite annunci in-stream, ovvero i messaggi di marketing che appaiono nello stream di contenuti quando visitiamo le piattaforme social o i nostri siti di contenuti preferiti.

L’in-stream offre un buon compromesso tra messaggi provenienti dai marketers (offerte di vendita, download di app o contenuti video) e messaggi di content marketing.

I consumatori si aspettano che questi stream forniscano contenuti e informazioni di qualità elevata e, pertanto, i messaggi pubblicitari devono essere personalizzati e pertinenti. La trasparenza è fondamentale per preservare la fiducia dei consumatori ed è importante che un annuncio venga segnalato come pubblicità per differenziarlo dai contenuti.

Se da un lato molti dei nostri partner di content marketing utilizzano il native advertising per distribuire contenuti, dall’altro tale formato viene ampiamente adottato anche da molti dei nostri partner di search e display per trasmettere i loro messaggi in un contesto native.

Man mano che il settore si evolve e professionisti del marketing, publisher e consumatori adottano sempre di più soluzioni di native advertising, la popolarità di questo formato non può che aumentare.

È importante sostenere questo interesse da parte del mercato per consentire una maggiore innovazione nel settore della pubblicità e garantire risorse continue in grado di offrire a noi tutti esperienze digitali di alto livello.

Come utilizzare al meglio gli analytics: misurare il valore effettivo, andando oltre l’ultimo clic


Dora Michail - Senior Director, Audience Solutions, Yahoo EMEA- racconta ai brand, su Nativeimperative, come utilizzare al meglio gli analytics: misurare il valore effettivo, andando oltre l’ultimo clic

Il marketing digitale ha messo a disposizione dei professionisti del settore una gran mole di dati per capire le relazioni tra campagne pubblicitarie e conversioni. Tuttavia, nel panorama attuale caratterizzato da una molteplicità di canali, il percorso che porta il cliente all’acquisto sta diventando sempre più complesso. Dora Michail, Senior Director for Audience Solutions di Yahoo, ci mostra come misurare il vero valore dei modelli di attribuzione.

Anche se l’ultimo clic (il cosiddetto “last click”) è stato a lungo il modello indiscusso per misurare il percorso che porta i clienti all’acquisto, non fornisce più oggi un quadro complessivo: infatti, il percorso di conversione non è mai lineare, ma passa per più canali e dispositivi.

I consumatori entrano in contatto con il brand in modo multicanale, sia online che offline, per cui è impossibile individuare un unico punto scatenante che genera un acquisto da parte dell’utente. Eppure questo è il modo in cui, a tutti gli effetti, funziona il modello basato sull’ultimo clic. Una realtà così complessa richiede una soluzione più sofisticata per misurare i dati.

Migliorare l’attribuzione è un processo continuo e vi sono dei limiti, dovuti principalmente al fatto che ogni inserzionista è unico e persegue obiettivi differenti che non possono essere racchiusi in un modello di attribuzione onnicomprensivo.

Per un’attribuzione più efficace, i professionisti del marketing possono e devono mirare ad avere un quadro più unitario dei loro clienti e comprendere meglio il percorso dei consumatori.
In tal senso, quando si dispone di un’elevata percentuale di utenti connessi si può raggiungere una maggiore competenza e visione dell’analisi cross-screen e di come gli utenti utilizzano i diversi dispositivi.

Un problema fondamentale del modello di attribuzione “ultimo clic” è dovuto al fatto che sottovaluta il display advertising e di conseguenza anche la ricerca di clienti. Chiaramente, il retargeting porta a una migliore percentuale di clic per annuncio: ciò significa che fin quando l’ultimo clic sarà il metodo di valutazione e i media planner lo utilizzeranno per pianificare gli investimenti, ci sarà uno squilibrio continuo a favore delle campagne che hanno un’elevata percentuale di clic generati dal retargeting.

Secondo i nostri studi, l’uso del modello “ultimo clic” sottovaluta le potenzialità del display per una percentuale che può arrivare al 150%.

La conseguenza principale di questa misurazione sfalsata è che si finisce per concentrarsi sui clienti esistenti rispetto alla ricerca di nuove audience.

Sappiamo bene che lo scopo della pubblicità non si limita solo a ricordare ai consumatori che hanno visitato un negozio, ad esempio, di ritornarci; ma fin quando brand e inserzionisti si concentreranno sull’ultimo clic, non staranno facendo altro che questo, limitando così il bacino dei potenziali clienti.

Il tema della visibilità è l’elemento chiave di ogni potenziale modello di attribuzione. Se i brand desiderano davvero misurare il valore dei media che hanno acquistato, devono avere la certezza che un determinato annuncio venga visto dall’utente.

Fortunatamente, la pubblicità online sta diventando sempre più sofisticata e permette agli inserzionisti di evitare i problemi legati a pratiche quali il cookie-bombing. Ad esempio, la pubblicità native di Yahoo mostra i contenuti solo quando l’utente scorre la pagina, evitando così che appaiano vari annunci below the fold.

