Continua l’impegno dei volontari di Wikimedia Italia per l’accessibilità dei testi per le persone non vedenti, attraverso i progetti collaborativi. Mercoledì 31 gennaio, infatti, l’università di Firenze ospita il convegno “Una rete per l’accessibilità dei testi è possibile? Editori, bibliotecari, istituzioni a confronto”, organizzato nell’ambito del progetto sostenuto da Wikimedia Italia sull’accessibilità dei testi all’interno del bando volontari 2023.

Dopo aver lavorato sulla completa digitalizzazione delle “Istituzioni” di Gaio – un testo di diritto romano –  i volontari del progetto, a cui la Biblioteca di scienze sociali ha collaborato come partner, organizzano infatti anche una giornata di studi che vuole mettere insieme editori, bibliotecari e volontari dei progetti Wikimedia. Come spiega Silvia Bruni, bibliotecaria che ha coordinato il progetto:

“L’obiettivo dell’incontro è  promuovere il confronto sull’accessibilità tra i principali soggetti coinvolti nella produzione e diffusione di testi digitali o digitalizzati. Si discuteranno le pratiche adottate e le criticità di carattere tecnico e normativo. La prima sessione sarà dedicata al progetto di Wikimedia appena concluso, nella seconda si analizzerà il ruolo delle biblioteche, la terza vedrà il confronto  tra editori e istituzioni di riferimento del mondo editoriale, coinvolgendo anche Associazione italiana editori, Fondazione libri accessibili. Infine sarà la volta delle piattaforme di  servizi editoriali digitali: Casalini Torrossa, Media Library Online, Perlego”. 

Segui l’evento in presenza o online

L’appuntamento è per mercoledì 31 gennaio, dalle 10.00 alle 16.00, al Campus delle Scienze sociali di Novoli, Edificio D15, Aula 005 dell’Università di Firenze.

Sarà anche possibile seguire l’evento online

Il programma completo

10.00 – 10.15: Saluti (Susanna Giaccai, Wikimedia Italia)
 
 10-15- 10.45: Wikisource e le altre piattaforme di Wikimedia: prove tecniche di accessibilità Modera: Silvia Bruni, Università di Firenze, Biblioteca di Scienze sociali
 
Intervengono:

  • Federico Benvenuti, Wikimedia Italia
  •  Luca Casarotti, Università per stranieri di Siena 
  •  Ruben Cappelli, Alessandro Cartocci, Rossana Rosati, tirocinanti Università di Firenze

10.45-11.45 Le biblioteche Modera: Valentina Sonzini, Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS)

Intervengono:

  • Silvia Bruni, Sistema bibliotecario di ateneo. Biblioteca di scienze sociali, con Donato Matturro, Crisitian Bernareggi e Bianca Maria Carchidio di sitiaccessibili.it
  • Chiara Storti, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  • Barbara Leporini, Biblioteca italiana per i ciechi Regina Margherita

 11.45 – 13.00 Gli editori Modera: Luca Casarotti, Università per stranieri di Siena

Intervengono:

  • Andrea Angiolini, Associazione italiana editori
  • Cristina Mussinelli, Fondazione Libri italiani accessibili (LIA)
  • Paolo Casarini, Il Mulino
  • Franziska Buehring, De Gruyter

Seguono dibattito e pausa

  14.00 – 15.00 Le piattaforme di servizi editoriali Modera: Marius Bogdan Spinu, Università di Firenze, Area per l’innovazione e gestione dei sistemi informativi ed informatici

Intervengono:

  • Francesco Pandini, Media Library online
  • Luigi Lavizzari, Perlego
  • Luisa Gaggini, Casalini Torrossa

Conclusioni: Maria Paola Monaco, Università di Firenze. Delegata all’inclusione e alla diversità

Giornata della Memoria, editathon in Triennale

Tuesday, 23 January 2024 09:43 UTC

Editare per ricordare: a Milano un editathon dedicato alla memoria delle persecuzioni nazi-fasciscte subite anche dai Testimoni  di Geova, seguito da una conferenza e la presentazione di una mostra sul tema. Prosegue così l’opera di sensibilizzazione dei volontari dei progetti Wikimedia alla conservazione della Memoria e al controllo della veridicità di fonti e fatti in merito all’Olocausto. Anche quest’anno, infatti, alcuni dei volontari di Wikipedia hanno deciso di commemorare la Giornata della Memoria con una serie di attività svolte dalla taskforce dedicata allo studio dell’Olocausto e della sua negazione, all’interno del progetto di ricerca “Per bocca degli esecutori: I nazisti ammettono lo sterminio e le camere a gas”.

La giornata del 28 gennaio accenderà i riflettori sulla minoranza religiosa dei Testimoni di Geova, uno dei primi gruppi perseguitati durante il periodo nazi-fascista. La manifestazione, organizzata in partnership con la Task Force per lo studio dell’Olocausto e della sua negazione, Wikimedia Foundation e Associazione ProCulturaAperta, si terrà al Salone d’Onore della Triennale di Milano, prevedendo tre distinti momenti.

L’editathon e la conferenza in Triennale a Milano

In mattinata partirà l’editathon: una maratona di scrittura su Wikipedia dedicata all’ampliamento e miglioramento delle voci sul tema, mentre il pomeriggio, a partire dalle ore 15:30, seguirà una conferenza pubblica e gratuita che vedrà coinvolti diversi storici e studiosi di rilievo nazionale e internazionale:  Michele Sarfatti, già direttore della Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea, docente del Laboratorio “Storia della Shoah” presso l’Università degli Studi di Milano; Marcello Pezzetti; storico della memorialistica della Shoah ; Adriana Lotto, storica, docente universitaria che ha presieduto e presiede istituzioni culturali tra cui l’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’età Contemporanea; Francesco Lotoro, compositore e direttore d’orchestra, ricercatore esperto di musica.

Chiuderà la giornata di commemorazione la presentazione di una mostra sul tema dello sterminio dei Testimoni di Geova curata da Maddalena Hamel e Francesco Carbonara, che dopo la tappa milanese toccherà alcune città italiane nel corso dell’anno.

Partecipa all’evento

Registrazione consigliata sulla pagina Wikipedia dedicata all’evento.

Immagine: Editathon al Memoriale della Shoah, di Settimioma, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Buon compleanno, Wikipedia!

Monday, 15 January 2024 07:00 UTC

Wikipedia, l’enciclopedia online più grande al mondo, compie 23 anni. Fondata negli Stati Uniti da Jimmy Wales e Larry Sanger, oggi Wikipedia è presente in oltre 300 edizioni linguistiche, aperta e modificabile da tutti e consultata attraverso quasi due miliardi di accessi unici mensili.

Andata online per la prima volta il 15 gennaio 2001 e nella versione in italiano a maggio dello stesso anno, la piattaforma ha come obiettivo raccogliere, descrivere e condividere liberamente la conoscenza umana offrendo uno strumento aperto, collaborativo e immediato a studenti, insegnanti, ricercatori, curiosi cittadini di tutto il mondo. 

Wikipedia è rivoluzionaria: il suo tasto “modifica” permette a chiunque di partecipare, correggendo errori, aggiungendo contenuti, migliorando i testi o inserendo immagini – commenta Iolanda Pensa, Presidente di Wikimedia Italia–. Nei suoi 23 anni di storia, Wikipedia è diventata uno strumento imprescindibile: una fonte di informazioni basata su una “conoscenza libera”, accessibile, gratuita, utile e a disposizione di tutti per ogni tipo di riuso. Ma non solo: Wikipedia è stata in grado di coinvolgere, appassionare e far contribuire comunità di volontari che – sulla sola versionein italiano, online pochi mesi dopo quella in lingua inglese – hanno prodotto negli anni oltre 136 milioni di modifiche. Chiunque può diventare un volontario di Wikipedia e oggi è il giorno giusto per celebrare l’impegno di tutti coloro che costruiscono, mantengono e migliorano Wikipedia”.

Wikipedia in italiano

A 23 anni di distanza, Wikipedia in italiano conta 1.840.029 voci e 8 miliardi di consultazioni nel solo 2023 (oltre 60 miliardi negli ultimi 7 anni) per un totale di 2.462.775 utenti registrati e una media di 36.000 persone attive che, su base mensile, intervengono sulla piattaforma con almeno una modifica. Wikipedia in italiano si compone oggi di 962.391.527 parole a formare le quasi 2 milioni di voci presenti. 

Se ad oggi è difficile determinare con certezza chi sia stato il primo a scrivere su Wikipedia in italiano, vi è invece certezza sulla prima voce: Comunicazione (qui la prima versione), un esercizio di stile per fornire la definizione sociologica di un fenomeno che sta alla base della socialità umana. La prima “voce in vetrina”, (ossia considerata dai Wikipediani stessi completa, accurata  e facile da leggere) invece, è stata quella riguardante l’autore italiano Francesco Petrarca, mentre la prima ad essere riconosciuta “voce di qualità” (un passo subito prima della “vetrina”) è nel 2011 quella dedicata alla Nebulosa di Gum, la più grande della volta celeste.

Immagine: Wikimania 2023 closing party – 19 August 2023, di Robert Sim, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Bando musei, archivi e biblioteche 2024

Tuesday, 2 January 2024 08:10 UTC

C’è tempo fino al primo marzo 2024 per partecipare al “Bando musei, archivi e biblioteche” di Wikimedia Italia, che vuole sostenere le istituzioni culturali interessate a condividere con tutti le proprie collezioni, attraverso Wikipedia e i progetti fratelli. Realizzato in collaborazione con ICOM Italia e Creative Commons Italia, il bando, giunto alla sua quinta edizione, mette a disposizione fino ad 8.000 euro per ogni istituzione culturale che voglia condividere parte dei propri contenuti con licenze libere, contribuendo alla diffusione e al miglioramento del sapere, della cultura e delle possibilità di accesso alla conoscenza.

Musei, archivi e biblioteche non solo potranno digitalizzare una parte delle proprie collezioni, realizzare eventi o acquistare attrezzatura, ma anche seguire un corso di formazione sui progetti Wikimedia e sul loro uso per favorire il libero accesso al patrimonio culturale.

