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Oggi dopo essere stat* fermat* per più di 3 ore al Checkpoint di Piazza di Pietra a Roma da Digos e Forze "dell'ordine", bloccati, senza libertà di spostamento ed espressione, le attiviste e gli attivisti hanno guadagnato il proprio diritto inalienabile a comunicare, a rivendicare la libertà del popolo palestinese, raggiungendo Palazzo Cipolla dove era in esposizione la mostra di Bansky.
WAR, CAPITALISM & LIBERTY da Banksy a Noi
Una Mostra per il Boicottaggio Culturale di Israele
Mostriamo la vile GUERRA perpetrata da Israele nei confronti del popolo palestinese.
Mostriamo il CAPITALISMO che affoga ogni movimento di protesta contro l'oppressione israeliana e che corrompe i cuori di chi se ne rende complice.
Mostriamo la LIBERTÁ che rivendichiamo per tutti i palestinesi che ne sono privati.
Proprio come Banksy, che con le opere realizzate nei territori palestinesi comunica pensieri, messaggi di lotta che i media mainstream non vogliono mostrare, corrotti da un sistema che li rende legati alle lusinghe israeliane, così noi vogliamo superare le barriere dell'opportunismo capitalistico, opporci all'Apartheid israeliana e mettere in luce le contraddizioni delle sue politiche.
Da una parte Israele commette quotidianamente ingiustizie e crimini contro i palestinesi che si battono contro l’occupazione, limitandone le libertà, tra cui quella di espressione e culturale, uccidendo ed imprigionando, anche attraverso la pratica illegale della detenzione amministrativa (senza processo né accusa, rinnovabile indefinitamente a discrezione del giudice militare).
Arresta giornalisti, insegnanti, studenti, lavoratori e lavoratrici della conoscenza, come Mohammed Abu Sakha, clown palestinese della scuola di circo di Ramallah, arrestato nel dicembre 2015 e trattenuto senza accusa e senza processo per sei mesi. La pena è stata poi prolungata di altri sei mesi. (Sono oltre 7000 i prigionieri e le prigioniere politiche palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra cui 400 minori, oltre 1000 in detenzione amministrativa).
Dall’altra promuove un immagine liberale e pulita del paese, attraverso Brand Israel, una campagna di propaganda lanciata dal Ministero degli Esteri nel 2009, che opera attraverso il finanziamento diretto e indiretto di esponenti, compagnie, progetti artistici e culturali disposti a tacere sulle continue violazioni dei diritti umani e della legalità internazionale del loro governo.
Come la compagnia di danza Batsheva, sponsorizzata dal governo israeliano come ambasciatrice della cultura e invitata al Ravenna Festival, dedicato quest'anno a Nelson Mandela, in stridente contrasto quindi con chi è stato sempre un oppositore dell'Apartheid e sostenitore della causa palestinese. Sue le parole: ''la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”.
Qual'è la vera faccia di Israele? Quella filantropica di sostegno alla cultura o quella abominevole di repressione indiscriminata di ogni libertà ed espressione culturale? …e se succedesse anche qui? Quale dignità ha una società che reprime, contiene, limita, uccide, arresta insegnanti, studenti, artist*, giornalist*, ricercatrici e ricercatori, lavoratori e lavoratrici della conoscenza?
Chiediamo la liberazione immediata di Mohammed Abu Sakha e di tutti i prigionieri e le prigioniere politiche palestinesi. Invitiamo tutt* ad unirsi alla campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) nei confronti di Israele finché non rispetterà i diritti dei palestinesi e il diritto internazionale.
BDS Roma | Laboratorio Metropolitano di Cultura Indipendente
Attivisti e Attiviste al Fianco della Resistenza Palestinese
"Se ci laviamo le mani nel conflitto fra i potenti e i deboli, ci schieriamo con i potenti, non rimaniamo neutrali" -- Opera di Banksy a Gaza