Il native è decisamente la strada che gli inserzionisti dovrebbero seguire. le nostre recenti ricerche sulla pubblicità native per dispositivi mobili, evidenziano che gli utenti di smartphone sono due volte più propensi degli altri utenti ad affermare che non importa se il contenuto che stanno leggendo è un annuncio, l’importante è che sia interessante.

Ciò si traduce in una maggiore e più efficace interazione con i brand sui dispositivi mobili, in particolare in un momento in cui i native ad per dispositivi mobili ottengono il 72% di risposta emotiva in più rispetto ad altri tipi di pubblicità “in-stream”.

La soluzione definitiva per l’attribuzione consiste nello sviluppare una visione olistica che tenga conto dell’attività online quanto di quella offline: sarà questa la vera sfida dei prossimi anni.
Lo smartphone avrà un ruolo chiave in questo processo perché prende in considerazione aspetti quali le interazioni dell’utente in una data posizione in relazione a un cartellone pubblicitario offline nelle vicinanze.
Nel frattempo, il tema dell’attribuzione rimane difficile e complesso e non vi sono ancora standard condivisi al riguardo.
Tuttavia, poiché i brand continuano a porre interrogativi e i proprietari di dati e media continuano a spingere perché si trovi una soluzione migliore, c’è da aspettarsi che presto vedremo quel progresso tecnologico e quei casi di successo che indicheranno il cammino da seguire.

Programmatic adv: cinque cose di cui gli uomini di marketing devono tener conto


By Team Audience Yahoo Emea

Mentre da una parte  i professionisti di marketing acquisiscono sempre più consapevolezza della potenza ed efficienza del programmatic advertising, dall’altra esso è in continua evoluzione per permettere l’acquisto di un numero sempre maggiore di media. Il programmatic adv ha fatto molta strada dai tempi dell’open market con il real time bidding (RTB), ma progressi tanto rapidi hanno creato anche un pò di confusione sulle best practice e sui reali benefici del programmatic. Nello specifico, ci sono 5 punti da chiarire affinché i professionisti del marketing possano beneficiare completamente dei tool oggi disponibili.

1. La scelta

Il Programmatic non è più soltanto open market e RTB. Ci sono diverse tipologie di ads e diversi modi di completare il processo di acquisto. I marketer possono acquistare in modalità programmatic display ads, video e native per dispositivi diversi. Questa vasta gamma di formati può ora essere acquistata attraverso mercati open o privati, che offrono accesso più preciso all’inventory degli adv, tra siti e app. Chi opera nell’adv può acquistare in modalità programmatica attraverso servizi completamente gestiti disponibili da piattaforme demand-side, desk di trading e altri media buyer, sia in-house che attraverso piattaforme self-service. E se ogni vendor è diverso, gli esperti di marketing possono anche scegliere quali dati integrare: il giusto mix di dati - proveniente dagli studi di marketing, dall’editore e da terze parti -  può fare la differenza nel processo di targettizzazione e di personalizzazione delle campagne in modalità programmatica

2. La tecnologia non serve a essere dappertutto.

A causa della paura di perdere reach e opportunità di fare adv, alcuni professionisti del marketing utilizzano fino a 40 vendor e piattaforme diverse. Ma se le campagne vengono frammentate su troppe piattaforme, si finirà con non ottenere la visibilità di cui si ha bisogno. A un certo punto, è possibile che si finisca ad agire a proprio svantaggio, facendo lievitare i costi, complicando le cose e compromettendo la precisione delle misurazioni rispetto agli obiettivi. Tante aziende non sono in grado di gestire tutte le diverse opzioni e devono focalizzarsi su un’unica soluzione che sia facile da implementare e gestire . In generale, può aver senso scegliere un piccolo numero di vendor che ha la reach più grande, i dati migliori e le migliori capacità di ottimizzazione, nonché le misurazioni più utili e gli insight più significativi.   

3. Iniziamo a misurare da subito

Molti marketer aspettano fino a quando una campagna è finita per capire come ha performato e il suo ritorno sull’investimento. Ma il programmatic non funziona nella modalità “imposta e dimentica”. E’ un processo vivo che deve essere continuamente aggiustato a seconda delle performance.  E’ importante analizzare le performance della campagna online e offline mentre essa è attiva,  in modo da poter intervenire proattivamente e massimizzare il ROI. Oggi ci sono così tanti dati a disposizione che l’ottimizzazione automatizzata è quasi necessaria per massimizzare le performance. In molti casi, i professionisti dl marketing capiranno che è bene che le macchine facciano ciò che loro non riescono a fare. 