Leggi il bando completo

Chi può partecipare al bando

Il bando è aperto a tutte le istituzioni culturali pubbliche o private con sede in Italia: musei, archivi e biblioteche, ma anche reti di musei, ecomusei e sistemi bibliotecari. Si possono coinvolgere nei progetti anche associazioni locali, fondazioni, scuole e università o altre istituzioni. L’unico vincolo è che il progetto può essere presentato da un’unica istituzione culturale, che riceverà l’intero finanziamento e si occuperà della gestione del progetto e della rendicontazione finale.

Il budget delle attività deve essere compreso tra i 2.000 e gli 8.000 euro. La scadenza per la presentazione delle proposte è il primo marzo 2024. Le attività dovranno concludersi entro il 31 ottobre 2024 e essere rendicontate entro il 15 novembre 2024. Possono candidarsi anche istituzioni già finanziate in passato, con progetti originali o in continuità con quelli precedenti.

Presenta un nuovo progetto

Che tipo di attività si possono fare

Musei, archivi e biblioteche conservano un enorme patrimonio di conoscenza: l’obiettivo del bando è di liberare questo patrimonio e metterlo a disposizione di tutti, attraverso Wikipedia, Wikimedia Commons, Wikidata, Wikisource e gli altri progetti Wikimedia o OpenStreetMap.

Potranno quindi essere finanziate attività di digitalizzazione, eventi che prevedano di coinvolgere persone esperte dei progetti collaborativi o meno per scrivere voci su Wikipedia, trascrivere libri di Wikisource, mappare luoghi culturali su OpenStreetMap o altre attività simili. I materiali prodotti dovranno essere pubblicati con licenze libere e tutte le istituzioni culturali dovranno impegnarsi a disseminare e condividere con il pubblico i risultati delle proprie attività, oltre che ad aderire al progetto Tutti i musei su Wikipedia.

Le istituzioni potranno proporre di utilizzare i fondi per acquistare attrezzatura informatica e fotografica finalizzata alla produzione dei contenuti digitali e per installare software open source, oppure per organizzare eventi e sostenere le spese di coinvolgimento di professionisti necessari alle attività.

Leggi il bando completo

Presenta un nuovo progetto

Immagine: A Private View, di William Powell Frith, Pubblico Dominio, da Wikimedia Commons

Wiki Loves Monuments non è solo il più grande concorso fotografico al mondo, organizzato in diversi Paesi per documentare il patrimonio culturale universale, ma è anche l’occasione per valorizzare i monumenti meno conosciuti e le bellezze più nascoste, come avviene in Italia con i concorsi locali organizzati dai volontari in tutta la penisola.

Per l’edizione 2023 di Wiki Loves Monuments in Italia sono stati  organizzati undici concorsi regionali o locali grazie al  contributo dei volontari del territorio e al sostegno di istituzioni e  sponsor locali. Ecco quindi i vincitori resi noti dagli organizzatori.

Clicca sulle foto per vederle in intero su Wikimedia Commons, scaricarle e riusarle come preferisci (citando sempre l’autore!).

Friuli Venezia Giulia

Liguria

Lombardia

Lago di Como

Piemonte e Valle d’Aosta

Puglia

Giugi30, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Toscana

Umbria

Immagine: Portovenere – Chiesa di San Pietro, di Cesare Barillà, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Sabato 13 gennaio doppio appuntamento alla Biblioteca Archimede di Settimo Torinese: in occasione della premiazione dei vincitori di Wiki Loves Monuments Piemonte e Valle d’Aosta, i volontari di Wikimedia Italia hanno organizzato infatti anche il dialogo sul tema “La libertà di panorama e il libero riuso delle immagini dei beni culturali. La lunga strada verso il riconoscimento di un bene comune”.

Nel corso della mattinata volontari, rappresentanti delle istituzioni culturali e esperti di diritto d’autore e politiche museali condivideranno esperienze e punti di vista sul tema del rapporto tra beni culturali e immagini.

Dal 13 gennaio al 2 febbraio 2024 la biblioteca ospiterà anche la mostra con gli scatti vincitori delle ultime due edizioni del concorso: un’occasione per scoprire l’opportunità di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale locale rappresentata da Wiki Loves Monuments.

Il programma

Molti gli interventi in programma nel corso della mattinata, il cui programma prevede:

  • “La libertà di panorama e il libero riuso delle immagini dei beni culturali: la lunga strada verso il riconoscimento di un bene comune”, Simone Aliprandi (avvocato) dialoga con Marco Chemello (Wikimedia Italia) con interventi di Elena Marangoni, Elisabetta Tarasco, Lianna D’Amato, Eleonora Pantò e Oriana Bozzarelli.
  • “Patrimonio culturale condiviso: nuovi paradigmi per la cura e la valorizzazione delle collezioni”, intervento di Annamaria Marras (Università di Torino e ICOM)
  • “Quando la condivisione della conoscenza diventa bene comune: le buone pratiche delle Biblioteche Civiche Torinesi”, intervento di Cecilia Cognigni.
  • “Pillole di fotografia. La Fotografia e l’arte di vedere. Due secoli di sguardi che incontrano l’istante”, a cura di Paola Mongelli (fotografa e artista).
  • Premiazione dei vincitori del Concorso Wiki Loves Monuments Piemonte e Valle d’Aosta.

L’evento è ospitato dalla Biblioteca Archimede nel quadro del progetto “Sapere Digitale”, un progetto di Fondazione ECM – Biblioteca di Settimo Torinese con il sostegno della Compagnia di San Paolo.

I premi sono sostenuti dall’Associazione Abbonamento Musei, che ha messo a disposizione degli abbonamenti per i musei del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Come partecipare

Appuntamento alle 10.00 di sabato 13 gennaio alla Biblioteca Archimede di Settimo Torinese (Piazza Campidoglio, 50). Seguirà un rinfresco offerto ai partecipanti.

Segnala la tua partecipazione

Immagine: Lago Avigliana, di Senofonte59, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Un anno sulla Terra, in foto

Tuesday, 2 January 2024 08:09 UTC

Sono stati resi noti nelle scorse settimane gli scatti vincitori di Wiki Loves Earth, il concorso internazionale che raccoglie foto dedicate alla biodiversità e alla natura sulla Terra e ci sono anche degli scatti italiani tra le foto premiate. Con foto dalla Svezia, del Nepal, dalla Turchia e dall’Uzbekistan un po’ tutto il mondo è rappresentato, anche se è il Portogallo a farla da padrone quest’anno, con quattro foto premiate tra le venti migliori. Alcune foto sono senza tempo, mentre altre sono legate ad eventi climatici e naturali che hanno segnato il 2023.

Come Wiki Loves Monuments, anche Wiki Loves Earth è organizzato dai volontari dei progetti Wikimedia in due fasi: a livello di singoli Paesi, tra cui anche l’Italia, vengono raccolte le foto e viene fatta una classifica nazionale; le foto selezionate da ogni Paese gareggiano poi al concorso internazionale. Quest’anno sono state raccolte 61.700 foto da 3.300 partecipanti in 50 Paesi.

I primi classificati

Due le categorie per gli scatti in concorso: Paesaggi e Macro. In quest’ultimo caso la foto premiata ritrae una Cicindela soluta fotografata in Ucraina. Per i paesaggi invece, la foto più bella viene dal Portogallo, dal parco naturale di Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina.

Scopri tutti i vincitori

I premiati italiani

È italiana la foto arrivata seconda nella categoria Paesaggi, che in Toscana – a Padule di Fucecchio, la più estesa palude interna italiana – immortala i mantelli di ragnatele che si formano dopo che le acque si alzano repentinamente quando intense piogge seguono lunghi periodi di siccità.

Pamela Doretti, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Sesta nella categoria macro invece una foto scattata sul greto dello Scrivia, in provincia di Novi Ligure, mentre un uccello si ciba al volo di un insetto catturato.

Maurizio Carlini, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Ottava di nuovo nella categoria Paesaggi una foto scattata nell’agosto 2021 nel Parco nazionale dell’Aspromonte, in seguito a intensi incendi boschivi che colpirono quell’anno la zona.

Cesare Barillà, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Il premio speciale

Nel 2023 il Wiki Loves Earth ha anche sostenuto l’inizitiva Wiki4HumanRights, in collaborazione con Wikimedia Foundation e l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR), con l’obiettivo di sensibilizzare sulla protezione della natura e sull’impatto dell’attività umana su di essa.

È stato quindi istituito il premio speciale “Human Rights and Environment”, dedicato alle foto collegate in maniera varia a questo tema. Anche l’Italia è presente, con uno scatto del 2023 realizzato a Bacini di Conselice, in occasione dell’alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna la scorsa primavera. Anche questi sono eventi che si possono documentare sui progetti Wikimedia e che non si devono dimenticare, per migliorare.

Scopri tutti i vincitori

Cesare Barillà, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Immagine: Ninho ao Luar, di Nuno Luís, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Topolino diventa di Pubblico Dominio, o quasi

Friday, 29 December 2023 11:05 UTC

Nel 2024 Topolino entra nel pubblico dominio, diventando di fatto un bene comune, accessibile a riutilizzabile da tutti. Può sembrare semplicemente una notizia curiosa, ma in realtà questo passaggio ha un valore simbolico importante, perché in passato proprio Topolino è stato al centro di dispute legali agguerrite negli Stati Uniti, che hanno avuto ripercussioni sulla maniera di trattare il diritto d’autore e la condivisione della conoscenza a livello internazionale.

Dopo che negli ultimi anni sono entrate nel pubblico dominio le opere di Wittgenstein e Montessori, a quasi cento anni dalla pubblicazione del primo film Steamboat Willie anche Topolino e la sua storica compagna Minnie, nella loro versione originale, diventeranno davvero patrimonio di tutti. Molto probabilmente però ci saranno ancora dei distinguo da fare, legati proprio alle diverse versioni del personaggio, che continueranno ad essere protette.

Leggi anche: Come donare al Pubblico Dominio

Un caso legale intorno a Topolino

Secondo la legge degli Stati Uniti, Topolino sarebbe dovuto entrare nel pubblico dominio già alla fine degli anni Novanta, ma proprio nel 1998 passò il Copyright Term Extension Act, noto anche come Sonny Bono Act (dal nome del cantante che, prima di morire, lo presentò al congresso americano), o Mickey Mouse Protection Act. La legge si proponeva di estendere i termini dopo i quali scadevano i diritti d’autore sulle opere pubblicate dopo il 1923 e proprio per questo fu sostenuta anche da Disney, compagnia che detiene i diritti di Topolino e di tutta la proprietà intellettuale collegata.