4. ABC = Always be connecting

I consumatori si trovano in punti diversi del ciclo di vita della relazione azienda-cliente e le piattaforme di programmatic permettono agli addetti marketing di identificare e targettizzare gli utenti a ogni step di questo ciclo con messaggi appropriati ed efficaci, rivolgendosi sempre alla giusta audience. Questo rappresenta un prezioso aiuto per i buyer a evitare il classico approccio “un messaggio per tutte le esigenze” e differenziare invece in base ai diversi interessi di clienti e prospect. Con l’accesso in tempo reale ai dati degli utenti permesso dal programmatic, i professionisti del marketing potranno gestire il budget lungo tutto l’anno, basandosi su ciò che sanno degli utenti per capire il momento migliore in cui approcciarli.

5. Transparency doesn’t mean self-service

Uno dei più grandi vantaggi del programmatic adv è la trasparenza nell’allocazione della spesa e delle performance. Ci sono molte piattaforme che permettono di gestire in piena autonomia la propria campagna e, per le aziende che hanno le risorse necessarie per la pianificazione e l’esecuzione di una campagna, questa è una valida opzione che offre loro pieno controllo e visibilità. Tuttavia, portare in-house le attività di programmatic advertising non significa necessariamente guadagnare in trasparenza. Molti vendor di programmatic  offrono soluzioni gestite in cui chi fa pubblicità può intervenire e prendere decisioni riguardo ai dati, al target e avere visibilità su spesa e performance Non esiste un solo modo di “fare programmatic “ E’ importante che chi si occupa di marketing faccia i conti con quello che pensa di sapere sul programmatic, esplori le possibilità e trovi i partner giusti che li aiuti a fare le giuste scelte e prendere le giuste decisioni.

Il team di Yahoo Gemini è sempre alla ricerca della perfezione: scopri le nostre soluzioni innovative


Sono ormai alcuni anni il team di Yahoo Gemini lavora al perfezionamento del marketplace della pubblicità native. Oggi, Jose Octavio Singer, VP of Product Management, ci parla degli aspetti su cui si sta concentrando il team.

Quando abbiamo iniziato a definire le nostre priorità, il team di Yahoo Gemini si è prefissato di risolvere alcune delle maggiori sfide che gli esperti del settore sono chiamati ad affrontare oggi. Abbiamo parlato con centinaia di inserzionisti, prestando particolare attenzione a quelle tematiche legate a tendenze di consumo o sfide del mercato che regolarmente vengono citate come problematiche dai marketer. La nostra strategia si concentra sulla creazione di soluzioni innovative che semplificheranno la vita dei nostri inserzionisti, contribuendo allo stesso tempo a migliorare il ROI.

Ed è proprio da qui che siamo partiti per identificare le priorità chiave:

  • Migliorare l’efficacia degli annunci per dispositivi mobili. Segmenti demografici chiave, come le mamme tra i 18 e i 34 anni, oggi passano la maggior tempo in cui interagiscono con contenuti digitali su dispositivi mobili, una tendenza che possiamo aspettarci in futuro per tutti gli altri segmenti demografici. Lo scopo è aiutare gli inserzionisti a sfruttare l’evoluzione del comportamento dei consumatori con native ad che consentano loro di raggiungere o superare gli obiettivi strategici che si sono posti. Proprio per questo stiamo rivedendo i formati pubblicitari, ripensandoli appositamente per un consumo “mobile” e ci stiamo concentrando su quei segnali che rappresentano le modalità di interazione degli utenti con i loro smartphone e con le applicazioni.
  • Creare soluzioni pubblicitarie che facciano leva sulla pertinenza dei search ad e sulla copertura dei native ad. Oggi, il tempo e l’attenzione degli utenti è multi-device e multi-app: ad esempio, durante la fascia oraria di prima serata abbiamo constatato che un utente passa da un device all’altro in media 9 volte! Vogliamo dunque ampliare la nostra offerta di prodotti pubblicitari intent-driven, fornendo soluzioni innovative che aiutino gli inserzionisti a raggiungere e coinvolgere gli utenti in maniera più coesa. Utilizziamo i formati e le opzioni disponibili per i native ad e li applichiamo ai search ad (e viceversa), con l’intento di creare modalità più efficaci per arrivare agli utenti, ovunque essi siano.
  • Individuare metodi più efficaci per collegare la spesa pubblicitaria al ROI. Gli inserzionisti hanno il compito di dimostrare e aumentare il valore della loro spesa pubblicitaria, ma i consumatori di oggi rendono tale compito più che mai complesso. Per poter quantificare il ritorno generato dall’investimento in pubblicità, non basta assicurarsi che i propri annunci vengano visualizzati dall’audience giusta, ma bisogna anche mettere in relazione tale visibilità con le vendite offline e altre impression degli annunci online. Per questo motivo, stiamo collaborando con terze parti e con altri team di Yahoo per fornire impression visualizzabili, su più piattaforme e verificate dall’audience, nonché rendere più semplice e precisa la misurazione dell’impatto offline e online. 

Il 2016 sarà un anno importante per Yahoo Gemini e ci auguriamo che lo sia anche per la tua azienda! Ci stiamo impegnando con entusiasmo per fornire soluzioni innovative per gli annunci native che ti permettano di raggiungere più facilmente i tuoi obiettivi.

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I dati sull’utilizzo dei dispositivi mobili durante il Super Bowl confermano che nessun annuncio si può sostituire a Beyoncé


Durante il Super Bowl 50 l’attività di app su smartphone schizza alle stelle

Di Chris Klotzbach, Responsabile Product Marketing, Flurry

Il Super Bowl 50, ovvero la cinquantesima edizione dell’attesa finale del campionato di football americano, nonché uno degli eventi sportivi (e televisivi) più visti del paese quest’anno si è giocato nel cuore della Silicon Valley a Santa Clara in California e si è rilevato il Super Bowl più “mobile” di sempre. Gli spettatori lo hanno guardato in TV, ma più che mai con lo smartphone, sia rispetto alle altre partite di campionato* che alle edizioni precedenti del Super Bowl.  

Sebbene i Denver Broncos alla fine si siano aggiudicati il Vince Lombardi Trophy, il vero vincitore del Super Bowl 50 è stato l’ospite dell’half-time show (il concerto di metà partita): Beyoncé. La sua performance canora di due minuti, infatti, è stata in assoluto il momento più seguito dagli spettatori nel corso di tutte e quattro le ore di gioco.  

Anche quest’anno, Flurry di Yahoo ha esaminato l’attività di utilizzo delle app durante la partita. In questo report analizziamo il rapporto tra quello che è avvenuto sul grande schermo e il livello di coinvolgimento degli spettatori con i propri smartphone.

Beyoncé domina il mondo (del mobile)

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Prima dell’inizio della performance dei Coldplay nell’half-time, durante l’analisi dei primi due quarti della partita fatta dal telecronista della NFL, abbiamo registrato un picco di attività generata dalle app, segno che i telespettatori erano intenti ad usare il piccolo schermo più che a seguire la telecronaca in TV. Tuttavia, con l’entrata in scena del gruppo inglese (e, successivamente, anche di Bruno Mars), l’attività di utilizzo degli smartphone si è abbassata, in linea con la media del Super Bowl 50. Ma è solo quando Beyoncé ha fatto ingresso in campo che gli spettatori hanno posato lo smartphone, facendo scendere l’indice relativo alle sessioni ai valori più bassi di tutta la partita. Il pubblico ha subito ripreso l’interazione con i propri dispositivi alle 17:39, quando i Coldplay sono tornati a cantare da soli sul palco. Non è difficile ipotizzare che a trainare un tale picco di interesse degli spettatori per la performance di Beyoncé siano state da un lato le grandi aspettative, legate alla sua esibizione dello scorso Super Bowl, e dall’altro la fervente attesa dopo l’uscita il giorno precedente del suo nuovo singolo, Formation.

Sia nel 2015 che quest’anno, lo show dell’intervallo del Super Bowl ha tenuto incollati gli spettatori, ma l’anno scorso l’attenzione degli spettatori si è concentrata soprattutto all’entrata in scena di Katy Perry, che ne ha fatto prontamente distogliere l’attenzione dai loro smartphone, ma che è poi scemata con il proseguire della sua performance. Quest’anno invece, anche se i Coldplay, ospiti principali del Super Bowl 2016, hanno coinvolto il pubblico piuttosto lentamente, è stata poi la guest star Beyoncé che nei suoi due minuti scarsi di show ha fatto diminuire di un terzo (del 33,8%) l’utilizzo di dispositivi mobili.

Super Bowl 50: una vera e propria esperienza a doppio schermo

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Facendo un confronto tra i dati del Super Bowl 49 e quelli del 2016, abbiamo riscontrato un aumento anno-su-anno del 21% dell’attività da smartphone durante la partita. Inoltre, le sessioni nel corso del match hanno fatto registrare quest’anno indici superiori dell’11% rispetto a una normale domenica (l’anno precedente la percentuale si attestava al 4%). Nel 2015, il coinvolgimento relativo all’uso di smartphone in 77 occasioni è sceso sotto l’attività generata dalle app di una domenica media. Invece, durante la partita di quest’anno, abbiamo riscontrato solo otto istanze in cui l’utilizzo di dispositivi mobili è stato più basso della media domenicale, una delle quali si è verificata prima dell’inizio del match, durante l’inno nazionale cantato da Lady Gaga. Con uno user engagement con le app che è rimasto quasi costantemente superiore alla media durante la partita, possiamo senza dubbio definire il match di quest’anno una vera e propria esperienza a doppio schermo.