Grazie alla legge quindi, i termini per far entrare un’opera in pubblico dominio furono portati negli USA a 70 anni dopo la morte dell’autore (come avviene in Europa) e, per le opere appartenenti ad un’impresa, a 120 anni dopo la creazione o 95 anni dopo la pubblicazione. Essendo stato pubblicato nel 1928, con lo scadere del 2023 Topolino diventa quindi di tutti, anche se le versioni più recenti del personaggio, che negli anni è stato leggermente aggiornato e modificato, rimarranno protette dal copyright. Inoltre, sia il Topolino originale che le versioni aggiornate continueranno ad essere protetti dal marchio registrato, un dispositivo che per la legge statunitense non ha scadenza e che può molto limitare il riuso di una proprietà intellettuale.

Perché è importante

La storia di questa legge è importante per gli attivisti che si impegnano per la libera condivisione della conoscenza per diverse ragioni. Per prima cosa, il pubblico dominio è considerato una condizione indispensabile perché le opere possano continuare ad avere valore, ispirando e promuovendo lo sviluppo culturale.

Allungare la validità del diritto d’autore fu visto nel 1998 come una minaccia alla libertà di ispirazione e creazione delle persone, che attingendo a ciò che è patrimonio comune possono creare nuova cultura e conoscenza. Dal fermento intorno alla legge statunitense nacque nel 2001 anche il movimento Creative Commons, che elaborò nuove licenze che non prevedessero l’approccio “tutti i diritti riservati” tipico delle leggi sul diritto d’autore. Queste licenze sono oggi alla base anche di Wikipedia e dei progetti fratelli, come Wikimedia Commons, che ospita solo file in pubblico dominio o pubblicati con licenze libere, a disposizione di tutti, per qualsiasi scopo.

L’impatto culturale di Topolino

E quindi, in quasi 100 anni, come ha influenzato la cultura italiana e mondiale Topolino? In diversi modi, indiscutibilmente. Non solo Mickey Mouse è stato al centro di film d’animazione, fumetti, libri, parchi di divertimento, oggetti di moda e fenomeni di costume. Sulla pagina di Wikipedia in Italiano sono raccolti alcuni dei fatti più notevoli legati a questo personaggio. Per esempio, già nel 1931 sull’Enciclopedia Britannica esisteva una voce dedicata a Mickey Mouse, mentre nel 1935 la Società delle Nazioni nominò Topolino “simbolo internazionale di buona volontà”. Sempre nel 1931 Topolino arriva in Italia, su Il popolo di Roma, in una striscia disegnata da Guglielmo Guastaveglia. Il primo francobollo al mondo dedicato a Topolino è stato invece emesso nel 1970 dalla Repubblica di San Marino.

Per tutte queste ragioni e per tante altre Topolino è oggi un simbolo per molti, al pari magari di altre opere d’arte o romanzi canonici. Il fatto che oggi sia ufficialmente un bene comune farà magari ridurre qualche guadagno economico, ma non ne ridurrà per niente il valore.

Immagine: Lumea Lui Walt Disney- Fotografii Din Disneyland Si Disney World Realizate De Ion Miclea – DPLA, di National Archives at College Park – Still Pictures, Public domain, da Wikimedia Commons

Mentre a livello europeo e internazionale molte idee e pratiche relative all’Open Access sono diventate delle consuetudini per istituzioni e addetti ai lavori, la discussione su questo argomento è ancora aperta in Italia. Tuttavia, negli ultimi mesi  stiamo assistendo ad una acquisizione della consapevolezza dei suoi vantaggi da parte degli  operatori del settore culturale. Di recente è arrivato anche il rinnovato sostegno della delibera della Corte dei Conti, che con la Deliberazione 20 ottobre 2023, n. 76/2023/G ha sottolineato come l’Open Access sia un “moltiplicatore di ricchezza”, a cui tutti dovrebbero aspirare, per il bene comune.

Open Access. Cosa si intende?

Partiamo dai valori che sono alla base del movimento Open Glam ricordando la definizione di Open Access e le licenze compatibili a livello internazionale. Secondo la Dichiarazione di Budapest, 2002 “per accesso aperto si intende la disponibilità pubblica e gratuita in Internet, e la possibilità per ogni utente di leggere, scaricare, copiare, diffondere, stampare, cercare, o linkare al testo completo degli articoli, di analizzarli e indicizzarli, di trasferirne i dati in un software, o usarli per ogni altro utilizzo legale, senza ulteriori barriere (legali, tecniche o finanziarie) se non quelle relative all’accesso a Internet”. La definizione offerta da Open Knowledge  conferma che “La conoscenza è aperta quando chiunque ha libertà di accesso, uso, modifica e condivisione ad essa – avendo al massimo come limite misure che ne preservino la provenienza e l’apertura” (c.d.Open definition). Gli strumenti Creative Commons compatibili sono: PDM Public Domain Mark e le licenze CC BY SA, CC BY, CC0. Non sono compatibili, invece, con l’Open Access le clausole NC (non commerciale) e ND (non opere derivate).

La Corte dei Conti torna a sostenere l’Open Access

Negli ultimi mesi la discussione e la pubblicazione di articoli è stata eccezionale. Anche le associazioni AIB, ANAI, ICOM Italia si sono più volte espresse a favore e hanno richiesto dei tavoli di lavoro per sbloccare le problematicità che il settore culturale e quello della ricerca stanno riscontrando. Ma l’aspetto più rilevante è stata la posizione della Corte dei Conti che, nella nuova delibera del 20 ottobre 2023, n. 76/2023/G ribadisce il suo sostegno all’Open Access: 

> Come confermato dai giudici contabili, l’Open Access “ha da tempo dimostrato di essere un potente moltiplicatore di ricchezza, non solo per le stesse istituzioni culturali (si vedano le ben note best practices nazionali ed internazionali), ma anche in termini di incremento del PIL ed è quindi considerato un asset strategico per lo sviluppo sociale, culturale ed economico dei Paesi membri dell’Unione”.

> Le linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali si colloca in aperta controtendenza alle istanze già rassegnate dalla Corte stessa nel suo precedente intervento, incidendo negativamente sulle attività di studio e di ricerca, sulla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, nonché rispetto ad una più ampia circolazione della conoscenza.

Vedi: La Corte dei Conti torna a sostenere l’Open Access

Cosa servirebbe ora

Sarebbe auspicabile che il Ministero della cultura fornisca delle indicazioni molto chiare per gli Istituti culturali che risolvano i dubbi e le complessità riscontrate e che siano coerenti con le indicazioni della Corte dei Conti.  Da un punto di vista operativo, il Ministero della cultura potrebbe fornire una lista ristretta di immagini iconiche da non rilasciare in Open Access, mentre per tutte le altre immagini in pubblico dominio concedere il rilascio in Open Access per favorire la circolazione e l’accessibilità e il riuso delle riproduzioni di immagini. Permettendo così la possibilità di politiche concrete di partecipazione attiva in ambiente web. Tale opzione sarebbe inoltre utile al Ministero della cultura per testare i risultati derivanti dalla circolazione libera dell’immagine digitale del bene culturale in pubblico. Tale posizione sarebbe, almeno in parte, in linea con quanto stabilito dalla Direttiva 20197790/EU in materia di diritto d’autore nel mercato unico digitale e in particolare, con l’art. 14 che introduce una norma a tutela del pubblico dominio, del tutto disattesa sinora. 

100 domande su Open Access e Diritto d’autore

Il gruppo di lavoro Digital Cultural Heritage (DCH) ICOM Italia ha realizzato un manuale Open Access. 100 domande e risposte per musei, archivi e biblioteche. Diritto d’autore, copyright e licenze aperte per la cultura nel web, pubblicato con licenza CC BY SA e quindi condiviso liberamente con chiunque voglia avvalersi di un utile strumento per districarsi nell’ambito della complessa disciplina del diritto d’autore in ambiente web.

Deborah De Angelis

Avvocato esperta in diritto d’autore internazionale, diritto dello spettacolo e dei beni culturali, e diritto delle nuove tecnologie. È lead del Capitolo italiano di Creative Commons. Nel 2019, è stata consulente legale in materia di diritto d’autore per il Ministro dei Beni Culturali. E’ fellow del NEXA Center for the Internet & Society e componente del gruppo di lavoro Digital Cultural Heritage, ICOM Italia. E’ delegata regionale per l’Italia per il progetto sul diritto alla ricerca nel campo del diritto d’autore internazionale del gruppo PIJIP dell’American University, Washington College of Law e del programma KR21 (Knowledge Rights 21) in materia di accesso alla cultura, all’istruzione e alla ricerca. E’ Consigliere di ALAI, Italia e componente del Copyright Community Steering Group di Europeana.

Sarah Dominique Orlandi

Specialista di comunicazione culturale in ambiente web. Ha realizzato progetti per il Museo MAXXI di Roma, il Museo Nazionale Etrusco di Roma, Museo Civico di Modena e molti altri. Unisce il suo lavoro di consulente ad un’intensa attività di formazione e ricerca. Dal 2015 ha fondato e coordina il gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage di ICOM Italia che, in convenzione con il MiBAC, ha realizzato un sondaggio nazionale su musei e ambiente web, e nel 2019 un manuale sulla Web Strategy museale; nel 2022 le Faq Open Access. 100 domande e risposte per musei, archivi e biblioteche. Diritto d’autore, copyright e licenze aperte per la cultura nel web. Partecipa regolarmente a convegni nazionali ed internazionali. È docente e formatrice per Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, Maxxi Museo, Università Cattolica di Milano, ICOM Italia, Fondazione Fitzcarraldo, IBC Bologna, Accademia alla Scala.

Iscriviti ad Arkivia

Questo articolo è il nuovo contributo della newsletter Arkivia, dedicata alla cultura libera e all’open access al patrimonio culturale. Iscriviti per seguire gli aggiornamenti su questi temi.