I picchi e i crolli di ascolto nel corso di tutti e quattro i tempi coincidono in larga parte con i vari falli, fumble e touchdown, più che alle normali fasi di gioco. Un esempio? Il momento in cui Aqib Talib cerca di placcare un avversario afferrandone la maschera protettiva del casco nel secondo tempo (alle 16:30) e del rigore che ne segue: questi sono stati i momenti televisivi più coinvolgenti del secondo tempo. Invece, il notevole field goal segnato dai Broncos durante lo stesso tempo, alle 16:52, coincide con un momento di intensa attività generata dalle app e un conseguente picco negativo del coinvolgimento con la TV, che a quell’ora ha toccato il minimo.

Per quanto riguarda la reazione degli spettatori alle pubblicità, nel complesso si è rivelata abbastanza varia, ma sono stati due gli elementi che si sono rivelati vincenti nel catturare l’attenzione del pubblico: il fattore sorpresa e la carica emotiva. Gli spettatori sono subito tornati ai propri smartphone solo dopo aver visto la pubblicità della Toyota Prius, con la rapina in banca e l’inseguimento, e lo spot dello Xifaxan con la mascotte nelle vesti di un intestino irritabile. Lo stesso si è verificato dopo il teaser e la versione completa di “Super Bowl Babies”, e del primo spot al Super Bowl della banca americana Suntrust. Inoltre, anche le pubblicità a sfondo sociale sono riuscite a far presa sul pubblico, ad esempio lo spot “Listen” di NOMORE.org che alle 17:46 ha spostato l’attenzione degli spettatori al grande schermo durante una fase (tra l’half-time show e l’inizio del terzo tempo) altrimenti segnata da un’elevata attività generata dalle app.  

Dove possono essere competitivi gli inserzionisti? Risposta: mai, se c’è Beyoncé

Il Super Bowl offre ai marketer il doppio delle opportunità di comunicare con i propri consumatori, in quanto gli spettatori interagiscono sia con la TV che con lo smartphone.

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Abbiamo determinato che durante il primo e il secondo tempo la TV ha il numero più alto di spettatori, per cui gli investimenti fatti in annunci televisivi in quel momento, producono la resa migliore. Invece, uno spot in TV durante il terzo tempo ha meno probabilità di lasciare il segno, ma può rappresentare un ottimo modo per diffondere un messaggio di marketing tramite notifiche push su dispositivi mobili. L’attenzione degli spettatori si sposta di nuovo in parte sul match nell’ultimo tempo, restando comunque per lo più un’esperienza a doppio schermo fino alla fine della partita.  

*Informazioni su questo studio

Flurry di Yahoo ha indicizzato minuto per minuto gli avvii delle sessioni di app (ossia quando un utente lancia un’app o la porta in primo piano) dalle 15:15 alle 19:30 (fuso orario del Pacifico) durante il Super Bowl 50. L’indice si basa sulla media di avvii di sessioni di app delle tre precedenti domeniche di gennaio, al fine di controllare le fluttuazioni nell’utilizzo normale delle app. In questo caso, un valore di 100 indica che l’attività generata dalle app durante il Super Bowl era uguale all’attività media generata dalle app delle tre domeniche precedenti. Flurry Analytics monitora 800.000 app e registra una media di 10 miliardi di sessioni al giorno in tutto il mondo.

Lo chiamavano Jeeg Robot: intervista al cast


Claudio Santamaria e il regista Gabriele Mainetti ci raccontano il film italiano più atteso e acclamato dell'anno. Al cinema dal 25 febbraio.

In esclusiva su Yahoo.

Yahoo at Mobile World Congress, Barcelona Day Two:

yahooadvertisinguk:

Alongside a multitude of new tech launches at Mobile World Congress in Barcelona, there have been several fascinating debates about hot topics that shape our industry. On Tuesday, leaders from Yahoo, Google, AOL, Shine and Nestlé took part in a lively discussion about the future of mobile advertising and the rise of ad blocking.

The industry is still evolving to deliver the optimal mobile user experience for users, both from a content and an advertising perspective. This has created an opportunity for ad blocking companies to step in and remove advertising experiences (good and bad, intrusive or not) in their attempt to improve that experience. In turn, this is creating a need for some publishers to work harder at being more consumer centric by shaping experiences to meet their customer’s needs.

Future mobile advertising has to be more engaging and relevant for users, by matching the right ad placements with high quality content and personalisation. The need for publishers to adopt a more additive approach to advertising will bring native advertising to the forefront.

Clients need advertising that will help drive their marketing objectives, which is where native advertising can help meet the need. Native advertising ticks all the boxes when it comes to improved ad-recall, higher purchase intent and increased brand favorability. The rise in ad blocking will drive even more innovation with this type of advertising, delivering yet higher audience engagement and ROI.

On native, Yahoo and Enders Analysis have just released a new European study that forecasts native is set to increase by 156% over the next five years and will reach €13.2 billion by 2020. For more on this, see the full release here.  

As Native advertising is not the complete solution to the ad blocking debate, it is important that the industry takes a stand. Digital needs to be clear in communicating the value exchange of advertising, and explicitly point out the value of ‘free to air’ content. From Yahoo existing research we know that 62% of internet users would rather choose ad funded content as opposed to paid for content.  

Stay tuned for Day Three, tomorrow. 

Ecco la seconda giornata del MBW! Leggi tutte le curiosità.

Yahoo at Mobile World Congress, Barcelona- Day One:

yahooadvertisinguk:

Day one - Some exciting things to do in Barcelona-

Mobile World Congress started in Barcelona, besides getting to know the latest Smartphone releases and listening to Keynotes, there are many interesting things you can participate in yourself.

If you have about 30 to 45 minutes spare, it is definitely worth queuing up for the Samsung Gear VR Theater with 4D seats, powered by Oculus to experience a full 4D virtual reality demo including chair movements.
Samsung showcased its theater at CES as well and people have the chance to dive down for example into a Horror Haze and totally forget that they are in front of a big crowd at MWC for some minutes.

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Watch out for the LG Ball-Shaped Robot, which can amuse not only cats with an integrated Laser. The Rolling Bot can be controlled by phones in your home network Wi-Fi and is also including a camera so you can see what the robot sees as you control it with your smartphone. A nice gadget if you want to control if you forgot to switch off lights in another room.
Read more around this here.

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Try out the fastest Smartphone cameras from the latest Sony Xperia X series. It seems like they actually shoot objects faster than they occur.
The three new phones (the Xperia X Performance, X and XA) focussing on a longer battery life and great cameras. The new hybrid autofocus camera technology locks onto moving objects and takes pictures quickly to reduce motion blur.
Read more about the next generation of Sony Xperia X series here.

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Create your own Virtual reality video by using Samsungs New Gear 360 Camera. Mark Zuckerberg stated in his Keynote at MWC, that in future you will keep records of your kids’ first steps not with a picture or a usual video, you will actually document this in 360. We think he is right, so shoot your own 360-degree video which you can easily watch on your smartphone afterwards.

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Or just do a thermie, to see how excited you are on the latest innovations at MWC:
CAT is showcasing their heat profile technology.

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After you may have eaten some unhealthy things at the congress, it might be worth stepping by the Oral-B presentation of their connected toothbrush.
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Stay tuned for Day Two, tomorrow. 

Ecco i primi insight dal MWC che si tiene in questi giorni a Barcellona. Scopri le novità che ci aspettano nel 2016!

Il native advertising dominerà la pubblicità digitale entro il 2020

La spesa per il native advertising è destinata a crescere del 156% nei prossimi 5 anni e raggiungere i  13.2 miliardi di euro entro il 2020, secondo una nuova ricerca di Yahoo e Enders Analysis

Il native advertising è destinato a crescere del 156% nei prossimi 5 anni, conquistando entro il 2020 il 52% della quota di mercato di tutto il display advertising in Europa, secondo uno studio ‘Native Advertising in Europe to 2020’ di Yahoo e Enders Analysis.    

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I risultati della ricerca attribuiscono la crescita esplosiva del native advertising a un cambiamento del comportamento dei consumatori e, in particolare, al sempre più pervasivo utilizzo di smartphone e tablet per la ricerca e la fruizione di contenuto.

Come risultato, la maggior parte degli investimenti in native advertising sarà su mobile con una previsione di spesa pari a  8,8 milioni di euro in Europa entro il 2020 – quasi sei volte gli 1,5 milioni spesi nel corso del 2015.  

L’aumento della fruizione di contenuto via social media sarà uno dei principali driver di questa crescita, con un incremento pari al 300% nel native social network advertising entro il 2020, passando cioè dagli attuali 2 miliardi a 6,3. Inoltre, la fruizione sempre più forte dei video vedrà raddoppiare gli investimenti in formati video in-stream, passando dai 2,4 miliardi del 2015 ai 5,1 del 2020.

Lo studio sottolinea i benefici del native advertising sia per gli editori - che vedono la creazione di formati esclusivi come un mezzo per differenziare le loro offerte – sia per i professionisti dell’advertising e delle agenzie, che lo vedono come un modo per migliorare performance ed efficienza.

La ricerca evidenzia inoltre il grande potenziale del native advertising nel diminuire l’impatto dell’ad-blocking, data la sua più bassa propensione  a essere rilevato da questo tipo di software. Sebbene non sia del tutto immune, il native advertising rappresenta un’opportunità concreta per il mercato per stabilire nuovi standard per un formato basato sulle preferenze degli utenti, dando loro meno motivi per bloccare gli annunci.