  • Hidden
    Presa visione dell’Informativa Privacy di Wikimedia Italia, presto il mio consenso all’utilizzo dei miei Dati personali per le seguenti finalità: inserimento nella mailing list di Wikimedia Italia e invio di newsletter, aggiornamenti sulle attività e materiale informativo e promozionale di Wikimedia Italia, come riportato nell’Informativa Privacy
  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.

Immagine: Sokrat z učencem in Diotimo, di Franc Kavčič, Pubblico Dominio, da Wikimedia Commons

Paga Pantalone

Monday, 6 November 2023 03:51 UTC

D.M. 161 11/04/2023 LINEE GUIDA PER LA DETERMINAZIONE DEGLI IMPORTI MINIMI DEI CANONI E DEI CORRISPETTIVI PER LA CONCESSIONE D’USO DEI BENI IN CONSEGNA AGLI ISTITUTI E LUOGHI DELLA CULTURA STATALIPiergiovanna Grossi è un’attiva wikipediana. Ma è anche una professoressa a contratto e una ricercatrice, e le è capitato di scrivere un articolo per una rivista locale di settore un articolo sull’attribuzione dell’ex Oratorio del Montirone ad Abano Terme, il tutto corredato con due foto che lei stessa aveva scattato all’archivio di Stato di Venezia. Bene: dopo aver pagato 16 euro per un preventivo, ha ancora dovuto sborsare 2 (due) euro per il privilegio di poter scattare e utilizzare due foto… oltre ad altri 32 euro di marche da bollo.

Il tutto è stato raccontato la scorsa settimana sul Corriere da Gian Antonio Stella (al quale ho un solo appunto da fare. Mi sta anche bene che “è ovvio che l’Italia ha il dovere di mettere dei paletti contro l’uso di foto del David di Michelangelo con delle sneakers ai piedi o del Bacco di Caravaggio con uno smartphone in mano”: ma per quello basta un decreto ministeriale che vieti un uso non documentale delle immagini.) La beffa ulteriore, se ci fate caso, è che dopo tutto il carteggio burocratico con la direttrice i soldi che vanno all’archivio di Stato sono appunto 2 (due) euro: il resto se l’è intascato lo Stato. Insomma, non siamo neppure alla storia del puzzle Ravensburger (che finirà con il produttore che dovrà pagare la sanzione e si guarderà bene da produrre altri puzzle con opere site in Italia, e lo stesso capiterà con tutti gli altri: ottima pubblicità per il nostro patrimonio artistico).

Il ministro Sangiuliano che ha emanato il decreto in questione è solo l’ultimo esponente di una classe politica che è convinta non solo che il patrimonio artistico sia un bancomat, ma anche appunto che si pubblicizzi da solo. Beh, non penso che l’ex Oratorio del Montirone sarà molto visitato, pubblicità o non pubblicità: ma proprio per questo è ancora più sconcertante la richiesta di un balzello…

Wikipedia e i conformismi

Wednesday, 23 August 2023 15:58 UTC

Siamo in estate, non che molto da dire, e così Carlo Lottieri spiega sul Giornale (nella sezione”spettacoli”, chissà come mai) “Così Wikipedia è diventata il baluardo del conformismo“. Bisogna ammettere che Lottieri di conformismo ne sa a pacchi: il suo articolo precedente di domenica si intitola infatti “Così l’università è diventata il regno del conformismo”. Quando hai un bel titolo, perché non sfruttarlo? Io avrei altro da fare, ma sono in spiaggia, fa caldo e per rilassarmi un po’ mi sono messo a commentarlo punto per punto.

Cominciamo da quando Lottieri racconta che

Wikipedia nacque da un’intuizione libertaria. Secondo lo stesso Jimmy Wales, che aveva seguito un corso di teoria economica alla Auburn University, fu la lettura dell’economista Friedrich A. von Hayek a suggerire l’ipotesi di questa enciclopedia on line di cui tutti possono essere i redattori.

Beh, non è proprio così. Inutile dire che l’articolo non contiene nessuna fonte per le affermazioni di Lottieri: mica sta scrivendo Wikipedia. La fonte ve l’ho trovata io e dice questo: “to share and synchronize local and personal knowledge, allowing society’s members to achieve diverse, complicated ends through a principle of spontaneous self-organization.” e ancora “When information is dispersed (as it always is), decisions are best left to those with the most local knowledge.” Tenete a mente soprattutto questa seconda frase. (poi io sono convinto che quella di Jimbo sia una razionalizzazione a posteriori: ricordate che Wikipedia nasce come testo di lavoro per scrivere Nupedia che era tutto meno che autoorganizzata).

Nella più classica costruzione di una polemica, Lottieri continua scrivendo

Sul piano delle informazioni si può essere ragionevolmente fiduciosi che Wikipedia sia credibile, anche grazie al costante monitoraggio riservato a ogni lemma.

(Occhei, i lemmi sono in un dizionario e non in un’enciclopedia, ma evidentemente il liberismo non fa di queste distinzioni) Non che questo sia vero, come sanno tutti quelli che passano tanto tempo su Wikipedia, ma tant’è. Ma poi continua

È però evidente che tra gli autori (tra coloro che spontaneamente e senza remunerazione redigono i testi) è più facile trovare professori di scuola media invece che artigiani, bibliotecari invece che imprenditori, e via dicendo. I primi hanno più tempo a disposizione e spesso si ritengono adeguatamente competenti per trattare questioni di diritto, metafisica, sociologia, letteratura spagnola e via dicendo.

E qui si cominciano a vedere le sue fallacie. Per chi “è evidente”? Perché “è evidente?” Dando per buono che imprenditori e artigiani abbiano meno tempo a disposizione perché loro devono tenere in piedi l’economia – ma vi assicuro che gli imprenditori ci sono eccome, solo che l’unica conoscenza locale che paiono avere è quella del loro CV, e per le regole di Wikipedia in lingua italiana i CV vengono cancellati senza se e senza ma – cosa gli fa dire che loro si ritengono competenti per tutto? Il tutto senza contare che Wikipedia da buona enciclopedia raccoglie e organizza informazioni altrui, e le competenze per organizzare l’informazione sono molto più semplici da ottenere rispetto a quelle per crearla. Continuiamo:

Ne discende che nelle voci dell’enciclopedia on line troviamo uno spirito da servizio pubblico che si converte in un costante tono censorio verso ogni eresia.

Lo spirito da servizio pubblico c’è, tranne per i tanti che ritengono di essere gli unici depositari della verità. Perché si convertirebbe in un tono censorio contro ogni eresia? Non ci è dato di sapere. Forse è perché

Va aggiunto, inoltre, che esiste un comune sentire che unisce la maggior parte di quanti hanno letto, nel corso della loro vita, un certo numero di libri.

Me l’avevano sempre detto, che leggere troppi libri fa male. La conoscenza locale si ottiene lavorando, mica leggendo! Non può poi mancare il solito attacco frontale:

[…] Si tratta dei cosiddetti «amministratori», a cui spetta anche di decidere in un senso o nell’altro quando le divergenze si fanno ingestibili. Basta leggere qualche discussione per comprendere che si tratti per lo più di quella piccola porzione della popolazione che, in Italia, quando al mattino va all’edicola compra La Repubblica oppure il Corriere della Sera.

Per quanto mi riguarda, ho smesso da un pezzo di leggere giornali italiani se non per qualche articolo come questo che mi viene segnalato; ho sentito qualche altro sysop e sono tutti sulla mia linea, anche perché quando uno ha lavorato un po’ su Wikipedia comincia a non fidarsi troppo di qualunque notizia.

Il risultato è una mancanza di senso critico che rende Wikipedia assai sbilanciata a favore di talune posizioni.

Altra affermazione apodittica. Anche ammettendo il percorso logico “essendo gente che legge solo Repubblica e Corriere le loro posizioni sono spiaggiate sul mainstream”, faccio notare come gli amministratori (il soggetto della frase) non scrivono loro le voci su Wikipedia. Possono al più cancellare una voce, ma non piegarla eliminando “il senso critico “. Lo fanno in maniera coercizione bloccando chi non la pensa come loro? Se fosse vero basterebbe fare esempi espliciti. Ricordo che la storia di una voce è pubblica, e si può vedere se c’è una campagna sistematica.

L’unico punto su cui devo dare ragione sul metodo a Lottieri è quello che scommetto gli sta davvero a cuore (oppure su cui gli è stato chiesto di scrivere): quando cioè si lamenta che nella voce sul riscaldamento globale

In effetti, le tesi di quanti sono scettici al riguardo (premi Nobel inclusi) non sono citate: neppure per essere contestate.

Almeno a ora, la sezione relativa non riporta nulla al riguardo, e la cosa è contro le linee guida che richiedono che opinioni in minoranza siano riportate con il rilievo corretto (minimo in questo caso, perché la minoranza è minima, ma non nullo). Al solito, Lottieri si è però dimenticato di fare nomi e ho dovuto mettermici io. A parte la vecchia storia di Rubbia, immagino si riferisca a John Clauser. (Apprezzerete che io abbia scelto un link a suo favore, spero). Non so se notate un fil rouge: Rubbia è un fisico teorico delle particelle, Clauser un fisico quantistico. Sicuramente grandi scienziati, ma la loro “conoscenza locale” della climatologia sarà probabilmente superiore alla mia ma ben lontana dall’essere a tutto campo. E allora che diavolo c’entra Hayek? Chiaramente nulla, almeno per quanto riguarda l’organizzazione di Wikipedia. Spero che a quella voce si aggiunga un capoverso sulle attuali teorie non mainstream, che tra l’altro mi pare siano cambiate nel tempo (prima si negava il contributo antropico, ora si dice che non è rilevante e comunque le variazioni che vediamo sono normali se non ci si limita a considerare gli ultimi 150 anni), ma anche se ci sarà non credo Lottieri sarà contento.

Termino pensando male e facendo peccato. Ora il Giornale è della famiglia Angelucci che ha sicuramente il dente avvelenato contro Wikipedia. Aspettatevi tanti altri articoli così.

Aggiornamento: mi è stato fatto notare che esiste la voce Controversia sul riscaldamento globale. Se però non c’è un collegamento diretto dalla sezione della voce principale,come fa il povero utente (io o Lottieri) a trovarla?