“Gli utenti mobili stanno influenzando rapidamente il modo di fruizione dei contenuti e questo rappresenta una grande opportunità per chi fa adv”, dice Nick Hugh, VP EMEA di Yahoo. “Il native è un format estremamente efficace sui piccoli schermi e crea un’esperienza più capace di generare interazione e più contestuale. E’ una soluzione scalabile per gli editori e un’opportunità creativa e misurabile per i professionisti dell’adv  che offre una soluzione ottimale da entrambe le parti”.

Joseph Evans, digital media analyst presso Enders Analysis, aggiunge: “Il Native advertising sembra essere una di quelle rare situazioni  win-win per il mercato: più efficacia per i professionisti dell’adv, più valore per gli editori e maggiore gradimento da parte degli utenti. Essendo perfetto per i contesti mobile, social e video mobile, significa che la crescita nel native contribuirà a spingere gli investimenti nella pubblicità digitale display.”

Cosa ci riserva il futuro della pubblicità digitale


Nick Hugh, VP area EMEA di Yahoo. Pubblicato su Marketing digitale il 9 febbraio 2016

Nel corso degli ultimi due anni, programmatic, native advertising e content marketing sono passati rapidamente dall’ambito delle possibilità a quello della realtà di tutti i giorni, diventando strumenti indispensabili nei piani di investimento per il digitale della maggior parte dei marketer, insieme alla spesa per la pubblicità associata a search e display. Che cosa ci riserva dunque il futuro della pubblicità digitale?

L’anno scorso ha visto la crescita di due aree: ad blocking e video. In prospettiva, possiamo prevedere un maggior interesse in queste due aree e che entrambe guideranno l’innovazione in modi molto distinti. Ci saranno inoltre sviluppi significativi nel modo in cui vengono usati i dati e nell’attribuzione cross-device per migliorare la performance delle campagne pubblicitarie.

Ad blocking: la battaglia continua

Se da un lato l’ad blocking non rappresenterà la fine di un mondo, come molti catastrofisti predicono, è pur vero che il settore si renderà conto di avere una responsabilità collettiva ad intervenire. Nel novembre dell’anno scorso, lo IAB ha riportato che il 18% degli adulti del Regno Unito usavano programmi di blocco degli annunci, un dato in aumento rispetto al 15% di meno di sei mesi prima. Quest’anno si prevede che gli editori useranno un approccio alla pubblicità più centrato sull’utente e additivo, che porterà il native advertising in una posizione di rilievo e il lato compratore si adatterà di conseguenza.

Il native advertising risponde a tutte le esigenze, in termini di miglioramento del ricordo pubblicitario (ad recall), aumento dell’intenzione d’acquisto (purchase intent) e una predisposizione più favorevole nei confronti del brand (brand favorability). La diffusione del ad blocking porterà ancora più innovazione in questo formato di annunci, che offre un maggior coinvolgimento dell’audience e un ROI più elevato. Le aziende che offrono soluzioni per il blocco degli annunci cercheranno di vendere pubblicità ai loro target ma faticheranno a essere accettate dal mondo dell’advertising.

Video: crescita su più fronti

La crescita in ambito video sarà triplice. Per prima cosa, inizieremo a vedere un cambio di formato. Storicamente, i video orizzontali sono quelli più diffusi semplicemente perché questo formato è un retaggio di piattaforme come la TV e il cinema. Tuttavia, sul mobile, che oggi rappresenta la piattaforma dominante, il video verticale garantisce sicuramente un’esperienza utente migliore e possiamo dunque aspettarci di vedere un maggior numero di campagne video in modalità ritratto in futuro.

In secondo luogo, i video sui dispositivi mobili saranno completamente in modalità programmatic e si inizierà a colmare il divario con il tempo dedicato a guardare i video su desktop. Già quest’anno, lo IAB ha riportato che il 50% dei marketer attualmente usa il programmatic per comprare inventario per smartphone. Nel 2016 questa percentuale crescerà ulteriormente, mentre gli inserzionisti inizieranno a vedere un targeting in-app decisamente migliore, ottenendo più valore e migliori performance dai loro acquisti.

Ultimo ma non meno importante, assisteremo a una crescita enorme dei social video. Secondo i dati di comScore, nel 2015 abbiamo assistito ad una crescita di un fattore 2-6 in termini di azioni su social video sulle varie piattaforme. I millennial continueranno a guidare questa crescita e si prevede che per la fine dell’anno i social network rappresenteranno la loro destinazione principale per guardare i video. Inoltre, i social video costituiranno un’opportunità per i marketer di usare un formato familiare in modi nuovi e intriganti, come nell’uso delle GIF. Basti pensare a Tumblr, spesso considerato come il tempio delle GIF, sui cui viene postata l’impressionante cifra di 23 milioni di GIF ogni giorno. Proprio le GIF sono destinate a diventare una tattica di base dei brand alla ricerca di un migliore coinvolgimento sui social media.