Ultimo aggiornamento: 2023-08-24 08:27

Alessandro Orsini, Wikipedia e querele

Monday, 19 June 2023 09:22 UTC

Alessandro Orsini è un professore universitario (associato, se non sbaglio). È anche un opinionista televisivo, soprattutto a partire dall’invasione russa dell’Ucraina dove la sua posizione nettamente filorussa lo ha fatto diventare un invitato seriale. Un corollario di questa presenza è che i suoi fan hanno cominciato a cercare di inserire la voce su di lui in Wikipedia.

Ma nell’edizione italiana di Wikipedia ci sono varie regole per definire se qualcosa o qualcuno è da ritenere rilevante e quindi inseribile nell’enciclopedia (nel gergo wikipediano si dice “enciclopedico”). Essere professore universitario non rende enciclopedici. Essere un opinionista televisivo meno ancora. La situazione rimase in stallo finché non si notò che nel 2010 Orsini vinse il Premio Acqui Storia con il suo libro Anatomia delle Brigate Rosse. Il Premio Acqui è considerato rilevante, e per traslato anche Orsini è considerato rilevante come scrittore. Le informazioni sulla sua carriera universitaria e la sue apparizioni televisive appaiono, ma come aggiunte secondarie.

Il problema è che il suddetto libro ha avuto in gran maggioranza recensioni molto negative, che quindi occupavano buona parte del contenuto. (Io non l’ho letto, quindi non posso dare un giudizio personale). Questo non piaceva a Orsini e ai suoi fan, e la voce in tutto questo tempo è stata un campo di battaglia. Siamo arrivati al doxxing, con un amministratore che dalle pagine del Fatto Quotidiano è stato accusato da un utente di nickname Gitz6666 di essere in conflitto di interessi su quella voce e si è dimesso; e giovedì scorso un avvocato ha mandato una PEC a Wikimedia Italia (che non c’entra un tubo, ma questo concetto non è mai entrato in testa) chiedendo la cancellazione, entro 5 giorni, della voce su Orsini che ritiene diffamatoria e informazioni sull’identità di sei amministratori di wikipedia in italiano per sporgere querela per diffamazione nei loro riguardi.

Io non dovrei essere tra i sei, considerando che non sono stato contattato: d’altra parte l’unica modifica che avevo fatto su quella voce era stata sostituire alla frase

In occasione della partecipazione di Orsini ad alcune trasmissioni televisive, suscitano diverse polemiche alcune sue posizioni sul tema dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, in particolare l’idea che l’espansione a est della NATO sia concausa della guerra e le critiche alla debolezza dell’Unione europea.

la frase

Durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022 suscitano diverse polemiche alcune sue posizioni, in particolare l’idea che l’espansione a est della NATO sia concausa della guerra.

dove non mi pare di vedere diffamazione. AD ogni modo Wikimedia Italia ha detto di contattare la Wikimedia Foundation, cosa che immagino sia stata fatta perché in questo momento la voce è oscurata e protetta, e immagino non tornerà mai su Wikipedia in lingua italiana se non per circostanze eccezionali, tipo l’assegnazione del Nobel per la pace. Non ho idea se ciò che voleva Orsini fosse proprio la cancellazione e non la sostituzione con un testo agiografico: ad ogni modo è andata così, e Wikipedia sopravviverà anche senza dire a tutti chi è Alessandro Orsini.

Aggiornamento: (12:15) E invece no, a quanto pare a Orsini bastava che il mondo non sapesse attraverso Wikipedia delle stroncature del suo libro. È chiaro che io non capirò mai la mente umana.

Ultimo aggiornamento: 2023-06-19 12:23

Quanto ci costa la cultura

Tuesday, 23 May 2023 02:51 UTC
la finta fontana di Trevi in Brasile

no, non è quella vera

Nel silenzio generale, il mese scorso è stato approvato il D.M. 161 11/04/2023 del Ministero della Cultura, “Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali”. In pratica, se uno vuole fare una foto di un monumento (non sotto copyright), magari per una pubblicazione accademica, dovrà sganciare un discreto numero di euro al MiC: euro che forse – ma non è detto – basteranno per pagare i funzionari che dovranno far girare tutta la trafila burocratica. Il tutto cercando di convincere il volgo che ce lo chiede l’Europa, dato che il decreto recita tra l’altro

«VISTA la Direttiva (UE) 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico e che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE, recepita mediante il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 177»

Il tariffario è assurdo: non lo diciamo noi di Wikimedia Italia ma l’Associazione Italiana Biblioteche, che nota come per esempio chiedere copie digitali costi il triplo delle stesse copie (nel senso di avere la stessa risoluzione) stampate. Ma soprattutto è un ulteriore tassello per impedire di pubblicizzare i nostri beni culturali. Questo non lo pensa solo il governo: in questi giorni il tribunale di Firenze ha sentenziato che non si può usare l’immagine del David di Michelangelo senza autorizzazione e senza aver pagato i diritti (occhei, in questo caso il tariffario dice 20000 euro: il funzionario se lo pagano), con un ulteriore esborso di 30000 euro per l’editore che «ha insidiosamente e maliziosamente accostato l’immagine del David di Michelangelo a quella di un modello, così svilendo, offuscando, mortificando, umiliando l’alto valore simbolico ed identitario dell’opera d’arte ed asservendo la stessa a finalità pubblicitarie e di promozione editoriale». Non che io capisca perché quei soldi debbano andare alla Galleria dell’Accademia e non a un eventuale fondo statale, ma tant’è.

Mi chiedo solo cosa faranno adesso con la copia della Fontana di Trevi costruita in Brasile… altro che Totò!

L’invecchiamento di Wikipedia

Wednesday, 28 December 2022 03:04 UTC


Questo è un frammento della voce attuale di Wikipedia sulla rete tranviaria di Nizza. Tutto bene, se non fosse per il fatto che la linea 2 è in funzione dal 2019 (sono un po’ più veloci di noi, mi sa).

Non è la prima volta che mi è capitato di trovare voci create e poi lasciate lì a vegetare senza aggiornamenti. È ovvio che nessuno è obbligato a mantenere a vita una voce: però casi come questo fanno capire che non bisogna mai dare per scontato quello che si trova scritto…

(L’altra faccia della medaglia è la cancellazione immediata dei cosiddetti “recentismi”, aggiunte su fatti del giorno che tra qualche mese saranno giustamente considerati inutili…)

Anglofilia

Wednesday, 21 December 2022 10:04 UTC

Per comprensibili motivi, io ricevo la rassegna stampa su Wikipedia e Wikimedia. È un po’ sgarrupata, nel senso che devo scartare tutti gli articoli che hanno semplicemente una foto (giustamente) accreditata a Wikimedia Commons, ma va bene così. In genere trovo dai 10 ai 20 articoli: oggi ce n’erano ben 71, quasi tutti dedicati al nuovo “portale enciclopedico” russo presentato ieri e quasi tutti copiati più o meno verbatim dal lancio Adnkronos. Le testate più oneste lo segnalano, le altre fanno finta di niente.

Gli unici fuori dal coro sono stati quelli di Tag43, che hanno intitolato “La Russia prende le distanze da Wikipedia, ecco Znanie”. Naturalmente Znanie in russo significa “conoscenza”, esattamente come l’inglese Knowledge. Solo che evidentemente lo stagista di Adnkronos ha preso un lancio in lingua inglese, l’ha tradotto e non ha pensato che forse i russi non avevano usato un nome inglese per il loro portale; e tutti gli altri stagisti dei quotidiani hanno copincollato il lancio d’agenzia senza farsi troppe domande, che presumo non siano compatibili coi miseri emolumenti che prendono. A questo punto però tanto valeva fare gli autarchici e scrivere che si chiamerà “Conoscenza”, no?

Io non ho nessuna idea di quale sia la linea editoriale di Tag43, ma ho molto apprezzato come hanno trattato questa notizia.

Ultimo aggiornamento: 2022-12-21 11:04

Come farsi aggiornare la voce Wikipedia su di sé

Wednesday, 21 December 2022 03:04 UTC

Emily St. John Mandel è una scrittrice canadese nota per i suoi libri Stazione Undici (credo che ne abbiano fatto anche una serie tv, ma è un campo in cui non mi addentro) e Mare della tranquillità. Qualche giorno fa ha scritto un tweet chiedendo chi poteva intervistarla… per poter far sì che nella sua voce su Wikipedia (in inglese, in quella italiana non era nemmeno scritto che era sposata) che era divorziata. In qualche ora Slate ha pubblicato un’intervista dal titolo che dice “Un’intervista del tutto normale con la scrittrice Emily St. John Mandel” e catenaccio “Solo per chiedere all’autrice di Station Eleven e Sea of Tranquility che ha fatto quest’anno, tutto qui”. E in effetti la voce di en.wiki è stata immediatamente aggiornata. In realtà non serviva nemmeno l’intervista: almeno fino ad oggi, la spunta blu di Twitter è una verifica dell’identità della persona, e quindi la prima fonte che attestava il divorzio è stato quel tweet, sostituito poi dal link all’intervista.

Per quanto la cosa vi possa sembrare stupida (e sicuramente è sembrata tale a Mandel), Wikipedia funziona così. Un’affermazione deve avere una fonte affidabile, e nessuno può sapere se l’utente che scrive “Emily St. John Mandel è divorziata” è effettivamente Mandel o qualcuno che vuole fare uno scherzo. Leggendo il thread su Twitter, però, mi sa che il contributore che le ha detto che “occorreva una fonte comparabile” ha fatto un po’ di casino: come ho scritto, quello che conta è una fonte affidabile che si possa citare con tranquillità.

Un’ultima curiosità: nell’intervista a Slate, Mandel scrive che vedersi ancora definita sposata (si è separata ad aprile dal marito, e il divorzio è stato concesso a novembre) “was kind of awkward for my girlfriend”. Ieri BBC ha scritto un articolo in cui affermavano che si erano offerti anche loro di intervistare Mandel. Com’è, come non è, nel loro articolo quella frase non c’è :-)

Inventori farlocchi del tostapane

Monday, 21 November 2022 03:04 UTC

Adam Atkinson mi ha segnalato questo articolo della BBC in cui si racconta come per dieci anni la voce inglese sul tostapane indicava come suo inventore una persona inesistente di nome Alan MacMasters. A quanto pare, durante una lezione universitaria il professore sconsigliò gli studenti di usare Wikipedia come fonte, facendo l’esempio della voce “toaster” dove si diceva che l’inventore era un tale Maddy Kennedy. L’Alan MacMasters reale era uno di quegli studenti, e un suo amico modificò la voce indicando come inventore appunto “Alan Mac Masters”. Il guaio è che poco dopo il Daily Mirror osannò MacMasters come un grande inventore scozzese, e le citazioni continuarono a crescere, anche perché MacMasters creò una voce sul suo inesistente omonimo con tanto di fotografia (ovviamente ritoccata per farla sembrare ottocentesca). MacMasters fu addirittura proposto come personaggio da raffigurare nelle banconote scozzesi, anche se a quanto pare la Bank of Scotland ebbe dei dubbi e lo scartò. Solo poco tempo fa un ragazzino ebbe dei dubbi sulla biografia di MacMasters e mise in moto le squadre wikipediane di verifica, che hanno scoperto la burla.

E in Italia? MacMasters non è mai stato inserito nella voce, ma nel 2018 un anonimo aggiunse il seguente capoverso:

nel 1897 Carlos Decambrè, inventò il ”tost” che si diffuse in tutta europa. questo tost veniva fatto con del pane normale, prosciutto,tacchino e diversi formaggi. Esso garantiva un buon pranzo per i nobili perchè all’epoca i salumi e i formaggi era cibo considerato da ricchi.

Peccato che le uniche occorrenze in rete del cognome Decambrè siano del tipo “Carlos Decambrè inventò il tostapane”, ovviamente senza fonti perché scopiazzature da Wikipedia senza chiaramente citarla. Questo a parte il fatto che se mi fosse capitato di vedere un’aggiunta sgrammaticata simile l’avrei cassata al volo perché senza fonti attendibili…

“contrafforte volante”?

Monday, 4 July 2022 02:04 UTC

Premetto che ho molti amici traduttori :-) (e un paio di loro sono anche tra i miei ventun lettori… ma ovviamente non sto parlando di loro). In un libro (tradotto dall’inglese) che ho appena letto ho trovato a un certo punto scritta l’espressione “contrafforte volante”. Ora, come penso molti di voi io so più o meno cos’è un contrafforte, ma l’ultima volta che ne ho sentito parlare sarà stato all’inizio del liceo, cioè 45 anni fa (per me che sono anzyano: your mileage may vary). Tra l’altro manco sapevo come si dica in inglese “contrafforte”: sono andato a cercare e ho scoperto che è “buttress”. Una rapida ricerca mi ha fatto trovare la voce di Wikipedia in inglese “flying buttress”: l’ho aperta, ho controllato qual è il nome della versione in italiano e ho scoperto che si dice “arco rampante”. (Ok, a questo punto il mio neurone ha tirato fuori il disegnino dei contrafforti ad archi rampanti, ma questa è un’altra storia)

La mia domanda è semplice. È possibile che un traduttore trovi scritto “flying buttress”, traduca parola per parola, e non si renda conto che il sintagma in italiano non ha senso? È possibile che non gli sia mai venuto in mente di usare Wikipedia in questo modo non standard ma utilissimo per la terminologia tecnica? (E comunque anche Wordreference riporta la traduzione).

Fino al 15 giugno il Ministero della Cultura (MIC) ha indetto una consultazione pubblica sul Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale:

la visione strategica con la quale il Ministero intende promuovere e organizzare il processo di trasformazione digitale nel quinquennio 2022-2026, rivolgendosi in prima istanza ai musei, agli archivi, alle biblioteche, agli istituti centrali e ai luoghi delle cultura statali che possiedono, tutelano, gestiscono e valorizzano beni culturali.

Ho letto le linee guida per la circolazione e il riuso delle immagini, e ho capito che la linea del MIC – “cacciateci i soldi” – non è cambiata di una iota. La cosa peggiore è che il piano pare essere un patchwork: le sue premesse sono assolutamente condivisibili, ma nella fase di assemblaggio qualcuno ha ben pensato di disattendere tali premesse per una presunta capacità di ottenere ricavi.

Tanto per essere chiari: non c’è nulla di male se il MIC vuole creare e vendere degli NFT a partire dalle opere che ha in cura. Io non riesco a capire perché uno vorrebbe mai avere un NFT, ma è evidente che c’è gente che invece li vuole; e allora che li si faccia e li si venda. Tanto quelli sono per definizione entità non copiabili, o se preferite uniche. I problemi sono altri. Per esempio,l’avere un sistema NC (non commerciale) per default sui contenuti in pubblico dominio, cosa che è incompatibile con i progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Il tutto con una “licenza” (non lo è, e anche nelle linee guida la cosa viene rimarcata) “MIC Standard” che porterà a risultati parossistici. Mi spiego meglio. Se qualcuno chessò negli USA pubblica una traduzione non autorizzata del mio Matematica in pausa caffè, il titolare dei diritti (Codice Edizioni) può contattare le autorità statunitensi, bloccare la vendita e citare a giudizio il malcapitato editore. Questo perché le leggi sul diritto d’autore sono state (più o meno) armonizzate in tutto il mondo, e quindi i diritti di sfruttamento economico sono tutelati ovunque. Ma se lo stesso qualcuno usa commercialmente un’immagine del Colosseo con l’etichetta – esplicita o implicita – “MIC Standard”, il ministro può strillare quanto vuole ma non succederà nulla, perché dal punto di vista delle autorità USA quell’immagine è nel pubblico dominio. Insomma, gli unici eventuali guadagni arriverebbero dai nostri compatrioti, mentre all’estero potrebbero fare quello che vogliono.

Per quanto riguarda Wikipedia Commons, c’è persino una citazione esplicita:

Il download di riproduzioni di beni culturali pubblicati in siti web di terze parti non è sotto il controllo dell’ente pubblico che ha in consegna i beni (ad es. le immagini di beni culturali scaricabili da Wikimedia Commons, realizzate “liberamente” dai contributori con mezzi propri per fini di libera manifestazione del pensiero e attività creativa, e quindi nella piena legittimità del Codice dei beni culturali). Rimane nelle competenze dell’istituto culturale l’applicazione di corrispettivi per i successivi usi commerciali delle riproduzioni pubblicate da terze parti.

Rileggete questa frase. Ve la traduco in italiano corrente: Wikimedia Commons viene trattata alla stregua di una vetrina pubblicitaria dove l’unico lavoro da parte dello stato è farsi dare i soldi da chi prende da lì del materiale. Come forse immaginate, non è che la cosa ci piaccia più di tanto…

Ah: al MIC non piace proprio la CC0, la licenza che formalizza il rilascio di un oggetto o un’informazione nel pubblico dominio. Infatti (grassetto mio) si legge che

l’uso di dati e riproduzioni digitali del patrimonio culturale per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza, che non abbiano scopo di lucro diretto è libero per legge;

Quindi anche i metadati – a differenza per esempio di Wikidata, dove tutti gli elementi presenti hanno licenza CC0 – sono sotto una licenza di tipo NC. La digitalizzazione dei metadati è insomma qualcosa che si può fare solo per offrirlo poi gentilmente al MIC che sicuramente ci farà tanti soldi. Che gioia, vero?

L’età dei personaggi pubblici

Tuesday, 17 May 2022 02:04 UTC


Magari qualcuno si può chiedere perché l’anno scorso GQ ha pensato di dedicare un articolo a Stefania Rocca per il suo… quarantaseiesimo compleanno. A parte Valentino Rossi, il 46 non è che dica molto, non è mica il quarantadue! Se questo qualcuno è curioso, però, magari dà un’occhiata all’URL dell’articolo e scopre che c’è scritto “stefania-rocca-50-anni-rock”. In effetti, ricordare il cinquantesimo compleanno ha molto più senso, su questo non ci piove. E in effetti si fa in fretta ad andare sull’Internet Archive e vedere che l’articolo originale si intitolava “Stefania Rocca, i primi 50 anni di un’anima rock”.

L’altra settimana, però, la signora Rocca e/o il suo agente hanno deciso che il passato era passato, e quindi l’età della signora Rocca è di soli 47 anni. Per posti come GQ ci devono essere argomenti molto convincenti per fare riscrivere un articolo pubblicato l’anno scorso; su Wikipedia la cosa potrebbe sembrare banale ma in realtà è un po’ più complicata, come potete vedere. Mi è stato riferito (ma potrebbe essere una malignità…) che l’agente in questione ha mandato alla Wikimedia Foundation un codice fiscale della signora Rocca dove risulta il 1975 come data di nascita… ma il codice fiscale in questione corrisponde a un maschio e non a una femmina.

Ad ogni modo, la signora Rocca non è certo l’unica persona a cercare di inserire su Wikipedia una data di nascita diversa da quella che era sempre stata considerata tale in passato. Il primo caso che mi viene in mente è quello del mago Silvan (simsalabim!), ma anche Elisabetta Sgarbi, come già scrissi, afferma di essere nata nel 1965 come anche riportato dalla Treccani: il talento della signora Sgarbi si notava fin da ragazza, considerando che ha conseguito la laurea in farmacia nel 1980… Avevo anche segnalato alla Treccani che nel sito c’era stato uno scambio di caratteri, e il 1956 che è la data di nascita della signora Sgarbi era diventato 1965, ma non mi hanno mai risposto. Non so se Wikipedia abbia più errori della Treccani, ma sicuramente correggerli è più semplice!