Dati: l’alba di una nuova era

Sappiamo tutti che i dati sono fondamentali quando si tratta di mostrare annunci all’audience giusta, ma nell’anno a venire inizieremo a riscontrare un uso dei dati volto a ridefinire il design dei contenuti creativi e dei messaggi pubblicitari, per favorire l’acquisizione di nuovi utenti, invece di contenuti creativi dinamici limitati a clienti conosciuti o esistenti. Per questo sarà fondamentale che le agenzie creative e media interagiscano tra loro ancora di più per utilizzare dati dei centri media disponibili pubblicamente. A Yahoo, abbiamo una piattaforma dati aperta che permette agli inserzionisti di usare sia i loro dati che quelli di terze parti, ma anche di accedere a tutti i dati di Yahoo, compresi quelli di Search, Mail, Flurry o Tumblr, per creare profili di audience sia su Gemini che su BrightRoll, le nostre soluzioni per il native e il programmatic, rispettivamente. Un approccio collaborativo e aperto ai dati darà inizio ad una nuova era, che permetterà alle agenzie creative di sviluppare messaggi basandosi su informazioni relative agli utenti fornite dai media owner.

Attribuzione cross-device: continuerà a progredire

La capacità di comprendere e riconoscere gli utenti sui diversi dispositivi diventerà una componente essenziale del marketing digitale. Infatti, le aziende non potranno più permettersi di non riconoscere la maggior parte dei propri utenti sui diversi dispositivi e lo storytelling sequenziale rappresenterà la norma, non un obiettivo a cui ambire. Inoltre, la rilevazione dei dati continuerà ad essere fondamentale, l’attribuzione cross-device migliorerà notevolmente e gli strumenti di misurazione dell’impatto sulle vendite offline assumeranno un ruolo sempre più importante.

Il filo conduttore che unisce tutti questi aspetti è l’esigenza continua di assicurarsi che il contenuto giusto arrivi all’audience giusta, nel momento giusto. Dal lato del consumatore, una pubblicità più mirata ha maggiori probabilità di favorire il coinvolgimento, mentre per i marketer significa una distribuzione più efficiente delle spese e una migliore allocazione delle risorse.

Il team di marketing di Yahoo ci parla di calcio, musica e Millennial


Il marketing internazionale di Yahoo, fa un’analisi del mese di gennaio e ne scaturisce una riflessione sull’importanza di alcuni elementi fondamentali: passione, comunicazione e flessibilità nella creazione di contenuti digitali pertinenti, coinvolgenti e personalizzati in grado di soddisfare la domanda e promuovere la crescita dell’azienda.

L’aspetto che più affascina nel lavorare in un’azienda come Yahoo, con siti web visitati ogni mese da più di un miliardo di persone, è il fatto che sia un brand che abbraccia tutte le passioni dei consumatori.

Inoltre, elaboriamo una quantità enorme di informazioni, ossia più di 165 miliardi di punti dati al giorno.

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Sport e musica sono due dei principali pilastri della nostra strategia di marketing per attirare il pubblico più giovane dei Millennial. In particolare, nella seconda metà dello scorso anno, ha riscontrato un notevole successo lo streaming in diretta su Yahoo di grandi eventi, ad esempio una partita di football della NFL che ha raggiunto più di 33,6 milioni di visualizzazioni, con il 33% di traffico proveniente da fuori dagli Stati Uniti; o ancora, il party per il lancio dell’album della band inglese Little Mix.

Quest’anno promette di essere particolarmente entusiasmante proprio per l’ambito sportivo, con una serie di eventi da no perdere: la coppa del mondo T20 in India, la moderna patria del cricket; il campionato europeo di calcio 2016 della UEFA in Francia, con quattro delle cinque squadre britanniche e irlandesi ad essersi qualificate; le Olimpiadi a Rio de Janeiro (la città sarà pronta?) e, infine, la Ryder Cup di golf, che vede al centro della scena il nuovo talento americano Jordan Spieth, alla ricerca di una definitiva consacrazione. Oltre a supportare questi eventi a livello editoriale su Yahoo Sport, focalizzeremo su di essi anche le nostre attività di marketing.

In costante evoluzione (e in viaggio)

L’interazione tra attività editoriale, ingegneristica e sui prodotti rappresenta una parte affascinante del nostro lavoro. Qualche settimana si è tenuto un incontro a New York in cui abbiamo esaminato i dati relativi al recente lancio dei siti di Yahoo Notizie. Nel 2016 continueremo il lavoro di implementazione (iniziato negli ultimi sei mesi) di nuovi siti Yahoo, realizzati su una piattaforma basata su Tumblr che ci aiuterà a raggiungere una crescita esponenziale dei referral organic e social da dispositivi mobili.

L’evoluzione del settore e, in particolare, il passaggio ai dispositivi mobili e la condivisione sui social network dei contenuti avvengono così rapidamente che è cruciale procedere di pari passo con i nostri ingegneri e aggiornare costantemente l’interfaccia utente e gli algoritmi dei prodotti.