Cina, Wikipedia e copyright

Thursday, 12 May 2022 10:12 UTC

Probabilmente non ve ne sarete accorti, visto che la notizia è passata solo su Wired (dove il titolista fa ancora fatica a distinguere Wikipedia da Wikimedia…) e CorCom: per il terzo anno consecutivo la Cina ha bloccato l’ingresso del movimento Wikimedia come osservatore in WIPO, l’agenzia delle Nazioni Unite che ha lo scopo di incoraggiare l’attività creativa e promuovere la protezione della proprietà intellettuale nel mondo. Dopo due anni in cui Wikimedia Foundation ha inutilmente cercato di essere accreditata, stavolta le richieste sono state fatte da alcuni capitoli nazionali (Francia, Germania, Messico, Svezia e Svizzera oltre all’Italia), e la richiesta esta stata portata al Comitato Permanente sul Copyright e i Diritti Connessi (SCCR) di WIPO. Niente da fare: come le altre volte, la Cina ha dichiarato he anche i capitoli Wikimedia locali sono complici nel diffondere disinformazione. Negli anni passati il dito veniva puntato contro Wikimedia Taiwan, indicato come eterodiretto dalla Foundation: quest’anno direi che non c’è nemmeno stato bisogno per i cinesi di cercare di spiegare quale disinformazione sul copyright cinese viene propagata da Svezia o Messico. A questo punto Nicaragua, Bolivia, Venezuela, Iran e Russia hanno colto la palla al balzo e fatto rinviare la decisione sull’accreditamento per mancanza di unanimità.

Anche ammettendo che Wikimedia Taiwan faccia opera di disinformazione assoldando persone che scrivano sulle varie edizioni linguistiche di Wikipedia, resta il punto di partenza. Qui stiamo parlando di un comitato che parla di copyright e diritti connessi – cosa che ci ha sempre visti coinvolti come Wikimedia Italia. Essere membri osservatori non ci avrebbe per definizione dato il diritto di voto, ma ci avrebbe permesso di far sentire meglio la nostra voce su temi di cui ci occupiamo da sempre. Invece nulla da fare, e questo per ragioni prettamente politiche e indipendenti dal tema istituzionale. Non che ci aspettassimo chissà cosa, ma resta un peccato…

Ultimo aggiornamento: 2022-05-12 12:12

Su Valigia Blu, Bruno Saetta spiega la decisione della Corte di Giustizia europea su una richiesta da parte della Polonia (fatta nel 2019…) a proposito dell’articolo 17 dell’ormai famosa direttiva copyright. La Polonia chiedeva che fossero abolite le norme per cui i fornitori di servizi digitali devono attivarsi per fare in modo che nei loro servizi non siano disponibili opere in violazione dei diritti d’autore, o in subordine, se queswto non fosse tecnicamente possibile perché l’articolo non sarebbe rimasto in piedi, abolire tutto l’articolo. La ragione della richiesta era semplice: per controllare preventivamente tutto il materiale postato dagli utenti, i fornitori di servizi sarebbero stato costretti ad applicare sistemi di filtraggio automatico, cosa che sarebbe andata contro il diritto alla libertà di espressione e di informazione degli utenti.

La Corte di Giustizia europea ha respinto la richiesta, e quindi le cose restano come ora. È però importante capire come ha giustificato la sua decisione, perché si scoprono molte cose. Innanzitutto, il filtraggio preventivo è in effetti una limitazione al diritto alla libertà di espressione e di informazione degli utenti; quello che fa la direttiva è trovare un punto di compromesso tra questi diritti fondamentali e quelli dei proprietari dei contenuti. Attenzione: diritti dei proprietari, non degli autori! Saetta ricorda tra l’altro che se le aziende del copyright ci tengono a precisare che anche loro difendono i diritti fondamentali – un caro saluto a Enzo Mazza, già che ci sono… – il relatore ONU per i diritti culturali ha fatto presente che nel campo della proprietà intellettuale i diritti fondamentali sono solo i diritti morali, vale a dire affermare che l’opera è mia. E questi diritti, a differenza di quelli economici, non sono trasmissibili.

La seconda cosa da notare è che proprio perché si afferma che c’è una limitazione ai diritti degli utenti si ammette implicitamente che il filtraggio automatico è imposto dalla direttiva: altrimenti il problema non si porrebbe. Eppure, come leggete per esempio qui, l’ineffabile relatore Axel Voss aveva twittato dicendo che questo era una falsità e che quindi non ci fosse più motivo per non approvare la direttiva. (Come? il tweet originale non esiste più? Ah, signora mia, che vergogna! Non ci si può fidare di nessuno!) Vabbè, ma tanto questo lo sapevamo già.

Seguono infine i paletti (o se preferite, le garanzie) a tutela degli utenti finali: dalle segnalazioni dei titolari dei diritti che devono essere circostanziate (insomma, non basta dire “avete roba mia”) al non dover bloccare i contenuti leciti (e una parodia è un contenuto lecito) a un meccanismo di reclamo funzionante se qualcuno cancella del materiale che riteniamo essere lecito. Ma soprattutto, i fornitori non hanno alcun obbligo di sorveglianza generale dei contenuti immessi dagli utenti. Non sono loro a dover giudicare se un contenuto è stato caricato illegalmente, ma i giudici.

Il tutto funzionerà? Probabilmente no. Quello che pare certo è che al momento le uniche implementazioni della direttiva che rispettano questi principi sono l’austriaca e la tedesca. Quella italiana no, ma non lo sono neppure la francese e la spagnola che pure dicevano di essere stati bravissimi. Aspettatevi altri ricorsi…

Che ne sapete del Digital Services Act?

Tuesday, 26 April 2022 10:04 UTC

La scorsa settimana il trilogo ha approvato una formulazione più o meno finale per il Digital Services Act, che assieme al gemello Digital Market Act rappresenterà la regolamentazione dell’Unione Europea per i servizi digitali. Anche Wikipedia ne sarà toccata; stasera alle 21:30 chiacchiererò con Marco Schiaffino nella trasmissione di Radio Popolare Doppio click. Spero di sapervi dare qualche notizia… i documenti ufficiali non sono infatti ancora stati pubblicati.

Ultimo aggiornamento: 2022-04-26 12:36

Truppe d’assalto a Wikipedia

Friday, 1 April 2022 02:04 UTC

Dopo il caso Orsini è arrivata la nuova campagna contro la fascistissima Wikipedia. Da mercoledì sera la casella di posta dei comunicati di Wikimedia Italia ha ricevuto questi messaggi.


– Stefano V.:
Salve, leggo che Wikipedia è un Enciclopedia libera, quindi mi spiega perché della porcata sulla pagina della Strage di Odessa? Perché dopo 8 anni avete cambiato proprio ora? Ha una spiegazione a questo?


– E. Bosisio:

Buonasera,

Ritengo vergognosa la manomissione della pagina Wikipedia riguardante il rogo avvenuto nel 2014 nel palazzo dei sindacati ad Odessa.

Sono stati rimossi i riferimenti ai carnefici, cioè i gruppi paramilitari nazionalisti e nazisti ucraini, che poi influenzeranno la vita politica del paese.

Spero venga ristabilita la verità nella pagina.


– Rossella C.:

Vergognatevi


– vitojc.:

Reclamo in allegato: hanno manipolato la Vostra pagina. Non riceverete più contributi se mantenete e continuate falsificazioni storiche. [l’allegato è un’immagine con doppio screenshot della voce, “prima” e “dopo”]


Il tutto a quanto ho capito è partito da un post Facebook di La fionda, ripreso da L’antidiplomatico.

Cosa è successo? Per avere un’idea, ecco alcune versioni della voce.

&diamond prima versione, novembre 2020, con il nome “Rogo di Odessa” (e non certo filoucraina)

&diamond aprile 2021, subito prima della sua rinomina, fatta senza nessuna discussione da un utente con la motivazione “Rinomino in strage, come viene riportata su numerose fonti attendibili”; le fonti diverse nella voce erano tre e usavano rispettivamente “strage”, “rogo”, “incendio”. (differenze)

&diamond Fine 2021, prima dell’escalation che poi ha portato all’attacco russo (differenze)

&diamond 21 marzo 2022, prima di un’aggiunta di altre notizie e del ritorno al nome originale. (differenze)

&diamond versione del 30 marzo 2022, quella attuale al momento in cui scrivo (differenze)

Insomma: è un po’ difficile affermare che in otto anni si è cambiato solo ora, visto che la voce ha due anni e che aveva preso quel nome dieci anni fa. Nella versione attuale, qualunque sia il titolo della voce, a me pare che siano chiare le responsabilità dell’Ucraina nel cercare di insabbiare l’operato dei neonazisti, e il Pravyj Sektor è regolarmente citato. Ma non vale la pena spiegare le cose ai signori di cui sopra, che non credo abbiano alcun interesse a leggere davvero cosa c’è scritto: altrimenti si sarebbero accorti che nella pagina web dove si trova l’indirizzo a cui mi stanno scrivendo è specificato che Wikimedia Italia non ha alcun controllo sulla voce. (Non starete mica pensando che ci sia qualcuno che dica “scrivete a press, così vi farete ascoltare!”?)

Un’ultima chicca. Non sono molte le versioni di Wikipedia che hanno una voce al riguardo, anche quella inglese ne parla all’interno degli scontri del 2014. Però c’è quella russa, che si intitola Пожар в Одесском доме профсоюзов, cioè incendio al palazzo dei sindacati di Odessa. Evidentemente i nazisti si sono infiltrati anche lì, con la scusa che la Russia sta bloccando l’accesso a Wikipedia lasciando liberi i nazisti russofoni all’estero di vandalizzarla…

aggiornamento: (7 aprile) stanotte alle 2:20 ha scritto all’indirizzo di Wikimedia Italia un tal “ivan tighi” (google non mi ha dato nessuna occorrenza, quindi scrivere nome-e-cognome non dovrebbe essere un problema di violazione di privacy) cominciando con “Caro Jimmy,” (e scrivendo in italiano, ça va sans dire). Magari capite perché non rispondo nemmeno più: se uno è convinto di scrivere direttamente alla Wikimedia Foundation è inutile cercare di spiegargli come funzionano le cose.

Ultimo aggiornamento: 2022-04-07 08:45

No, Orsini non è stato “oscurato” da Wikipedia

Saturday, 26 March 2022 10:00 UTC

Sono più di vent’anni che esiste Wikipedia, e più di vent’anni che almeno i nostri giornalisti non hanno ancora capito come funziona. (Oppure che non gliene importa un tubo, o ancora che pensano che mettere Wikipedia in un titolo porti più visualizzazioni e quindi più soldi…) Prendete questo articolo del Corsera e guardate il titolo: quello che si può capire è che Wikipedia ha oscurato la voce su Alessandro Orsini perché “ha detto cose scomode” o qualcosa del genere.

La verità è un’altra. Fino all’altra settimana, nonostante l’evidente narcisismo di Orsini, non esisteva nessuna voce di Wikipedia su di lui: insomma, non se lo filava nessuno. Dopo che il Messaggero l’ha – se non ho capito male – censurato, i suoi solerti seguaci hanno scambiato Wikipedia per un social network e hanno cercato di creare la sua fanpage, che è stata regolarmente e immediatamente cancellata in tutte le sue incarnazioni dai nomi improbabili (“Alessandro Orsini (giornalista)”, “prof Alessandro Orsini”…). Tutto qua.

La vera domanda è un’altra. Orsini è da considerarsi “enciclopedico”, cioè una personalità rilevante, secondo le regole di Wikipedia? Beh, probabilmente sì. Nel 2010 vinse infatti il Premio Acqui Storia che dovrebbe essere importante – uso il condizionale perché non è il mio campo, e non per nulla io non sono nemmeno entrato nella discussione che si sta avendo al riguardo. In questo caso, non appena il polverone mediatico si sarà posato, immagino che la voce su di lui verrà scritta, e queste polemiche saranno riportate con la corretta enfasi come per esempio nel caso di Donatella Di Cesare. La censura insomma non c’è, checché ne pensino i solerti seguaci di cui sopra e forse anche l’estensore dell’articolo…

Ultimo aggiornamento: 2022-03-26 11:00

Dopo il primo articolo della scorsa settimana riguardo alla voce sull’invasione dell’Ucraina, ieri è stato pubblicato sul digitale (e credo oggi sul cartaceo) un articolo più completo (putroppo riservato agli abbonati).

Lasciamo da parte il fatto che continuino a parlare della fantomatica “Wikipedia Italia” (e dire che invece c’è “Wikipedia in lingua russa”… non riesco a capire quale sia per loro la differenza): evidentemente non ci arrivano. Partiamo invece dalle buone notizie: le affermazioni di Ruthven (il wikipediano intervistato dal giornalista) vengono riportate correttamente. Da questo punto di vista insomma non c’è nulla di cui lamentarsi. Quello che io ho trovato interessante è leggere nemmeno troppo tra le righe la posizione del gruppo GEDI, che è chiaramente antirussa. Insomma, il problema non mi parte tanto che Wikipedia sia o non sia un news media quanto che venga ritenuta non allineata con la scelta di campo di Elkann…

Poi vabbè, c’è il solito peana per la Treccani, dove «sono state aggiunte molte più informazioni di quelle che hanno trovato spazio, nelle tre settimane successive all’inizio del conflitto, su Wikipedia Italia.» Ho guardato ieri pomeriggio la voce relativa: ieri pomeriggio c’erano venti righe, dove tra l’altro si dice che «la Russia ha avviato una “operazione militare speciale” nel Paese, invadendo la regione di Kiev». In effetti hanno usato un punto di vista ancora più neutrale di quello wikipediano :-)

Martedì avrò parlato per una ventina di minuti con il giornalista che ha pubblicato questo articolo, e un altro wikipediano che era più addentro di me avrà ancora aggiunto qualcosa: eppure l’articolo afferma che è stata “Wikipedia Italia” a pubblicare la sua voce sull’invasione russa dell’Ucraina. Sono più di quindici anni che cerchiamo di spiegare che esiste Wikipedia in italiano (o se preferite in lingua italiana) e non Wikipedia Italia, ma niente da fare, non riusciamo a fare entrare il concetto.

Ma la cosa che mi lascia (e mi aveva lasciato martedì) più perplesso è un’altra: l’incredulità perché la versione italiana di Wikipedia era l’unica che non aveva una voce sull’invasione e si limitava a una bozza, incredulità che si avvicinava a una bocciatura piena del modello it.wiki. Basta vedere la terminologia: la voce italiana “appare sicuramente più scarna”, e non per esempio “è sicuramente più minimale”, con un aggettivo più neutro. (Per la cronaca: dire che la voce “è rimasta praticamente nascosta agli occhi dei lettori” è corretto, ed essendo io tanto buonino non mi lamento neppure per il grassetto). Scrivere di una guerra in corso è qualcosa di estremamente scivoloso: le notizie si susseguono e non c’è la possibilità di verificarle in modo indipendente. Certo, che ci sia stata un’invasione è fuori d’ogni dubbio, così come altre notizie. Certo, la struttura stessa di Wikipedia permette di emendare eventuali errori. Ma guardiamoci in faccia: è forse Wikipedia un news media? Evidentemente no. Ci sarebbe al più Wikinotizie, ma non se lo fila nessuno. Non vedo insomma nessun guaio se si evita di scrivere di tutto e di più su questa guerra: tanto ai lettori non mancano certo altre fonti a cui rivolgersi. Potremmo al più dire che si va su Wikipedia per cercare un punto di vista neutrale, che fino a martedì sera mancava; ma proprio perché io opero da una vita su Wikipedia vi posso assicurare che pur con le migliori intenzioni di tanti contributori non è affatto detto che su temi come questo si possa raggiungere l’oggettività in tempr reale.

Mi resta solo un dubbio: perché questa stroncatura specifica arrivi da un giornalista, che in fin dei conti ha tutto da guadagnare nel non essere in concorrenza su Wikipedia a riguardo di questo tema. Mah…

No, Wikipedia non è il tuo spot pubblicitario

Friday, 28 January 2022 03:04 UTC

Premetto che in questo post non scriverò nulla che possa farvi risalire alla persona in questione. (Ok, con un minimo di ricerca uno ci può arrivare lo stesso. Ma il mio scopo non è mettere alla berlina una persona bensì un ragionamento).

Una voce di Wikipedia è stata aggiornata dicendo che è stata apposta una targa commemorativa della persona di cui la voce tratta, con collegamento a un sito dove si racconta il perché e il percome della cosa. Fin qui nulla di male. Da un po’ di tempo, la persona che ha fatto mettere la targa sta cercando di aggiungere all’interno della voce che “L’iniziativa della targa è stata presa da [Nome Cognome]” e io (ma non solo io: semplicemente quella è una delle voci che di solito controllo) tolgo quella frase. La persona in questione insiste, scrivendo nell’oggetto della modifica frasi come «on capisco perché continuate a cancellare una informazione importante della bio. Sono giorno che sto provando ad aggiungere, in fondo, che l’iniziativa a targa è stata curata da [Nome Cognome]. Come potete leggete nell’articolo (nota numero 4).» Non pago di questo, è andato a cercare qui sul blog il modulo per scrivermi, mi ha mandato un messaggio su Instagram ed è andato a chiedere al mio editore come contattarmi. Presumo mi abbia scritto anche su Facebook, ma è dal 22 che non mi collego, visto che non ho tutta quella voglia di attivare la 2FA. (Ah: la mia politica è di non rispondere fuori da Wikipedia alle cose di Wikipedia: non tanto per non mischiare i flussi ma perché le risposte non sarebbero pubbliche. No, non ha mai scritto su Wikipedia, né sulla mia pagina utente né sulla pagina di discussione relativa a quella voce. D’altra parte in questo momento è bloccato in scrittura su quella singola pagina con motivo “Wikipedia è un’enciclopedia, non un modo per farsi pubblicità a costo zero. Al lettore interessa sapere che è stata posta una targa. Poi se vuole apre il link con la fonte.”, quindi la risposta ce l’ha già).

La mia domanda, ammetto retorica, è “ma tu, caro [Nome Cognome], credi davvero davvero davvero che importi a qualcuno che non sei tu sapere chi ha fatto mettere una targa commemorativa? E se è così, non facevi prima a scriverlo in fondo alla targa in questione?”

The Ludwig Wittgenstein Project

Friday, 21 January 2022 03:04 UTC

Dal primo gennaio 2022 le opere di Ludwig Wittgenstein sono nel pubblico dominio, almeno in Europa. Sì, nonostante tutti i lacci e lacciuoli – tra qualche giorno magari vi racconto qualcos’altro al riguardo – cose come queste capitano ancora. Per festeggiare, un gruppo internazionale di traduttori ha creato The Ludwig Wittgenstein Project, un progetto per tradurre le opere del filosofo tedesco e pubblicarle con licenza libera. (Nel caso non lo sapeste, se le opere di un autore sono sotto copyright non è possibile tradurle liberamente, perché il copyright copre anche i diritti di traduzione) Noi di Wikimedia Italia abbiamo contribuito finanziariamente al progetto, e ne siamo fieri. (Che poi io non leggerei mai Wittgenstein, ma è il principio che conta!)

I 4 minuti più lunghi della mia vita

Saturday, 21 August 2021 16:58 UTC

Quest’anno Wikimania, la conferenza internazionale dei progetti Wikimedia, cancellata nel 2020 e riproposta in una chiave completamente rivista nel 2021, ha avuto un relatore in più. 😀

Il mio intervento si è tenuto in una sessione riguardante le collaborazioni tra Wikimedia e università insieme alla prof.ssa Maristella Gatto, con cui organizziamo i progetti universitari ad Uniba. È stato difficile condensare in 10 minuti 280 studenti e tante ore di lavoro, ma ce l’abbiamo fatta.

La sessione pre-registrata è andata abbastanza bene, complici anche i numerosi tentativi e fallimenti fatti in mattinata (ecco qui spiegato il titolo del post). Forse me la sono cavata peggio con le domande live, ma è pur sempre il bello della diretta!

Parlando dell’evento in generale, ho avuto modo di partecipare a qualche altra sessione ed è stato divertente incontrare altri Wikimediani da tutto il mondo, in particolare ho molto apprezzato il confronto con gli altri organizzatori di Wiki Loves Monuments nel mondo.

Il sistema usato però (che non era software libero) non mi è piaciuto molto, l’ho trovato parecchio disorientante e dispersivo. Tirando le somme, penso che se fosse stato organizzato meglio avrei potuto fare molte più conversazioni interessanti. Spero prima o poi di poter partecipare ad una Wikimania di persona!

Se avete piacere a vedere il mio intervento, trovate il video sopra. Qui invece c’è un po’ di materiale utile. Non sono riuscito a recuperare, invece, la registrazione del doppiaggio in tempo reale in Arabo, Francese, Tedesco, Spagnolo, Russo e Cinese che Wikimedia Foundation ha messo a disposizione per diversi eventi della conferenza, compreso il mio!